Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  maggio 05 Venerdì calendario

Fuga di giovani dalle primarie. L’effetto Renzi è già esaurito

Comunicati ieri a più di tre giorni dalla chiusura dei gazebo, i dati ufficiali delle primarie – che hanno fatto scendere Renzi dal 70 al 69 per cento e portare Orlando a sfiorare il 20 e Emiliano l’11 – non hanno mutato sostanzialmente le dimensioni quantitative della vittoria del leader Pd, che avrà quasi certamente una sua maggioranza autonoma in grado di controllare l’assemblea del partito. Ma quella di cui si discute è la composizione qualitativa del voto: e ieri uno studio dell’autorevole Istituto Cattaneo ha spiegato perché Renzi non abbia in realtà molto da festeggiare, a parte la riconferma alla segreteria, e debba fare i conti con una disaffezione dell’elettorato giovanile che non promette nulla di buono per le prossime elezioni politiche.
L’«effetto Renzi», che si era manifestato fortemente alle elezioni europee del 2014 in cui il Pd superò il 40 per cento, in pratica si è esaurito. Questa è la conclusione del Cattaneo, ricavata incrociando il calo di un terzo della partecipazione alle primarie rispetto alla volta precedente e l’analisi delle fasce d’età degli elettori: solo per dare un’idea, nel 2007, all’atto della fondazione del Pd da parte di Veltroni, solo un terzo dei votanti alle primarie aveva più di 55 anni, mentre ora sono quasi due terzi, il 63 per cento. A prendere parte alla vita del partito sono rimasti i suoi elettori tradizionali, mentre i giovani o si sono allontanati o non vengono attratti dalle proposte di Renzi.
La questione dell’età dei militanti o dei simpatizzanti di per sé non sarebbe decisiva, se non ci fosse stato il calo sensibile dei partecipanti alle primarie, quasi un milione in meno, motivato, certo, in parte dalla data del voto che cadeva nel mezzo di un ponte vacanziero, ma legato anche alle conseguenze della sconfitta del 4 dicembre. Forse è proprio in quella riforma rifiutata dal 60 per cento (e tornando alle fasce giovanili, in alcuni casi dall’ottanta per cento) degli elettori che il leader riconfermato dovrebbe andare a cercare le ragioni delle difficoltà di una rimonta che si annuncia impervia. Anche perché i sondaggi rivelano che tra i ragazzi è il Movimento 5 stelle a spopolare, e gli ultimi dati Istat sulla disoccupazione rivelano che in crescita è soprattutto la categoria dei senza lavoro ultra cinquantenni. In altre parole: il Pd non riesce ad esercitare protezione sugli elettori più vicini per età e non riesce a penetrare tra quelli più giovani.