CorrierEconomia, 1 maggio 2017
Apple: dalle solo un minuto e incassa 325.000 dollari se Mark non ferma l’orologio
La campionessa è Apple: ogni minuto che passa fattura 325 mila dollari e ne guadagna 70 mila. Circa il 50% dei profitti totali realizzati, ogni 60 secondi, dai big del tech esaminati dalla società di analisi Penny Stocks Lab mettendo insieme i dati dell’anno scorso in arrivo dai bilanci della Silicon Valley. Se guardiamo al rapporto tra i due indici, scopriamo che la società guidata da Tim Cook per ogni 4,6 dollari che entrano nelle sue casse solo uno ci resta. Fa meglio, molto meglio Dropbox, la società di cloud lanciata dieci anni fa che oggi riesce a guadagnare 240 dollari al minuto. Cioè più della metà dei 420 dollari che incassa nello stesso lasso di tempo.
Paradossi
Paradossi della Silicon Valley, dove non sempre il successo esibito e percepito equivale a quello reale. Prendiamo Amazon, da sempre considerata una promessa che però ancora non è riuscita ad esprimere tutte le sue potenzialità. È quella con il rapporto tra entrate e profitti più basso: la società di Jeff Bezos guadagna un dollaro ogni 262 che fattura. Gli investitori si fidano lo stesso, tanto che nell’ultimo anno le sue azioni sono passate dai 700 dollari a 900 l’una.
Anche per Facebook, come per Apple, il rapporto
tra guadagni ed entrate si
aggira intorno a un dollaro ogni cinque. In futuro
potrebbe migliorare ancora. Merito dello shopping del fondatore Mark Zuckerberg, che in pochi
anni ha acquisito altri social che stanno iniziando
solo ora a monetizzare. Nel
suo bottino ci sono infatti
due app che hanno cambiato
il nostro modo di utilizzare gli smartphone: il social fotografico Instagram e quello di messaggistica istantanea WhatsApp. È grazie al primo se, da qualche anno a questa parte, scattiamo foto a raffica con i nostri smartphone e, prima di comprarne uno, controlliamo sempre la resa della sua fotocamera integrata. Ed è grazie al secondo se abbiamo iniziato a cambiare il modo di comunicare: meno sms e stop alla crescita esponenziale di email, sempre più messaggi istantanei e vocali. C’è da scommettere che quando i due cominceranno a macinare utili (solo Instagram, secondo le stime di eMarketer, dovrebbe realizzare entrate globali pari a 3,64 miliardi di dollari entro la fine dell’anno) i guadagni di Facebook aumenteranno. Intanto Zuckerberg continua a sfornare novità per conquistare gli utenti: nel corso dell’ultima conferenza degli sviluppatori ha annunciato nuovi strumenti anche per la realtà aumentata e quella virtuale (a suo tempo aveva acquisito anche la società di produzione di visori Oculus). E poi c’è l’applicazione di messaggistica Messenger attraverso la quale si potranno ascoltare e condividere canzoni in arrivo dalla piattaforma di streaming Spotify.
Nel frattempo, i campioni di guadagni restano Apple, Microsoft (che somma anche profitti e guadagni del social dedicato al lavoro LinkedIn, acquisito nel giugno scorso) e Google. Tre società che hanno alle spalle rispettivamente 41, 42 e 19 anni di vita. E con Amazon (che di anni ne ha 21), una cosa in comune: sono tutte state lanciate prima della bolla del tech del Duemila. L’unico altro colosso che potrebbe far parte del gruppo è Yahoo!, fondato nel 1995 ma in crisi da anni. I numeri esibiti nel grafico di Penny Stocks Lab non impressionano: ogni minuto la società fattura 8.800 dollari ma gliene restano solo 2.500.
Proiezioni
Tra i nuovi colossi, invece, è Facebook a primeggiare. Twitter, il suo eterno rivale (quantomeno nelle simpatie degli utenti), non si avvicina nemmeno ai suoi numeri. Anzi, finisce dall’altra parte della barricata, tra i «perdenti»: ogni minuto fattura 1.260 dollari ma ne perde 1.200. Sia la piattaforma di streaming musicale Pandora sia quella di consigli degli utenti su locali e negozi Yelp fanno meglio, pur essendo tra le maglie nere della classifica: ogni minuto che passa perdono «solo» 60 e 15 dollari rispettivamente. L’unico fra i tre che potrebbe salvarsi è proprio Yelp: ora sta cercando di rilanciarsi proponendosi anche come portale di consegna di cibo a domicilio. Twitter, invece, da anni cerca di salvare i suoi conti senza riuscirci. Nemmeno con la più drastica delle soluzioni, la vendita, ma finora tutti i potenziali compratori si sono tirati indietro.
Magari la strategia giusta potrebbe essere quella di cambiare radicalmente. Come ha fatto, con successo, Netflix. Fondato nel 1997 come catena di distribuzione di dvd e videogiochi, è riuscito a salvarsi dal fallimento diventando distributrice e produttrice di contenuti tv su internet. Oggi fattura 8.600 dollari al minuto e ne guadagna 240. Ancora poco, ma in futuro chissà.