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 2017  aprile 14 Venerdì calendario

Gli aerei senza pilota

In America si parla molto delle conseguenze sociali, economiche e anche politiche dell’introduzione, tra qualche anno, di auto e camion che si guidano da soli. Grandi opportunità, grandi risparmi, città decongestionate, ma anche milioni di camionisti e tassisti destinati alla disoccupazione. La tecnologia ormai c’è, anche se il comportamento dei veicoli nelle situazioni estreme non è ancora ottimale. E rimangono problemi assicurativi e legali non ancora risolti.
Si parla, invece, assai meno di trasporto aereo su velivoli automatici e di possibile scomparsa dei piloti nonostante il fatto che qui la tecnologia sia ancora più matura: da parecchi anni il Pentagono usa grossi droni, soprattutto i Raptor, per le sue missioni di ricognizione e attacco. E il volo dei grandi jet di linea è già oggi in gran parte automatizzato. Il salto verso il Boeing o l’Airbus senza pilota e l’arrivo in ufficio in aerotaxi sono ancora sogni futuribili: più per problemi di gestione del traffico aereo e di indisponibilità dei passeggeri a volare su un jet con la cabina di pilotaggio vuota, che per insormontabili difficoltà tecniche.
Ma qualcosa si muove: una startup californiana, la Nautilus di Richmond, ha deciso di realizzare velivoli senza pilota da trasporto di grande capacità partendo, per ora, dai cargo: costruirà un idrovolante grosso come un Boeing 777 – quindi lungo una sessantina di metri – capace di trasportare circa 100 tonnellate di merci su rotte intercontinentali. Volerà da un porto commerciale all’altro restando sempre sull’acqua, per non incappare nei divieti delle autorità aeronautiche. I primi esemplari dovrebbero cominciare i collaudi nel 2020, ma già questa estate decollerà un prototipo in scala, lungo circa 9 metri: un drone di dimensioni analoghe a quelle dei robot volanti dei militari. È in programma anche un volo di prova di 30 ore da Los Angeles alle Hawaii con un carico di circa 300 chili. Solo un primo passo, certo, ma che fa cadere molte barriere, anche psicologiche. Altre cominceranno ad evaporare con l’introduzione degli aerotaxi: miniaerei grandi come un Suv dotati di quattro motori elettrici e capaci di atterrare e decollare in verticale, per ora piuttosto rudimentali e prodotti solo da alcune aziende cinesi. Il primo modello pronto per l’uso commerciale, il monoposto EHang 184, comincerà a volare tra i grattacieli di Dubai fra tre mesi. Ci sono ancora problemi: soprattutto la limitata autonomia legata alle batterie, troppo pesanti e non abbastanza potenti, i problemi di gestione del traffico nelle metropoli occidentali, i pericoli per la sicurezza. Ma la strada è segnata, le barriere psicologiche cominciano a cadere. E nel volo senza pilota ormai stanno investendo anche i giganti del trasporto, da Boeing ad Airbus (i loro ultimi jet come il B787 Dreamliner potrebbero già oggi essere pilotati da terra) insieme a imprenditori miliardari come l’amministratore delegato di Alphabet-Google, Larry Page. E, soprattutto, Uber che ha creato una società apposita, Uber Elevate, per sviluppare un sistema integrato “limousine” più collegamento aereo. Uber farà il punto sulla fattibilità del nuovo servizio in un convegno che ha organizzato a Dallas, in Texas, a fine aprile.