3 maggio 2017
APPUNTI PER GAZZETTA - LA SFIDA MACRON-LE PENILPOST«Lei è un uomo del passato» disse Giscard d’Estaing a Mitterrand nel primo dibattito presidenziale televisivo francese, nel 1974
APPUNTI PER GAZZETTA - LA SFIDA MACRON-LE PEN
ILPOST
«Lei è un uomo del passato» disse Giscard d’Estaing a Mitterrand nel primo dibattito presidenziale televisivo francese, nel 1974. E in quel momento non aveva torto, tanto che Giscard vinse le elezioni. Sette anni più tardi Mitterrand, ancora al ballottaggio con Giscard, riferendosi all’aumento impressionante del deficit nel settennato del suo rivale, restituì il colpo, con un fulminante «Lei è l’uomo del passivo». E vinse. Le stoccate presidenziali di Mitterrand al povero Chirac non si contano («Lei non può trattarmi come suo primo ministro, ma secondo parità, perché sono candidato presidente come lei» – protestava Chirac a un impassibile Mitterrand, che rispondeva più o meno «Lei ha ragione. Io però la tratto per quello che è, il mio primo ministro. Tra l’altro ha mostrato anche qualche capacità»). Il duello Sarkozy-Royal è rimasto celebre per il momento in cui Ségolène Royal sembrò perdere la calma, rimbrottata da un Sarkozy che le fece la lezione sulla necessità che un presidente mantenga sempre il sangue freddo, cosa che lei evidentemente non sapeva fare. Lo stesso Sarkozy, cinque anni più tardi, non fu assolutamente in grado di contrattaccare un Hollande che faceva indisturbato e molto presidenziale una lista di atteggiamenti che un presidente avrebbe dovuto tenere, introducendo ogni frase con un «Moi, président de la république…» («Se il presidente fossi io…»).
Naturalmente sono tutte frasi che rimangono impresse a posteriori, che notificano alla memoria collettiva il momento di vittoria e di sconfitta dei candidati, anche se non sapremo mai quanto abbiano davvero influito e quanto l’importanza che attribuiamo loro si fissi retrospettivamente.
Di certo il prossimo duello tra Le Pen e Macron, anche da questo punto di vista, si annuncia come uno dei più interessanti degli ultimi decenni.
Marine Le Pen è oggettivamente superiore a Macron dal punto di vista retorico. Certo, è facilitata dall’estrema semplicità dei concetti che esprime, molto polarizzati, molto netti, ma bisogna riconoscerle un talento espressivo particolare (un po’ come quello di Mélenchon nel campo della sinistra). Il comizio di domenica scorsa di Le Pen a Villepinte è stato un discorso di rara forza retorica, con un attacco frontale a Macron, «il volto, l’aspetto, il candidato, il nome della finanza», è una mezz’ora finale di formidabile prosa otto-novecentesca, che a mio avviso è ancora il cuore della prosa politica efficace (come sanno bene a Hollywood), con un restyling accettabile e addirittura entusiasmante della Francia «come storia e come geografia». Purtroppo quella parte del discorso sembra essere un plagio ai danni del povero Fillon (la faccenda va approfondita), ma non importa a nessuno e quello che resta è uno spettacolare posizionamento culturale.
Macron ha invece qualche difficoltà retorica. Le sue risposte alle domande sono quasi sempre inutilmente strutturate, non tanto perché il pensiero sia complesso, ma forse perché segue senza accorgersi le regole della buona educazione retorica insegnate nelle scuole francesi fino all’asfissia (sempre introdurre, mai accontentarsi di un solo punto, sempre finire con una conclusione). Di fatto avvalora in questo modo l’immagine di uomo d’élite francese, con quel tanto d’insincerità che questo oggi comporta presso una certa parte degli elettori. Peraltro, visibilmente, cerca di governare una grande energia fisica che però si trasforma in piccoli gesti, in movimenti del collo, in sguardi impazienti, quasi in tic. Da questo punto di vista ricorda Sarkozy, che però aveva poi la capacità unica di far esplodere quella forza in un controllo totale della voce, in gesti senza replica, in una prosa semplice, solenne e urlata senza scomporsi al momento giusto che mobilitava il consenso. Naturalmente Macron ha anche delle qualità notevoli. Non lascia mai cadere un argomento, un’insinuazione, un dubbio, vuole convincere, perché è convinto. E ha una notevole capacità di attacco diretto, sa dire ai suoi avversari le cose come stanno.
