Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  maggio 05 Venerdì calendario

Meno minuti in campo, così Zidane gestisce CR7

Non calcia quasi più le punizioni. Una volta, guai se un compagno gliene contendeva una: finiva incenerito, o addirittura nel cono d’ombra. E ormai lo vedi di rado piombare da lontano con rumore del tuono, per quelle sue progressioni da 50 metri con stoccata finale in porta. Né parte più da sinistra o da destra, ormai preferisce battere la zona centrale, la via più breve per l’area della cuccagna.
Passano gli anni, ormai sono 32, e Cristiano Ronaldo ha dovuto imparare a gestire meglio un fisico sollecitato in modo brutale, perché il suo è sempre stato un tipo di gioco basato sulla forza esplosiva, e da almeno tre lustri: è alla quindicesima stagione da professionista. Non a caso nelle ultime campagne di scricchiolii ne aveva avvertiti parecchi, e sempre dalla gamba sinistra, quella d’appoggio, lentamente scardinata dalle torsioni violente e dalle entrate dei difensori: ecco gli infortuni muscolari al bicipite femorale, e chiusure di stagione al lumicino delle forze, non a caso nelle due finali di Champions vinte dal Real nel 2014 e 2016 arrivò allo stremo, incidendo solo minimamente. Fino al grave stop degli ultimi Europei, giocati praticamente da fermo fino all’incidente in finale, con stiramento del legamento collaterale del ginocchio, sempre il sinistro, e due mesi di riposo. Nel frattempo al Madrid è arrivato Zinedine Zidane, e con lui il preparatore italiano Antonio Pintus, e la gestione di Cristiano è cambiata. Meno minuti, e non è stato facile farglielo accettare, perché lui vuole giocare sempre e per 90’. Quest’anno è partito tardi per via dell’infortunio di Parigi (esordio alla terza giornata di Liga, 66 minuti e un gol all’Osasuna) poi, fino a febbraio inoltrato ha saltato partite qua e là (quattro di Copa del Rey e tre di Liga, in Champions invece sempre in campo, ci mancherebbe), altre volte è stato sostituito prima del 90’ (in passato sarebbe stato un sacrilegio), poi da aprile è iniziata la vera operazione Champions: come molti altri titolari, CR7 ha saltato tre partite contro Leganes, Sporting Gijon e Deportivo La Coruna, non è stato proprio convocato, e lo stesso dovrebbe accadere domani col Granada. Non a caso, poi, in tre partite contro Bayern e Atletico Madrid ha segnato otto gol, e altri ne promette da qui alla finale di Cardiff.
A proposito: tra club (Sporting Lisbona, Manchester United e Real) e nazionale portoghese, in 15 stagioni da professionista Cristiano ha disputato 853 gare ufficiali, segnando 595 gol. E non c’è davvero null’altro da dire.