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 2017  aprile 30 Domenica calendario

Anche il piccolo Giovanni aveva paura del buio: l’album privato di Falcone

Giovanni Falcone da piccolo per i più piccoli. Escono dall’album di famiglia della sorella Anna, alcune per la prima volta, le foto d’infanzia e giovanili del magistrato assassinato dalla mafia venticinque anni fa.
Foto private, così come privato è l’episodio che ispira Il bambino Giovanni Falcone, il libro per ragazzi che Angelo Di Liberto ha scritto tre anni fa per la piccola casa editrice palermitana :duepunti che nel 2015 ha chiuso i battenti. Ora il libro esce nella collana Contemporanea di Mondadori con la prefazione di Maria Falcone e le delicate illustrazioni di Paolo D’Altan che fanno da contrappunto a una storia piccola, scritta, dice l’autore, «per parlare di Falcone non dal punto di vista del magistrato, ma del bambino. Volevo mettere in evidenza il carattere forte e determinato che Giovanni aveva fin da piccolo, l’educazione ricevuta, improntata al senso dello Stato, l’idea di responsabilità che lo ha sempre caratterizzato».
Sono ormai parecchi i libri che hanno raccontato ai ragazzi la vita di Falcone, a partire da Per questo mi chiamo Giovanni (Rizzoli), bestseller di Luigi Garlando adottato in molte scuole; altri usciranno in occasione dell’anniversario della strage di Capaci (23 maggio 1992). Quello di Di Liberto parte dai ricordi di famiglia, dalle frequentazioni con le sorelle del magistrato, Anna e Maria. La storia racconta quello che può essere considerato il primo incontro di Giovanni Falcone con la mafia. Un incontro che passa attraverso una statuina del presepe in una nicchia della sua camera da letto: il pastore vestito di rosso inquieta Giovanni che ha sette anni e che, come scrive Maria nella prefazione, si sente profondamente turbato per quanto capita fuori casa: «Fuori dalle mura paterne, infatti, a Palermo, si muore per mano mafiosa e il primo pensiero è che la stessa mano possa offendere anche suo padre». Il padre, Arturo, è direttore del Laboratorio provinciale d’igiene e profilassi del Comune di Palermo. Giovanni, dice Di Liberto, «è un bambino ubbidiente, ligio al dovere, volitivo». Ama i romanzi di cappa e spada ma come unica arma ha un bastone che nella sua fantasia diventa una spada, con cui si sfoga abbattendo i rami di un alto ficus che si trova lungo la strada per andare a scuola.
Il racconto, romanzato, è ricco di dettagli reali, come le letture di Giovanni Falcone che, dice Di Liberto, «da piccolo amava Dumas, Hugo, Eugène Sue, ma anche la letteratura marinara, a cominciare da Conrad». Sono reali le figure famigliari nel libro: il padre, la madre, le sorelle, «ma anche la zia Peppina, una vecchia suora che regala i pastori del presepe alla famiglia, e lo zio scienziato matto che aveva studiato a Brera». Così come reali sono le piccole cose che servono a caratterizzare la personalità di Falcone bambino, come gli esercizi per superare la paura del buio «o il senso del dovere che lo costringeva, quando commetteva qualche marachella e la madre lo metteva in castigo su uno sgabello, a rimanere in quella stessa posizione anche quando la mamma si allontanava, a differenza della sorella Maria, che subito approfittava per andarsene». Dal libro, tuttavia, non esce un santino ma un invito, per tutti, a fare le proprie scelte.