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 2017  maggio 01 Lunedì calendario

Cucinelli: «In Borsa cinque anni da record»

Brunello Cucinelli voleva governare la crescita, ma da quando si è quotato 5 anni fa l’azienda che porta il suo nome ha raddoppiato i ricavi e il titolo in Borsa ha triplicato il suo valore. Con una performance del +207% è stata la miglior matricola dell’ultimo quinquennio e il titolo che è cresciuto di più nel panorama del lusso mondiale. E ppure Cucinelli non ha cambiato filosofia, continua a progettare una crescita garbata «del 10% all’anno», non rinuncia al made in Italy, anzi al made in Solomeo, e pur di non farsi travolgere dalla frenesia dell’e-commerce ha deciso di lasciare il partner di sempre Ynap, e riportarsi in casa le attività online. Obiettivo: umanizzare il web. Governare i tempi «L’attesa di un pacco è un modo di assaporare l’acquisto, un po’ come il Natale – dice Cucinelli – vogliamo curare la consegna, renderla speciale, mandarti le ciliegie che abbiamo colto, un biglietto scritto a mano, e far sì che anche l’esperienza dello shopping online sia come quella del negozio». Cucinelli se lo può permettere perché lo scontrino medio degli ordini online è di 1.400 euro, ma a prescindere da questo il gruppo ha sempre curato anche i minimi dettagli per fare la differenza. L’imprenditore non accetta di farsi dettare il tempo dal mercato o dalle mode (come il see now buy now, compra dopo la sfilata). Per questo le sue collezioni sono contemporanee, ma non eccentriche, e per lo stesso motivo non ha accettato fin dal collocamento di stravolgere il ritmo dell’industria per piegarlo a quelli della finanza. «Ai tempi dell’Ipo mi hanno detto fai un bagaglio a mano che andiamo una settimana in road show negli Usa così facciamo prima a spostarci racconta – ho detto siete pazzi, mi cambio due camice al giorno, come faccio a stare una settimana con un valigino». E ora la Brunello Cucinelli ha l’azionariato ideale, fatto al 60% di fondi pensione Usa con un’ottica d’investimento di medio termine. Tra questi, molti come Fidelity (azionista con il 10%), sono presenti nel capitale fin dal collocamento, anche se poi il road show negli Usa è stato cancellato, perché nel frattempo il libro degli ordini dell’Ipo era già stato coperto diciotto volte. Se ne sono andati invece con una ricca plusvalenza i soci italiani, quelli come Benetton o Zegna che avevano rilevato in Ipo rispettivamente il 2 e il 3%.«Ho incontrato un hedge fund mesi fa – racconta Cucinelli – ho iniziato come sempre a parlare dei piani del prossimo triennio. Mi ha detto, a noi interessa sapere cosa farete il prossimo mese. Gli ho risposto: allora prendiamoci un bel caffè. Ora, quando faccio i roadshow con gli investitori, non programmo più di quattro incontri al giorno, così possiamo discutere a fondo dell’azienda e dei suoi progetti». Piani coerenti Dettare i tempi al mondo della finanza, senza aver paura di non essere costretto a correre per farsi accettare, è stata una mossa vincente, così come quella di raccontare fin da subito piani coerenti con un business fatto di abbigliamento più che di accessori, e di una distribuzione selettiva, sia attraverso monomarca gestiti direttamente, sia con plurimarca di terzi. «Più volte mi hanno chiesto di aumentare gli accessori, che hanno una marginalità più alta, nella collezione – dice Cucinelli ma io voglio restare un marchio di abbigliamento di lusso». E sì, perché Cucinelli è cresciuto anche in anni horribiles del lusso come il 2016, quando la Cina rallentava perché non ha osato troppo con la distribuzione diretta sui paesi emergenti: a marzo si è riportato in casa 4 negozi in Russia investendo solo 7 milioni. In Umbria però l’unico monomarca è e resterà sempre quello nel castello di Solomeo, che l’imprenditore ha ristrutturato con la sua fondazione. «Sono felice di avere un giusto mix tra retail e wholesale – spiega – quando un grande magazzino fa un grosso ordine, anche se ha visto 300 collezioni diverse, o quando vedo i miei prodotti mixati sapientemente con quelli di altri, sembrano più freschi e contemporanei, e noi vogliamo sempre essere contemporanei». Per questo anche in futuro il piano di aperture sarà graduale, e accompagnato in parallelo dal canale wholesale plurimarca, che nel 2016 è cresciuto del 4,2% a quota 195,5 milioni, il 43% del totale. La governance Cucinelli si distingue dalle altre aziende del lusso perché ha una governance chiara e decisa fin dal momento dello sbarco in Borsa. Cucinelli è infatti presidente e ceo, e sovrintende alla produzione di tutte le collezioni. Chi lavora con lui dice che passa il 70% del suo tempo in azienda, e ama controllare anche i dettagli. Detto questo, per ogni funzione dell’organizzazione aziendale, l’imprenditore si avvale di collaboratori, E lui per primo ha due co- ammini-stratori, Luca Lisandroni (ex Luxottica) e il genero Riccardo Stefanelli. Ma Cucinelli prima dell’Ipo- fatta per allungare la vita dell’azienda, aveva già pensato a un piano di successione per il futuro: una lungimiranza rara nel mondo della moda dove l’imprenditore stilista fa fatica a delegare. «Ho istituito un trust familiare con delle regole semplice e chiare – spiega Cucinelli – per la serenità delle mie figli e della mia famiglia, e per quella dell’azienda. Nel trust c’è tutto scritto come procedere nel caso in cui dovessi mancare, per assicurare la pace e la continuità senza traumi per tutti». Pianificare il futuro Dopo cinque anni di ottimi risultati, l’impegno è che i prossimi cinque proseguano sulla stessa linea: «Cresciamo e cresceremo ma sempre meno veloci di come va il mondo. Negli anni 70 si stimavano 2,5 miliardi di persone, nel 2000 eravamo 5 miliardi ora sfioriamo gli 8 miliardi. La Brunello Cucinelli è presente in 62 Paesi, abbiamo ancora ampi spazi di crescita ma faremo tutto per gradi, senza fretta». Il gruppo, del resto programma gli investimenti nell’arco di un triennio: per fine 2019, gli analisti si aspettano ricavi sopra 600 milioni e utili per oltre 50, l’anno della quotazione che risale al 2012, Cucinelli aveva registrato ricavi per 245 milioni e profitti per 22. «Una delle cose che mi rende più soddisfatto dell’esperienza della quotazione – conclude Cucinelli – sono i consigli che ho ricevuto dagli investitori. E con orgoglio devo ammettere che molti di loro mi hanno chiesto di non cambiare modello di business, e anche per questo il mercato mi ha riconosciuto un premio». Non a caso la piccola azienda umbra, il cui modello di crescita viene giudicato sostenibile dal mercato, tratta a multipli superiori del colosso del lusso assoluto Hermès (tratta a 37 volte gli utili 2017, contro le 38 di Cucinel-li), che ha un fatturato di 12 volte superiore.