La Stampa, 5 maggio 2017
Filippo in pensione a 96 anni saluta tutti con una battuta
In una Gran Bretagna scossa dalla Brexit e con le elezioni alle porte la riunione di tutto lo staff reale convocata ieri mattina, di buon ora a Buckingham Palace, ha scatenato il panico. La regina Elisabetta abdica. Anzi no si tratta della salute di suo marito. Ma la foto su Twitter del principe Filippo che partecipa all’inaugurazione di un campo da cricket il giorno prima, in ottima forma, scongiura una cattiva notizia. Anche se il «Sun» per dieci minuti lo aveva dato per morto. E così i ligi funzionari della Corona si affrettano a far uscire un comunicato: «Sua Altezza reale il duca di Edimburgo ha deciso che non avrà più impegni pubblici a partire dall’autunno di quest’anno. Nel prendere questa decisione, il duca ha il pieno sostegno della regina».
Filippo, a giugno 96 anni, si ritira dunque a vita privata. Basta bagni di folla, cerimonie pubbliche, strette di mano. Basta gaffe, per cui è noto. Già sei anni fa, al compimento dei 90 anni e prima di un intervento al cuore, aveva confessato: «Penso d’aver fatto la mia parte».
Lei «The Queen» continuerà nel suo lavoro anche se si sentirà più sola senza Filippo, «la mia forza e il mio sostegno», come lo ha definito. D’altronde l’ipotesi dell’abdicazione sembrava impossibile non solo per il momento complicato, causa Brexit, ma anche perchè Elisabetta ha sempre detto che intende morire con la corona in testa. Diversa la situazione per suo marito Filippo che la corona non la ha mai avuta e che per tutta la vita ha dovuto abituarsi a vivere sempre un passo dietro alla moglie. E come ricordano molte biografie non autorizzate e la fiction Netflix «The Crown» soprattutto all’inizio (70 anni fa) non è stato certo facile. E ieri, consegnando un onorificenza, ha scherzato: «Non mi reggo più in piedi».
Filippo è nato a Corfù il 10 giugno 1921, principe di Grecia e di Danimarca, cresciuto in Inghilterra, di religione ortodossa, convertito all’anglicanesimo al momento delle nozze, il 20 novembre 1947, con la ventunenne Elisabetta che sei anni dopo diventerà regina. Ufficiale dal carattere focoso e autoritario, non riusciva proprio a entrare nei panni del «marito di» e cercò inutilmente di trasformare la dinastia Windsor in Windsor-Mountbatten, cognome che è la traduzione in inglese di Battenberg. «Sono l’unico uomo che non può dare il proprio cognome ai figli!», si sarebbe lamentato Filippo con un amico secondo le indiscrezioni contenute nel libro di Sally Bedell Smith. Ma Winston Churchill si oppose con forza convincendo la regina. Ed è stato questo il momento più buio della coppia reale tanto che prima della nascita di Andrea la regina spinse per rivedere la questione arrivando a un compromesso: i discendenti a cui non spetta il titolo di altezza reale avrebbero potuto essere chiamati Mountbatten-Windsor. E la principessa Anna firmò sul registro nuziale con il doppio cognome.
Il tempo ha spento i rancori e le incomprensioni (oltre alle voci su presunte scappatelle di lui) e oggi tutti giudicano l’unione tra la regina e il principe un successo. Hanno affrontato i divorzi patinati dei figli, l’«annus horribilis» (1992), la morte, nel 1997, della principessa Diana, che a Filippo era notoriamente antipatica. «Puoi onestamente guardarti allo specchio e dire che la relazione fra Carlo e Camilla non aveva niente a che fare con il tuo comportamento verso di lui?», scrisse in una lettera alla nuora rivelata dalle memorie del maggiordomo di lady D. Paul Burrell.
Filippo è stato infaticabile nel suo ruolo di ambasciatore della «Firm» (è patrono, presidente o membro di 780 associazioni benefiche) e anche le sue ripetute gaffe in giro per il mondo alla fine sono state accettate con indulgenza e simpatia come un tratto «umano» che lo avvicina alla gente. Nel 1986, l’uscita durante una visita in Cina in cui il principe sconsigliò ad alcuni studenti britannici di rimanere troppo a lungo in Asia: «Altrimenti vi verranno gli occhi a mandorla». Durante un ricevimento a Buckingham Palace nel 1999, a un distinto signore di colore chiese: «Da quale Paese esotico viene?». «Birmingham, Gran Bretagna», rispose l’ospite senza fare un plissè. Il premier britannico, Theresa May, gli ha espresso la sua «profonda gratitudine» per il sostegno «costante» alla regina Elisabetta II e per il suo «servizio al Paese».