In questo senso il dibattito di mercoledì promette spettacolo, se posso esprimermi così. Poi c’è com’è ovvio l’aspetto più propriamente politico, sia quello del piccolo posizionamento per i voti, sia quello delle grandi posizioni culturali.
Le Pen è in svantaggio di circa venti punti e si gioca il tutto per tutto, galvanizzata da un’alleanza con i sovranisti che rompe l’isolamento del Fronte Nazionale. Proverà in primo luogo a convincere gli elettori della destra repubblicana. Non a caso nei suoi discorsi si moltiplicano i riferimenti a De Gaulle. Ma nessuno dimentica – tranne le nuove generazioni, e non è poco – che il Fronte Nazionale ha avuto in odio De Gaulle per la sua posizione finale sull’Algeria e che tra i fondatori del movimento ci furono membri di gruppi vicini ai tentati golpisti antigollisti della fine degli anni ’50 (non bisogna mai dimenticare che in Francia ci sono due destre, incompatibili fino a oggi). Le Pen ha citato addirittura Chirac, l’odiatissimo Chirac, esprimendo gratitudine per aver evitato la guerra in Iraq. Sarà difficile che Macron faccia passare a Le Pen questo tipo di furbeschi riferimenti.
E per tranquillizzare l’elettorato di destra repubblicana Le Pen ha addirittura avanzato una proposta strampalata, in questi ultimi giorni, di doppia moneta, euro e franco. La proposta è quello che è, e Macron su questo avrà buon gioco a dimostrare la confusione delle idee del FN.
Marine Le Pen cercherà inoltre di corteggiare una certa parte di elettori di sinistra radicale, che si sono accorti che certe proposte di Mélenchon non sono del tutto dissimili da quelle del FN. Il riferimento è chiaro quando Le Pen si indirizza alla Francia di chi non si sottomette (La France Insoumise è proprio il movimento di Mélenchon). Dovrà però rinunciare allora a fare dell’immigrazione il punto unico del dibattito.
Da parte sua Macron può certo stare in difesa, ma dovrà anche attaccare. Dovrà togliersi di dosso l’insinuazione di “uomo dei soldi” (come lo definì il centrista Bayrou oggi suo alleato) e delle banche. A mio avviso andrà direttamente al punto e dovrà soprattutto presidiare la zona della destra repubblicana, perché solo uno smottamento di quell’area verso la Le Pen potrebbe complicare le cose. Rimane però critico, a mio avviso, il posizionamento liberale di Macron, che se è erede in qualcosa del partito socialista, lo è proprio nell’ambiguità di posizionamento liberal-democratico (lo dico per quanto riguarda il dibattito). E questo gli impedirà anche – ma chi lo sa? – di indirizzarsi troppo agli elettori mélenchoniani.
E poi c’è il punto più importante. Raramente vedremo affrontarsi in modo più chiaro e al massimo livello due diverse concezioni della politica e dell’Europa. Tutte le ragioni del populismo contemporaneo saranno finalmente presenti in un programma di governo e in una concezione geopolitica. Tutte le ragioni europeiste potrebbero essere spiegate e i modi per cambiare l’Unione potrebbero essere almeno indicati come orizzonte del futuro immediato. La polarizzazione tra i due candidati è in questo senso più netta che mai, al limite della battaglia di civiltà (ma diciamo almeno di cultura politica): per Le Pen bisogna «scegliere la Francia», che rischia di «non sopravvivere» all’Europa, per Macron la Le Pen è «l’anti-Francia»
REPUBBLICA.IT
PARIGI - Marine Le Pen e Emmanuel Macron si affrontano stasera nel primo e unico duello televisivo prima del ballottaggio di domenica. Quattordici telecamere, due giornalisti intervistatori, studio senza pubblico, i due candidati seduti intorno a un tavolo non più largo di due metri e mezzo, temperatura costante a 19 gradi. Nel 2012 il faccia a faccia tra François Hollande e Nicolas Sarkozy era stato visto da 18 milioni di telespettatori. Questa volta c’è la concomittanza (non prevista) con la semifinale di andata di Champions tra Monaco e Juventus. Il duello potrebbe essere decisivo: confermare il vantaggio di Macron oppure riaprire i giochi in favore di Le Pen. Lo specialista dell’estrema destra David Doucet, autore di diversi saggi sul Front National e di una biografia sulla giovinezza di Marine Le Pen ("La politique malgré elle"), analizza la sfida di stasera.
