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 2017  maggio 03 Mercoledì calendario

Il piano per dimenticare Mennea e il passato

Record di Mennea cancellato? No. Diciamo “ritirato”. Ma perché? Che succede all’atletica che sente questo improvviso bisogno di liberarsi del peso dei suoi record più antichi? E perché sarebbero un peso? Ecco cosa sta succedendo. Una bozza di lavoro studiata da alcuni probiviri è stata accolta dalla Federazione Europea e sottoscritta dal presidente della Iaaf Sebastian Coe. È una specie di «ridefinizione normativa dell’atletica» con la quale si vorrebbe arrivare a determinare una data post-quem da cui iniziare ad archiviare “nuovi” record stabiliti secondo “nuovi” criteri di omologazione e soprattutto con un “nuovo” e più rigido controllo sui passaporti biologici. «Se vogliono rifarsi una verginità cancellando il passato facciano pure, a me suona ipocrita ma se servisse a rilanciare veramente l’atletica potrei starci», dichiara dubbiosa Sara Simeoni che racconta di quando ai tempi di Nebiolo si cominciò parlare della stessa cosa dopo i freschi e poco limpidi trionfi della Ddr: «E io dissi? Ma perché mi togliete un record che sapete pulito?».
I primi tentativi di ritrovare «una verginità» vanno dunque a ritroso. L’atletica chiederebbe un sacrificio ai detentori degli attuali record, sospetti o no, che non verranno «cancellati», ci tiene a precisare il presidente della Fidal Giomi, «e quindi non verrà cancellato il record europeo nei 200 di Mennea. E poi ci vorranno anni per decidere...». Manuela Mennea la prende quasi a ridere: «Mi sembra una soluzione surreale, E Pietro avrebbe detto, ma come ci metto 11 anni per abbassare il record di Smith di 11 centesimi e vuoi me lo togliete?» Nel testo-bozza non c’è la parola “cancellare” ma c’è la parola “ritirare”: «Record della lista attuale “ritirati”», si legge, «con dignità intatta». Ossia quei record, tutti – a partire da una data che verrà stabilita o che forse potrebbe essere il 2005 perché prima del 2005 non esistono provette conservate dalla Iaaf – diventerebbero “historical records” ottenuti con altri criteri e quindi non più “attivi”. Presenti ma assenti. Come i tempi manuali nell’era del cronometraggio elettrico. Non più tempi da battere ma memorie di un’altra atletica «dalla dignità intatta». «Alla fine saranno contenti tutti», assicura il presidente dell’atletica europea Hansen, «vorremmo uno sport senza sospetti». Ma siccome non c’è modo, a 30 anni di distanza, di avere le prove di illecito così datati, s’è pensato di passare per la via intermedia: con la quale si “cancella” senza “cancellare”. Contenti tutti? Non proprio. All’idea di considerare “historical” il suo record nella maratona Paula Radcliffe non ha potuto trattenere la gioia: «Maldestre manovre da portaborse!». E pare che neppure Coe abbia tutta questa voglia di passare alla storia come il presidente che ha “ritirato” un suo record (1000 metri). Dirigenti in giacca, cravatta e mocassino sognano di trovare lungo la pista l’atletica di domani, più spettacolare, pulita, che tocchi il cuore della gente come lo toccava un tempo. «Questo sport rischia di morire se non facciamo qualcosa». È l’atletica stessa, diventata persona, che corre all’impazzata nella speranza di ridarsi fiducia e adattarsi ai tempi. Speriamo. Ma il “lato oscuro”del doping da cui vorrebbero prendere le distanze neutralizzando i record ottenuti con “altri controlli”, continuerà a mangiarsi l’atletica con le sue pozioni criminali sempre meno rintracciabili. È lì, nel futuro, nell’introvabile ai test, che l’atletica rischia di morire (a meno di non abolire l’antidoping). Il passato ormai è andato.