la Repubblica, 3 maggio 2017
«Appalti in monopolio alle cooperative locali». Arrestato sindaco pd
TERNI C’è qualcosa che manca, nella storia dell’arresto del sindaco dem di Terni Leopoldo Di Girolamo. Che manca o che, al momento, la procura umbra non ha svelato. Perché, a leggere le quaranta pagine dell’ordinanza di custodia che accusano il primo cittadino e la sua giunta di aver favorito in alcuni appalti pubblici sempre lo stesso gruppetto di cooperative locali, non emerge con chiarezza il movente. Il perché lo avrebbero fatto. Di Girolamo non deve rispondere di corruzione, né lo deve fare il suo assessore ai Lavori pubblici Stefano Bucari, come lui finito ai domiciliari, come lui del Partito democratico. Non ci sono bustarelle che girano, né regali o favori particolari. L’unico, ipotizzabile, tornaconto è di natura elettorale. I voti che quelle cooperative, e i loro lavoratori, potrebbero garantire al momento delle elezioni.
“REGOLAMENTO ILLEGITTIMO”
Per capire come nasca l’inchiesta “Spada” del procura di Terni guidata da Alberto Liguori bisogna tornare all’elicottero delle forze dell’ordine che volava sopra il municipio il 17 novembre scorso. Quel giorno decine di finanzieri e poliziotti entrarono nelle sale del Consiglio comunale e della giunta per fare perquisizioni e sequestrare delibere, determine, atti. I magistrati ritenevano di aver trovato l’origine del «consolidato sistema illecito della gestione della cosa pubblica» cui il sindaco Di Girolamo e la sua giunta si sarebbero votati: il regolamento approvato dal Consiglio comunale il 20 maggio 2013 per l’inserimento lavorativo delle persone svantaggiate e con disabilità, che autorizza bandi di gara con una serie di requisiti limitanti «al fine – scrive il gip Federico Bona Galvagno – di riconoscere preferenza alle imprese operanti sul territorio in violazione delle norme sugli appalti». Un regolamento, dunque, cucito a misura di alcune cooperative ternane.
IL TRUCCO DEL FRAZIONAMENTO
Per dare appalti sempre allo stesso gruppo di cooperative di tipo B finalizzate all’inserimento di persone svantaggiate (la Actl di Sandro Corsi e la Alis di Carlo Andreucci, entrambi interdetti dall’esercizio, oltre alla Gea, la Asso Consorzio, la Ultraservizi) è necessario scavalcare anche un paio di normative europee e l’Anticorruzione. Quel regolamento comunale, secondo gli inquirenti, offriva per riuscirci anche il facile grimaldello del «frazionamento». Ecco quindi l’appalto per i servizi del decoro urbano e la manutenzione del verde pubblico per l’anno 2015, del valore di 566.238 euro: l’hanno frazionato in tre lotti, ciascuno sotto la soglia dei 207.000 euro prevista per il bando comunitario, e l’hanno assegnato sempre alla Ati composta da Ultraservizi, Alis, Gea e Asso Consorzio. «Senza alcun vantaggio economico e in violazione del principio di libera concorrenza, per escludere altre società sia nazionali che internazionali», scrive ancora il gip.
Secondo i pm attorno al sindaco Di Girolamo, il cui mandato dura ininterrottamente dal 2009, si è consolidata negli anni una prassi di turbativa d’asta (questo il reato, oltre al falso ideologico, per il quale è accusato in concorso con altri 20 indagati) per orientare le commesse pubbliche. Sul registro degli indagati ci sono i nomi dell’attuale vicesindaca Francesca Malafoglia, di alcuni assessori ed ex assessori: chiunque abbia firmato delibere sugli appalti, o abbia partecipato alle commissioni aggiudicatrici, o abbia coperto il ruolo di Responsabile unico del procedimento.
CINQUE ANNI SENZA GARA
Per alcune cooperative, secondo l’accusa, il municipio era diventato un salvadanaio a tempo indeterminato. L’appalto del servizio di manutenzione dei giardini e degli alberi all’interno del cimitero comunale, affidato nel 2011 senza alcuna gara, è stato prorogato 63 volte fino al 2016. Per dire. Ogni volta la giunta ha trovato un motivo valido per non indire una gara, spendendo in tutto 286.000 euro. Lo stesso monopolio si è avuto in altri 16 centri cimiteriali. E nei servizi turistici interni alla Cascata delle Marmore, il cui contratto è stato prorogato «illegittimamente» dal 2010 al 2013 sempre alle stesse coop, salvo poi affidarlo per 1,7 milioni di euro con procedura negoziale riservata. Tutte accuse sostenute per tabulas, con gli atti sequestrati nel blitz del novembre scorso.
“A RISCHIO ALTRI LOTTI”
A ben vedere, però, nell’ordinanza non emergono circostanze inedite rispetto a quanto già uscito mesi fa. «Non capiamo le esigenze di questi arresti», dicono Attilio Biancifiori e Roberto Spoldi, legali rispettivamente del sindaco Di Girolamo e dell’assessore Bucari. «Non ci sono intercettazioni, né indizi di un tornaconto personale dei nostri assistiti. Perché i domiciliari?». Il gip, per quanto riguarda il sindaco, così ha motivato la sua decisione: è già sotto indagine in un altro procedimento per turbativa d’asta assai simile (l’inchiesta sul percolato dell’ex discarica di Villa Valle), e, in quanto capo della giunta, potrebbe continuare a influenzare gli appalti.