Vanity Fair, 3 maggio 2017
Il principe cerca exit
Flavio, il proprietario dell’agriturismo Monaci Templari, è il cantastorie. Conosce ogni leggenda che circola per le strade di Seborga. antico borgo nell’entroterra di Ventimiglia, in Liguria. Lui custodisce una copia del libro mastro dei monaci, dalla finestra guarda crescere «l’ulivo che ha oltre 1.200 anni» e ascolta il gallo che «canta per 22 secondi senza fermarsi». Racconta la storia della arotta nascosta nei suoi campi, e dell acqua che sgorga al suo interno dove i templari venivano battezzati. Luigi è il comandante della guardia reale, ma a lui piace andare a ballare. Così alla sera, quando i sovrani sono nelle loro stanze, si toglie la divisa bianca e azzurra, imbocca l’autostrada e si lancia sulla pista del liscio. Gregory è uno dei tre componenti della mini guardia reale. Per lui solo una spada e uno scudo di legno. segue la sua principessa a ogni passo, ma un giorno vorrebbe lavorare nell’osteria all’ingresso del paese. Nina è la principessa. Bionda, occhi chiari, elegante, ha un sorriso per tutti. È moglie di Marcello I. principe eletto di Seborga.
In questa storia non ci sono i cattivi. C’è solo un rivale, lo Stato italiano. Seborga vuole essere riconosciuta come Principato ed essere autonoma. Ma per ora la corona (che non è d’oro ed è custodita dietro a una vetrina del centro) rimane solo un’attrazione turistica.
Che Seborga in passato fosse un Principato abbaziale non c’è dubbio, ma poi le sue tracce si sono perse. Negli anni Sessanta Giorgio Carbone, che viveva in paese, decide di ripristinare la figura del regnante e indice elezioni settennali. Vince e Giorgio I. assieme ai suoi cavalieri (discendenti di Templari, ma anche ministri e cortigiani), regna per 46 anni. È stato un principe amato e stravagante. Ha fatto coniare di nuovo il luigino, la moneta di Seborga (che vale sei dollari), ha cambiato bandiera, ha dato una spinta al turismo locale. Alla I sua morte gli è succeduto Marcello Menegatto. L’imprenditore lombardo appassionato di motonautica e cavalli ed ex console onorario della Repubblica di Panama a Montecarlo, che è stato riconfermato per il secondo mandato alle elezioni di domenica 23 aprile.
Fino a qualche anno fa la spesa si faceva pagando con i Uligini, ma ora ne circolano sempre meno: quelli rimasti sono nel negozio di souvenir di Laura, figlia di Giorgio 1 e memoria storica del suo regno, che racconta dei cavalieri che almeno due volte all’anno arrivano in paese per ricordare il passato nel luogo dove, secondo la leggenda, i Templari sono nati.
C’è solo una bandiera italiana a Seborga, ed è affissa sopra al palazzo del Comune, sede del sindaco, che a fatica riesce a gestire questo strano equilibrio con cavalieri e corona. Chi nasce a Seborga ottiene un documento, una speciale carta d’identità, e alcuni riescono ad avere un passaporto che giurano di avere usato anche all’estero. «Negli anni Settanta andavamo in giro vestiti da cavalieri con gli abiti prestati da un teatro», raccontano gli anziani in piazza. «E le nostre guardie non facevano entrare in paese chi non aveva il documento di Seborga, nemmeno i Carabinieri». Ora il folclore ha preso il sopravvento. Molte case sono in vendita, la scuola ha chiuso perché aveva solo 5 alunni, ma quest’anno sono nati due gemelli, un piccolo miracolo che è di buon auspicio.
Il terreno sulla collina di fronte al paese è stato acquistato da imprenditori arabi che presto costruiranno un resort di lusso. «Voglio che Seborga diventi un “mezzo” paradiso fiscale», spiega il principe Marcello 1. «Mettiamo una tassazione fissa al 15 per cento e sono certo che molti saranno attratti dal nostro Principato».
Dal belvedere si vedono l’Italia, la Francia e il Principato di Monaco a cui Seborga vorrebbe assomigliare un giorno. «Abbiamo consoli e ambasciatori in molti Stati, anche a Washington. Il nostro Principato è più forte e reale di quel che si pensa».
La principessa chiama chiedendo di andare a comprare il pane, il principe alza le spalle, sorride e torna a palazzo.