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 2017  maggio 05 Venerdì calendario

«Sarò io l’amica geniale», il casting a Scampia per Elena Ferrante in tv

NAPOLI Non sanno chi siano, Lila e Lenù. Di quei romanzi della Ferrante che hanno stregato l’America e raccontato al mondo un’altra Napoli, e un altra Italia, non conoscono nulla. Di amicizia e scure rivalità, però sì. E anche di sogni, quelli dei loro giorni.
Sara usa la parola “shooting” a 8 anni, e in classe non parla mai di lavoro. Basterebbe quel suo sguardo guizzante a far capire perché: «Sennò poi gli amici antipatici parlano, informano la maestra, io mi confido solo con Federica, stiamo sempre insieme». Anche la piccola Sabrina, figlia di un operaio edile e di una casalinga dell’hinterland, ha lingua sciolta e una sorella-rivale: «La scuola mi piace, ma non tanto. Dentro, mi hanno chiesto se vengo sgridata e io ho detto che mi fregano le bugie». Carmen, a nove anni, è già reginetta di bellezza: «Ho vinto una borsa di studio per frequentare corsi di moda». Invece Riccardo, di 11, a fare il mattatore non ci pensa proprio: «Voglio fare il professore di storia. Ma mamma mi ha fatto una testa così con la Ferrante, e allora per divertimento ci provo».
Le due di pomeriggio, viale della Resistenza, Scampia. Sole tiepido sul cortile sfilacciato di un vecchio edificio comunale. Sono lunghe le attese per il primo casting aperto, quasi en plein air, per la serie tv tratta dalla saga in 4 volumi de L’Amica geniale, amata in Italia, ma ormai venerata da molte star del cinema Usa, produzione Fandango con Wildside, regia di Saverio Costanzo. «A che numero siamo?», chiede una mamma, ormai in canottiera. E l’addetta: «Stiamo al 98 del terzo blocchetto di prenotazioni, colore verde». Ma le ragazze corrono, gli adulti stanno sui tablet, c’è verde, silenzio e l’orizzonte largo di luce e spazi che le periferie sanno aprirti, a dispetto di ogni abuso. «Uè fermatevi, scendete da lì! Le altalene sono fuori uso. Ma ‘ste mamme se li guardano o no i figli?», si sgola Renzo, vecchio combattente degli alloggi popolari della 167, che non starebbe male tra le comparse delle puntate ambientate negli anni Cinquanta, primo volume.
Saranno almeno cinquecento “aspiranti”, in mezza giornata. Tra le prime ad arrivare c’è Vincenza, nonna a neanche 50 anni, zoccoli e tuta azzurra da lavoro. «Addetta alle pulizie nella Asl. Mio figlio ventenne ha fatto la comparsa in Gomorra di Sky, guadagna un po’ di euro. Così il più piccolo, Peppe, di 16, adesso vuole tentare con quest’altra fiction e l’ho accompagnato. Ma io non so neanche di che si tratta. E non è che c’ho tanto la testa. Ma che roba è?». Un velo d’ombra, ma cupa, è l’unico indizio che fa pensare alla Magnani di Bellissima.
«Ho tre figli, anche la più grande ha due bambini piccoli e vengono tutti a mangiare da me», stempera con una risata mentre fuma.
Martina e Sabrina hanno capelli lunghissimi e a 8 anni indossano bizzarre calzette a rete. Perfette per un talent tra baby. Invece ti spiazzano. «Noi vogliamo fare le poliziotte. Qui c’è pure bisogno, fare inseguimenti, portare via i cattivi». Mamma Federica, artigiana, conferma orgogliosa: «Da Scampia non ce ne siamo mai voluti andare. Dopo tanti travagli sta pure migliorando». Una folla composta e curiosa. Bamboline sveglie che vengono dai Quartieri Spagnoli e studiose allieve di Casalnuovo, ragazzotti di scarso rendimento con ottimi cognomi della città-bene e ballerine adolescenti. I pazienti genitori le hanno accompagnate anche da Casaluce, da Benevento. Ma laureate come Alessia e disoccupate come Angela usano le stesse parole, per spiegare questa “giornata particolare”: «Un gioco, e un tentativo. Tutto fa esperienza, ti fa crescere, conoscere gente». Francesca, architetta, madre di Maja, invece sta lì «perché quei romanzi li ho amati moltissimo. Vi ho trovato la storia del Sud, e coincideva con i racconti di mia madre, ma era letteratura».
«A che stiamo, coi numeri?», la voce è di un uomo. È un agente di polizia che tra le Vele ci è piombato tante volte per le retate, «ma stavolta accompagno la mia nipotina. Facciamoli sognare. E non scriva il nome, per c ortesia, ho avuto troppi “clienti”da queste parti».
Chiara, quasi 11 anni, volto irregolare e bello, scappa emozionata dopo il provino. «Mi hanno chiesto di restare, non ho fatto solo la foto come gli altri. Che cosa mi piace? Harry Potter, il film, il libro, tutto. Il mio mito è Emma Watson». Carmen, invece, a dieci anni ha il portamento di una modella consumata. «Sì, da grande farò questo». E chissà se tra quei tablet e quegli anfibi, tra quei panini e lo zaino buttato a terra, si nascondono davvero i volti di Lila e Linù, Lina Cerullo ed Elena Greco, i nomi di quelle protagoniste amiche e rivali per sessant’anni, entrate di diritto nell’immaginario. Scende la sera, e un po’ di disillusione. Mi prenderanno? Marciapiedi sbrecciati, le ragazzine sono stanche ma ancora ciarliere. Nel libro, Lila dice a un certo punto, parlando con Lenù: «Se non c’è amore non solo inaridisce la vita delle persone, ma anche quella delle città».