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 2017  maggio 01 Lunedì calendario

Clampco, la super nicchia delle luci estreme installate dai climber su torri e grattacieli

Vicenza

Sulla torre Unicredit, sulla Isozaki e la Hadid, ovvero sui grattacieli più alti d’Italia che hanno ridisegnato lo skyline di Milano brillano le lampadine Clampco. Così come sulla più grande centrale termoelettrica del Mondo che si trova in Egitto. Che siano mega impianti petrolchimici in mezzo al mare, le centrali o i super grattacieli, un pezzo di Italia si illumina lì in cima, nella sommità, per segnalare un ostacolo. Non sembra ma quelle lucette rosse sono un concentrato di tecnologia. Lampadine che non si possono “scassare” spiega Pierangelo Lodolo, capo delle operations e direttore commerciale. Lampadine che se si rompono non sono semplici da aggiustare. «Ci sono dei climber che si arrampicano sulla sommità, ma nei casi delle torce di un petrolchimico non è che si possa spegnere l’impianto per farci salire una persona a fare manutenzione». E quindi Clampco oltre a delle lampade performanti, a grappolo (ridondate si dice in termine tecnico) per supportare l’eventuale guasto di una delle luci, si è dovuta inventare anche sistemi automatici di manutenzione. Una super nicchia quella dove opera la società fondata a Basiliano (Udine) nel 1989, che ha chiuso il 2016 con un fatturato di 5 milioni di euro, e un team di 25 persone composto da ingegneri, progettisti, tecnici. E che fa parte del Gruppo Calzavara. Una famiglia di innovatori che per esempio si è inventata il camuflage delle “orribili” antenne per le telecomunicazioni.

All’inizio la divisione doveva fare altro, sistemi di aggancio, ma poi tra la produzione di “pezzi di ferro” che tenessero insieme i cavi preferirono la strada meno battuta dei segnalatori di volo. Le lampadine rosse per l’appunto. Questi sistemi servono per comunicare nel volo notturno un ostacolo e quindi sono poste sulle strutture a sviluppo verticale (grattacieli, eliporti, ciminiere, gru, ponti grattacieli, pali eolici, torri per le telecomunicazioni, ponti). Lampade a cui sono richiesti particolari requisiti di robustezza, affidabilità ed estrema semplicità nella manutenzione, che devono poter svolgere la loro funzione in un ambiente aggressivo, con una protezione antideflagrante. «Sono dispositivi posizionati su tutti i potenziali ostacoli al volo che possono dover operare 24 ore al giorno senza mai fermarsi – dice Lodolo – subendo escursioni termiche dai –50 ai +200 gradi, il cui ruolo è fondamentale per la sicurezza degli aeroplani. I progetti comprendono anche tutte le specifiche per la produzione di quadri elettrici per gli impianti luce, batterie di comando e segnalazione, prodotti speciali in esecuzione antideflagrante e armature illuminanti per le segnalazioni». La società opera in tutta Europa (Russia esclusa), Middle Est, Far East (a parte India e Cina) e Nord America ed esporta l’80% di quello che produce. «Si tratta di sistemi molto innovativi che hanno quindi un mercato in cui siamo veramente in pochi», dice Lodolo. Clampco ha iniziato ad esistere per fornire la sua casa madre, il Gruppo Calzavara appunto. Se le lucette rosse sono la tecnologia, infatti, Calzavara è noto per aver abbellito i cosiddetti elettromostri. Cioè i vecchi tralicci che con la loro presenza incombente, sono alti 70 metri, rovinano il paesaggio naturale, ma pure quello metropolitano. Calzavara ha messo il design nei ripetitori per le telecomunicazioni travestendoli da alberi: palme, cipressi e altre piante, talmente simili a quelle reali che gli uccelli ci nidificano, confondendoli per alberi veri. Nascondere strutture in acciaio dentro oggetti di design non era operazione semplice. Anche qui la sola bellezza non bastava. L’azienda ha cominciato dieci anni fa con i cosiddetti “alberi traliccio” per poi portare questa operazione nelle città, anche qui infatti la presenza delle antenne può devastare l’ambiente urbano. L’azienda di Udine è arrivata così a vestire le sei torri mosaico presenti all’Expo e che hanno garantito il sistema di telecomunicazioni. Ma prima di giungere a Milano, Calzavara, 19 milioni di fatturato nel 2017, si era fatta conoscere in giro per il mondo in Oman, Arabia Saudita, Cile e Perù. Le antenne sono strutture tecnologiche e complesse: wireless, ponti radio, reti cellulari, fisse, radiomobili private (Pmr) e di diffusione radiotelevisiva. «Bisogna garantire sempre la migliore trasmissione del segnale – spiega l’ad Marco Calzavara – e quindi occorre conoscere molto bene le proprietà dei materiali, acciaio, alluminio, policarbonato. Le nostre strutture inoltre sono sottoposte a durissimi stress ambientali, perché le temperature oscillano dai meno 30 ai più 50 gradi». La nuova sfida per l’azienda di Basiliano si chiama ora Dicecell, una antenna, alta tra i 10 e i 15 metri, bella da vedere e altamente tecnologica, nata per migliorare l’esperienza urbana dei cittadini. Le Dicecell infatti, oltre a migliorare la capacità della rete mobile, offre dei servizi integrati come la ricarica per smartphone, l’illuminazione pubblica, posteggi per biciclette elettriche e delle panchine riscaldate. Presentate al Mobile World Congress di Barcellona, le prime dicecell verranno realizzate in Italia, Milano e Roma dovrebbero essere le prime città a ospitarle.