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 2017  maggio 01 Lunedì calendario

Arnault: «Cresceremo anche con la crisi nuove acquisizioni, il potere alla famiglia»

Bernard Arnault, che dal 1989 è direttore generale nonché principale azionista del gruppo Lvmh, racconta i motivi che lo hanno spinto alla nuova operazione su Dior. La sua famiglia deterrà presto il 47% del gruppo Lvmh. È questo l’obiettivo principale dell’operazione che è stata annunciata martedì scorso?

«È piuttosto una conseguenza del passaggio di Dior Couture a Lvmh, e una mossa che testimonia la fiducia che riponiamo nel potenziale di lungo periodo del gruppo Lvmh e dell’economia francese. A dispetto dei rischi che pesano sull’economia mondiale: tassi d’interesse molto bassi, banche centrali che elargiscono crediti facili a piene mani, Borse euforiche che sfidano ogni logica, rischi geopolitici, ascesa del protezionismo… Oggi il denaro per gli investimenti quasi te lo regalano, ed è pericolosissimo. Ma gli alberi, per quanto possano crescere, non arrivano mai a raggiungere il cielo: a lungo andare una crisi sarà inevitabile. Lvmh ha già attraversato delle crisi e saprà affrontare anche la prossima. Tuttavia, ho fiducia che nel lungo periodo l’economia mondiale continuerà a crescere e il tenore di vita a migliorare. E per i nostri marchi questo rappresenta un’opportunità».

Una congiuntura piena di rischi, che tuttavia le permette di lanciare un’Opa per incrementare la sua partecipazione in Dior…

«Una mossa che il mercato richiedeva da anni, e che ha tante più più probabilità di successo quanto più le quotazioni in Borsa sono elevate. È da due mesi che ci lavoriamo. La congiuntura attuale ci è favorevole: per la prima volta da quando sono alla guida del gruppo, Lvmh gode di prestiti a tassi negativi».

Lei afferma di avere fiducia nell’economia francese, eppure all’estero il Paese dà un’immagine diversa di sè.

«La Franci offre tante opportunità. Incontro molti imprenditori dinamici e pieni di idee. La vitalità dei nostri imprenditori è stata a lungo tenuta a freno da un ambiente normativo restrittivo e una fiscalità penalizzante. Emmanuel Macron, che potrebbe essere il futuro presidente, renderà possibili maggiori assunzioni, maggiori investimenti e una maggiore crescita per la Francia».

Per finanziare l’Opa su Christian Dior il gruppo Lvmh cederà la sua partecipazione in Hermès, pari all’8,5%. Le dispiace dover rinunciare alla possibilità di incrementare la sua sua presenza in quel marchio?

«Il nostro investimento in Hermès era dettato da logiche finanziarie.Conservare a lungo degli investimenti puramente passivi non rientra più nella nostra logica. Tanto più che l’andamento in Borsa di Hermès si è molto rafforzato».

Adesso che il denaro ha costi così bassi, LVMH prevede forse altre acquisizioni?

«Il denaro costa poco, ma non credo che ciò durerà per anni. Quando in Europa i tassi di interesse torneranno a crescere dovremo preoccuparci per le imprese e gli Stati. Pur approfittando dei tassi contenuti, noi non siamo assuefatti al debito. Ho sempre creduto che LVMH dovesse mantenere un tasso di indebitamento limitato. Ogni quattro o cinque anni realizziamo un’acquisizione importante, e con il passaggio di Dior Couture (dopo quello di Bulgari e Loro Piana) a LVMH non facciamo che mantenere il ritmo. A noi, inoltre, interessano solo imprese di primo piano, e il loro numero è limitato».
Riportare sotto lo stesso tetto Dior Couture e Dior Parfums era un suo obiettivo da quando lei aveva assunto il controllo di LVMH. La mossa annunciata martedì rappresenta dunque una consacrazione personale?

«Si tratta piuttosto di un traguardo per Dior. Noi riuniamo ciò che Dior ha creato. La prima sfilata della maison, che si tenne nel 1947, si svolse avvolta nella fragranza Miss Dior. Alla fine degli anni Sessanta Boussac fu costretto, per motivi finanziari, a vendere i profumi alla Moët-Hennessy. Adesso che entrambi i settori fanno parte del gruppo LVMH, coordinarne l’immagine e la gestione del marchio sarà più facile, e ci permetterà di semplificare la nostra attività».

Affiderebbe Dior ad un unico dirigente che si occupi sia dei profumi che della moda a livello mondiale, come già fate in alcuni Paesi con “One Dior”?

«È un modello che già esiste, e lo avete sotto gli occhi: One Dior sono io (ride). Seguo molto vicino le attività della moda e dei profumi Dior».

Tre dei suoi figli lavorano nel gruppo, e due di loro vi occupano un ruolo di amministratore. L’aumento della vostra quota rappresenta forse un modo per consolidare il legame tra il gruppo e la famiglia?

«All’interno del gruppo i ruoli vengono assegnati in base alle competenze. E questo vale anche per i familiari. Le nostre azioni Lvmh rappresentano una parte significativa del patrimonio familiare Arnault. E in un’ottica patrimoniale, abbiamo pensato che portare la nostra quota dal 35 al 47% fosse positivo. Ritengo essenziale che ad assicurare la solidità del gruppo nel lunghissimo periodo siano i suoi azionisti. È determinante che la famiglia mantenga il controllo sul gruppo. È importante per Lvmh ed è importante per la Francia. Del gruppo fanno parte aziende che sono legate al nostro Paese da generazioni. Addirittura dal XIV secolo. Lvmh rappresenta la Francia nel mondo. Non dimentichiamo, inoltre, che Lvmh assume ogni anno in Francia più di 3mila persone».

La famiglia è essenziale alla continuità di Lvmh?

«A differenza di Bill Gates e Mark Zuckerberg, non credo nell’abbandonare il controllo familiare di un’impresa per motivi filantropici (che negli Usa sono, di fatto, motivi fiscali). A differenza di quanto accade nelle imprese tecnologiche, Lvmh si basa su marchi e prodotti eterni. Tra un secolo continueremo a bere Dom Pérignon, Château Yquem e Château Cheval Blanc, ma non sono così sicuro che ci serviremo ancora degli smartphone. Il successo del gruppo Lvmh, la sua stabilità e quella della sua dirigenza è dovuta in parte al suo carattere familiare».