Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  maggio 01 Lunedì calendario

I canali del lusso, l’ultima (ricca) stagione della moda

Più la moda è protagonista della Borsa, come dimostrano il blitz di Bernard Arnault su Dior e la crescita vorticosa (+28,6% a tassi costanti) del gruppo Kering, più si percepisce l’inquietudine generata da un mercato sempre più difficile e in fibrillazione continua.
Non è un caso se dopo un decennio di crescita, sostenuta dall’AsiaPacifico e dal Medio Oriente, e dall’apertura ovunque di negozi immensi e lussuosi, comincia a circolare quella che sembra una specie di sentenza: sempre più ci saranno vincitori e perdenti. Anche se gli investitori, nei prossimi tre anni, secondo Deloitte, si aspettano una crescita del lusso tra il 5 e il 10%. Ma a prezzo di riorganizzare, razionalizzare, esplorare con maggior convinzione il mondo sempre più vasto dell’ecommerce dal quale arrivano ogni giorno notizie di alleanze strategiche.
Le mosse
Come quella tra Ynap (Yoox più Net-A-Porter) e la Symphony Investments di Mohammed Alabbar, per creare in Medio Oriente un punto di riferimento delle vendite di lusso online. È il colpo di acceleratore con cui questo colosso ribadisce la propria posizione, per nulla disturbato dall’improvviso interesse su Farfetch, il sito portoghese dove è appena approdata Natalie Massenet (fondatrice di Net-A-Porter), decisa a prendere la rivincita su quella che è stata la sua creatura. Federico Marchetti, ceo di Ynap, ha infatti tagliato corto osservando che i piccoli competitor sono tanti e «comunque Farfetch ha un fatturato circa un decimo del nostro».
È su questo territorio che si combatte la sfida per consolidare gli effetti futuri di marchi e aziende, tanto che ha cominciato a circolare la voce di una nuova iniziativa di Lvhm. Il gruppo starebbe lavorando a una grande piattaforma di ecommerce per i suoi 16 marchi di moda, sette tra orologi e gioielli, e nove di cosmetica.
Naturalmente tutto è ancora al
condizionale, anche ricordando l’esperienza non proprio felice di eLuxury dal 2000 al 2009, ma l’arrivo nel settembre 2015 di Jan Rogers dalla Apple come guida al comparto digitale del gruppo sembra la conferma di un impegno a lunga scadenza.
I presidi
Presidiare ogni spazio possibile diventa l’obiettivo. Patrizia Arienti, responsabile Italia ed Emea Fashion&Luxury per Deloitte, è convinta che online ed esperienza fisica sapranno convivere. «Si sta affermando la versatilità del multichannel che offre risposte differenti alle esigenze dei consumatori. Basta pensare che il 60% continua ad acquistare in negozio, ma trae informazioni da esperienze in rete: bloggers, celebrities, influencers. Per focalizzare l’attenzione su un prodotto le aziende devono muoversi a360 gradi. Questo significa che anche le boutique sono modulate secondo la digital transforma
tion dando vita a ibridi».
Mutano anche proprietà e struttu
re. La tedesca Jab Holding, che fa capo alla famiglia Reimann, ha appena annunciato di aver messo in vendita Jimmy Choo. Marchio di culto delle calzature, ha chiuso il 2016 con un fatturato di circa 424 milioni di euro, registrando un aumento del 14,5% a cambi costanti. Quotato alla Borsa di Londra, lo scorso anno ha visto le azioni salire del 35% portando il valore del gruppo a circa 840 milioni di euro.
Ma la Jab Holding, che fino al 2014 portava il nome di Labelux, potrebbe uscire dalla moda cedendo anche Bally (che dopo un triennio impiegato a organizzarsi ha registrato una crescita del 4% a livello globale) e Belstaff, un originale casualwear di qualità. Con un’improvvisa variazione di rotta, i Reimann si concentrerebbero sulle catene di caffetteria e Coty, la multinazionale di cosmetica della quale hanno il controllo e che, come tutto il settore, è particolarmente indicata per le vendite via internet.
Altri fondi, come Carlyle, private equity americano guidato in Italia da Marco De Benedetti, dopo aver aggregato Twin-Set e Golden Goose, sta pensando a Giambattista Valli, che potrebbe essere acquisito con il suo licenziatario unico, il gruppo Bvm di Marco Bandiera, dando vita a un nuovo gruppo del lusso made in Italy.
Anche Giorgio Armani ha riorganizzato il portafoglio marchi, riducendo, dalla primavera 2018, il numero delle etichette. Le linee Armani Collezioni e Armani Jeans rientreranno in Emporio Armani. Che rimarrà etichetta di riferimento con Giorgio Armani e A/X Armani Exchange. «Stiamo ricalcolando il piano di retail in atto – ha spiegato lo stilista e imprenditore —. Anche per fare chiarezza nella mente del consumatore». Che, sia che compri online, o in boutique, o nei mall, deve prima avere chiaro che cosa cerca.