Quale sarà la strategia d’attacco di Le Pen?
"Per cercare di indovinare dove punterà bisogna dare un’occhiata ai blog dell’estrema destra. Emmanuel Macron è limitato al percorso nella banca Rothschild, è soprannominato ’Emmanuel Hollande’ e accusato di un presunto lassismo nei confronti dell’Islam radicale. La candidata del Front National tenterà di farlo passare come un candidato lontano dal popolo e dalla realtà, ricordando che ha festeggiato la vittoria al primo turno in una brasserie chic mentre lei sta con la gente che lavora. Per Macron potrebbe essere rischioso. Secondo un sondaggio Ifop, il 54% dei francesi è ancora spaventato dall’idea di Le Pen al potere ma il 36% pensa che sia lei a conoscere meglio i problemi della gente".
È un duello tra il Sì e il No all’Europa, come già al referendum sulla Costituzione nel 2005?
"Dodici anni dopo quel referendum la società francese resta ancora profondamente divisa sull’Europa. La ratifica del trattato di Lisbona nel 2007, dopo che il No aveva vinto due anni prima, è stata vissuta da molti come un tradimento. Da allora la classe politica ha sempre scaricato tutte le colpe sull’Europa per nascondere i propri fallimenti, senza valorizzarne gli aspetti positivi. Questa volta Macron ha giocato in contropiede. È l’unico a difendere davvero la costruzione europea. Mentre la candidata Fn chiedeva di ritirare la bandiera europea dagli studi tv in cui appariva, lui ha chiesto ai suoi militanti di sventolarla. In questo senso il ballottaggio per la presidenzia sarà un nuovo referendum sull’Europa".
L’essere una candidata all’Eliseo donna sarà un vantaggio o uno svantaggio?
"Il Front National ha avuto a lungo un voto solo maschile. Da quando è arrivata, Marine Le Pen ha invertito la tendenza. Mette in avanti il fatto di essere donna, madre di famiglia, divorziata. È una scommessa vincente. Al primo turno delle presidenziali c’è stata una sostanziale parità tra donne e uomini che hanno votato Fn. Ma sui diritti delle donne il suo programma è molto più leggero di quello di Macron. Lei si accontenta soprattutto di rivendicare una lotta femminista contro il pericolo dell’Islam".
Macron invece potrà contare sul fatto di essere più giovane di lei, e anche più nuovo nel panorama politico?
"È la grande forza di Macron. I francesi sentono il cognome Le Pen a ogni elezione presidenziale dal lontano 1974 (tranne per il voto del 1981). Macron è un nome e un volto nuovo, partecipa per la prima volta a un’elezione presidenziale. Lei può anche cercare di nascondere il suo cognome ma è nata e cresciuta dentro una vecchia famiglia politica".
Ha però maggiore esperienza, soprattutto nei dibattiti televisivi, del candidato di En Marche.
"Ha cominciato la sua carriera politica nel 1993. Fa politica da 24 anni mentre Macron ha iniziato da appena cinque anni. Nonostante lui abbia talento retorico, è molto meno allenato ai duelli tv. Questa mancanza di esperienza può incidere in un momento in cui la pressione sui candidati sarà al massimo".
Un punto di forza e di debolezza di Le Pen rispetto a Macron?
