Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  maggio 01 Lunedì calendario

Mister President il bilancio è confuso

I primi 100 giorni di Donald Trump alla Casa Bianca si sono chiusi con Wall Street in ascesa. Le quotazioni di S&P 500, Dow
Jones e Nasdaq sono
in rialzo, ma non è
merito del nuovo presidente statunitense. C’era molta attesa per l’annunciata riforma fiscale, così come per la deregolamentazione finanziaria in cantiere, ma il trend rialzista di Wall Street è ben consolidato da tempo. E i mercati non sono esenti da rischi nel medio e lungo termine, molti dei quali legati direttamente a Trump.
Le idee
A Washington è già tempo di bilanci. I primi tre
mesi di Trump, dicono gli
analisti di Morgan Stanley, «sono stati intensi e confusi, ma gli investitori non sono più di tanto spaventati dalla sua amministrazione». Tre sono le speranze degli operatori: riforma del sistema tributario, riduzione delle tasse, più libertà d’azione in ambito finanziario. Quasi incuranti degli ordini esecutivi del tycoon newyorkese, delle controversie geopolitiche con la Corea del Nord e della promessa guerra commerciale, gli investitori stanno scommettendo su Trump e la sua squadra economica, composta dal segretario del Tesoro Steven Mnuchin e dal direttore del National economic council Gary Cohn.
Secondo l’Ubs investor watch, «il 61% degli investitori è ottimista circa le prospettive economiche a 12 mesi, mentre il 91% di loro crede che investire in infrastrutture avrà un impatto positivo sull’economia». Inoltre, sempre secondo l’osservatorio della banca elvetica, «il 66% degli imprenditori di piccole imprese intende investire di più nelle loro attività». Nonostante questo, sta crescendo l’opinione nella comunità finanziaria che proprio per via del programma fiscale diverse imprese possano decidere di posticipare i propri investimenti al fine di trarre vantaggio degli sgravi tributari.
Il sentimento positivo di Wall Street potrebbe scontrarsi anche con la Fed. «Gli investitori danno per certo che diventerà più intransigente con l’accelerazione della crescita americana, soprattutto se le politiche proposte dal presidente Trump innescheranno un boom economico», spiega Steve Donzé, senior macro strategist di Pictet. E considerando che Trump ha il potere di rinnovare il board della Fed, potrebbe optare per scelte che soddisfino i mercati. Come l’economista di Stanford John Taylor, per esempio. Una Fed rinnovata in base alle aspettative di Wall Street però potrebbe perdere di vista l’economia reale, che ancora oggi, come più volte spiegato dal presidente Janet Yellen, non è omogenea né stabile.
Tutto positivo, quindi? No. È proprio sul futuro che ci sono i maggiori dubbi. In particolare, ci sono timori sulla copertura finanziaria della riforma fiscale e sulla sua reale efficacia. Come ha fatto notare Didier Saint-Georges, managing director di Carmignac, «l’amministrazione Trump potrà ritenersi fortunata se la riforma passerà quest’anno, ma anche solo se otterrà la metà di quanto ha richiesto».
Le stime
Finita l’euforia dei primi cento giorni, Trump dovrà attendersi diversi scontri con il Congresso sul piano fiscale. Primo, perché non tutto il partito repubblicano è d’accordo con il programma. Secondo, perché gli effetti negativi della guerra commerciale iniziata con il Canada potrebbero vanificare quelli positivi di un taglio al cuneo fiscale per le imprese. Terzo, la riforma fiscale non è chiaro se sia una misura una tantum o sia destinata a restare nel tempo. Nel primo caso, le esternalità positive verrebbero cancellate una volta terminato il programma, peggiorando la situazione economica del Paese e incrementando le disomogeneità esistenti.
L’altra fonte di incertezza è la riforma finanziaria. A oggi le informazioni sono poche e confuse, ma l’obiettivo di Mnuchin e Trump è tentare di presentarla a breve. Secondo la Fed non bisogna tornare al passato abolendo il Dodd-Frank Act. Troppi i rischi di alimentare bolle sui prezzi di determinati asset, troppo il pericolo che si creino zone d’ombra nell’architettura di sorveglianza finanziaria. «Qualunque azione che incentivi Wall Street ad assumersi più rischi e che riduca la protezione dei contribuenti è scellerata», ha detto il senatore democratico Sherrod Brown, uno dei più critici sulle idee di Mnuchin e Trump. Anche in questo caso, il Congresso potrebbe spaccarsi. Molti repubblicani si sono già detti contrari a qualsiasi intervento contro il Dodd-Frank Act.
Le previsioni per gli Usa nel 2017 sono positive. Il Pil, secondo il Fondo monetario internazionale crescerà di oltre due punti e il tasso di disoccupazione resterà sotto il 5%. Le incognite sulle misure di Trump potrebbero però avere un impatto negativo sia per l’economia reale sia su Wall Street.