la Repubblica, 3 maggio 2017
L’informativa della discordia scritta dall’intelligence di Frontex. Gli 007 italiani: non c’entriamo
ROMA Chi ha dunque davvero messo insieme l’asserito “dossier” con «informazioni di intelligence» che ha scatenato questa infernale giostra sulle Ong impegnate nel soccorso in mare dei migranti e sui loro asseriti rapporti con i trafficanti di esseri umani? E quelle informazioni che circolazione hanno avuto? Quanto sono circostanziate? Come, da chi e con quale grado di approssimazione le ha acquisite il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro e perché ha avuto necessità di divulgarle in una forma così generica? E da chi, invece, le hanno orecchiate e spensieratamente infilate nel ventilatore (per altro pregiudicando un lavoro di indagine sugli aspetti opachi di cui pure esistono indizi in questa vicenda) il segretario della Lega Matteo Salvini e il vicepresidente della Camera M5S Luigi Di Maio?
Dalle risposte a queste domande si misurerà l’elenco di quanti, alla fine di questa storia, dovranno chiedere scusa. Ma, intanto, in attesa che si completi il prezioso lavoro di audizione della IV Commissione Difesa del Senato (oggi verranno ascoltati l’ammiraglio Donato Marzano, comandante della nostra squadra navale e proprio il procuratore Zuccaro. Domani, l’ammiraglio Vincenzo Melone, comandante generale delle Capitanerie di porto che coordinano le attività di ricerca e soccorso nel Mediterraneo), qualche punto fermo lo si può mettere.
Come dichiarato pubblicamente ieri dal Presidente del Copasir, il leghista Stucchi, e come confermato a Repubblica da tre diverse fonti di vertice della nostra Intelligence, le nostre due Agenzie, Aise e Aisi, come pure il Dis che le coordina, non hanno mai acquisito autonomamente, né ricevuto, formalmente o anche solo informalmente, le informazioni (o anche qualcosa che le somigli) di cui si discute da settimane. Si tratta di brandelli di conversazioni telefoniche tra unità di soccorso navale delle Ong e scafisti intercettate a ridosso delle acque territoriali libiche. E, a quanto riferiscono ancora a Repubblica fonti vicine all’inchiesta parlamentare, di foto aeree.
A raccogliere le une e le altre, le unità aeree e navali che partecipano in acque internazionali all’operazione di soccorso in mare e quelle di guardia costiera. Ma quali? Ascoltato dalla IV Commissione del Senato, l’ammiraglio Enrico Credendino, comandante dell’operazione Eunav for Med “Sophia”, ha sostenuto di non avere evidenze sui rapporti Ong-trafficanti e che, almeno a far data dallo scorso ottobre, l’attenzione della squadra navale si è concentrata sull’embargo alle armi dirette in Libia e sull’addestramento della guardia costiera libica. Dunque, che il lavoro di intelligence sul traffico di esseri umani ha avuto una sola mano. Quella di Frontex, l’Agenzia Ue presente nel Mediterraneo con la missione “Triton”, un’operazione di pattugliamento e vigilanza della frontiera meridionale dell’Europa che si spinge fino a 138 miglia nautiche a sud delle nostre coste e che conta su una forza aeronavale composta da 11 natanti, 350 uomini, tre aerei e due elicotteri.
È dunque “Frontex” – come ha indirettamente confermato durante la sua audizione del 12 aprile scorso sempre in IV Commissione del Senato il direttore esecutivo dell’Agenzia, Fabrice Leggeri – l’agenzia di Intelligence che, attraverso le proprie unità e quelle di Guardia costiera con cui è in costante rapporto, ha raccolto quel materiale cui, nessuno, ha sin qui avuto diretto accesso. Che non è stato scambiato o veicolato né attraverso i canali istituzionali tra Bruxelles e Roma, né attraverso i circuiti di intelligence e che, per quello che è stato possibile ricostruire, sarebbe invece contenuto in un «rapporto con bassa classifica di segretezza» tutt’ora nella esclusiva disponibilità di “Frontex”. Al punto tale che proprio Leggeri, rispondendo a una domanda del presidente della IV Commissione del Senato Nicola Latorre, ha sostenuto di «non poter fornire, per motivi di riservatezza, gli estremi delle Ong» incrociate dall’attività di Intelligence dell’Agenzia, ma di essere «pronto a metterli a disposizione delle autorità inquirenti italiane».
Se Fabrice Leggeri dice il vero – e fino a prova contraria non ci sono, allo stato, circostanze che lo smentiscano o lo mettano in dubbio – è dunque evidente che le informazioni raccolte da “Frontex” abbiano avuto ad oggi, prima tra gli addetti ai lavori e quindi attraverso la porta di servizio della Politica, soltanto una loro circolazione “informale” e soprattutto assolutamente generica. Esattamente quanto l’aggettivo che ne indicava la paternità, “intelligence”. Su cui si è avventato chi nulla sapeva e a nulla importava del merito di questa storia delicata e scivolosa. Ma di cui, evidentemente, avvistava il facile e alto rendimento politico.