"È un’ottima comunicatrice ma fa fatica a non sembrare aggressiva. In questa campagna elettorale si è sforzata di apparire più serena e calma. Ma così facendo è diventata quasi trasparente. Nei precedenti dibattiti è stata messa in crisi sia dal candidato della destra Fillon sul suo programma economico, sia da quello anticapitalista Poutou sugli scandali giudiziari. Ogni volta si è accontentata di rispondere con un sorriso teso. Se stasera riuscirà a utilizzare la sua combattività senza apparire velenosa, potrebbe disarmare un candidato che non è abituato alle schermaglie verbali".
Quanto può pesare l’esito del dibattito tv in termini di voti?
"Al ballottaggio del 2002 Jacques Chirac aveva rifiutato di partecipare al faccia a faccia con Jean-Marie Le Pen. Ai suoi occhi non c’era dialogo possibile con l’estrema destra. Macron ha scelto invece di prendere il rischio. Mentre il cosiddetto
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Fronte repubblicano (l’unione dei partiti contro l’estrema destra) fa acqua da tutte le parti, il candidato di En Marche vuole presentarsi come il migliore argine contro Le Pen. Ma la sua sfida sarà anche riuscire a parlare ai tanti elettori tentati dall’astensione"ILPRIMATO NAZIONALE
Parigi, 2 mag. – Il dibattito più atteso delle presidenziali francesi, quello tra Marine Le Pen ed Emmauel Macron, in diretta tv, si svolgerà domani e sarà trasmesso in diretta a reti unificate tra Tf1 e France 2. Quella tra Le Pen e Macron sarà una sfida che divide la Francia, dal momento che in contemporanea verrà trasmessa anche la semifinale di andata della Champions League tra Monaco e Juventus.
Il dibattito tra i due candidati all’Eliseo che si sfideranno al ballottaggio di domenica 7 maggio, tuttavia, è un appuntamento molto atteso perché sarà l’ultimo confronto diretto tra i due leader che si apprestano a voler guidare la Francia. Dal 5 maggio, i due giorni di silenzio elettorale che precederanno il voto di domenica.
A differenza di quanto accadde 15 anni fa, lo sfidante del Front National, Emmanuel Macron, ha accettato la sfida. Nel 2002, infatti, Jacques Chirac si rifiutò di partecipare al dibattito televisivo con Jean-Marie Le Pen, padre di Marine e fondatore del Front National arrivato al ballottaggio. Il dibattito televisivo tra i due candidati al ballottaggio da sempre è uno dei momenti più salienti e attesi delle presidenziali francesi. Un duello finale di due ore, in cui i due candidati avranno il compito di convincere gli elettori.
Stando a quanto riporta la stampa francese Marine punterà sugli attacchi frontali, giocando sul fatto che Macron non regge il contraddittorio. Sorriderà, parlerà in modo più lento e calmo del solito, cercherà di trasmettere la sua sicurezza, per apparire serena e piacevole. Da parte sua Macron cercherà di distruggere la credibilità della sua avversaria, attaccando il programma economico di Marine e dimostrando che i francesi avranno più da perdere che da guadagnare nel votare il Front National.
Fino a oggi i sondaggi danno per vincente il candidato di En Marche!, europeista, figlio delle banche e dell’establishment. Ma Marine potrebbe ancora farcela. In un’intervista al quotidiano Libero di domenica Antonio Villafranca, coordinatore della Ricerca e responsabile del programma Europa dell’Ispi, Istituto per gli Studi di Politica internazionale, di Milano, trova significativo come l’alleanza tra Le Pen e Dupont-Aignan stia costando ben 4 punti a Macron, e sostiene che “L’astensionismo potrebbe dare una mano a Marine Le Pen”. Secondo Villafranca, infatti, “chi s’è visto il proprio candidato bocciato il 23 aprile, potrebbe essere demotivato e non avere voglia di dare una preferenza al secondo turno”. E poi alcune delle proposte del candidato di estrema sinistra Jean Luc Mélenchon, in chiave euroscettica, coincidevano con quelle di Marine. E sebbene il leader di sinistra abbia detto “Mai con Le Pen”, non è detto che i suoi elettori pensino lo stesso
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