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 2017  maggio 05 Venerdì calendario

«Così ho trovato l’ancora della Pinta di Colombo»

Il cacciatore di tesori Darrell Miklos: “La mia guida? La mappa spaziale tracciata dall’astronauta Cooper nel ’63”. Ma l’attribuzione non è certa Spazio, giorno imprecisato del 1963. A bordo della missione Nasa Mercury- Atlas 9 l’astronauta Gordon Cooper, detto “Gordo”, comincia ad annotare qualcosa. Sta dando vita a una mappa del tesoro spaziale, come la definirà poi chi ne entrerà in possesso, capace di tracciare dall’orbita terrestre una sorta di cartina per ritrovare strane presenze di metallo in mezzo all’oceano, relitti per lo più, forse uno di quei mille vascelli spagnoli scomparsi all’epoca dei grandi conquistatori. A 77 anni, due prima di morire per malattia nel 2004, Cooper consegna tutti i suoi file a un amico cacciatore di tesori, Darrell Miklos. E così Miklos inizia a ricomporre la mappa, a unire quegli appunti graficamente confusi, finché individua un particolare reperto al largo di Turks e Caicos, ai Caraibi: quella che si pensa possa essere una delle ancore appartenute a Cristoforo Colombo, lo scopritore del Nuovo Mondo.
Una storia incredibile, costruita su alcuni fatti ma anche su molte incognite. «Certo, è affascinante – commenta la professoressa Elisabetta Airaldi, una dei massimi studiosi italiani di Colombo, autrice di diversi saggi tra cui Da Genova al Nuovo Mondo (Salerno) – ma i dubbi restano. È vero che la scienza oggi permette tecniche di datazione all’avanguardia, ma è difficile stabilire se quell’ancora sia davvero appartenuta a lui. Quello che posso dire è che sì, in quella zona lui transitò. Lo dicono i documenti, da storica mi baso su quelli. Però va anche aggiunto che nei suoi quattro viaggi sono state spedite numerose navi. E successivamente sono centinaia quelle passate da lì». In attesa di prove certe – il relitto sarà analizzato nei prossimi mesi – resta il fascino di una scoperta ottenuta grazie a una mappa del tesoro spaziale. Nel frattempo, il percorso di Miklos e della sua squadra sarà raccontato sul canale Usa Discovery Channel, nella serie di documentari Cooper’s Treasure.
Sul tesoro rinvenuto – composto anche da rampini, pezzi di ceramiche, vasi e altri oggetti di origine spagnola – per ora gli storici non si sbilanciano; ma si crede che l’ancora possa essere realmente datata tra il 1492 e il 1550. L’attrezzo ha un peso stimato di oltre 500 chili e potrebbe essere appartenuto alla Pinta, una delle mitiche navi della flotta di Colombo con cui navigarono i fratelli spagnoli Vicente Yáñez e Martín Alonso Pinzón. E che fu affondata da un uragano nel 1501.
Certo, sulla credibilità delle “mappe del tesoro” spaziali di Cooper restano dei dubbi. Ma il cacciatore Miklos è certo del loro valore. Per esempio, spiega l’esploratore, Cooper dall’orbita terrestre annotò delle coordinate che poi, nel 1985, corrisposero esattamente all’area dove fu ritrovata la nave spagnola di Atocha (XVII secolo) dal valore di 450 milioni di dollari. L’astronauta, mentre era in missione, annotò tutto e consegnò i suoi taccuini all’amico Darrell: «Se mi succede qualcosa – disse – assicurati di finire quello che non sono stato in grado di finire». Trovare il tesoro. Miklos è sicuro di averlo scovato: «È là sotto. E grazie a quelle strane mappe venute dallo spazio potremmo ritrovare anche oro, argento e pietre preziose».