Sette, 21 aprile 2017
I parcheggi s’allargano
Parcheggi, parcheggi e ancora parcheggi. In pratica, “quasi” uno per ogni lavoratore. Come se bisognasse garantire a ciascun Apple-dipendente, nel senso di impiegato, dal geniaccio nerd del software al personale della sicurezza, il diritto ad andare in azienda in macchina. E in effetti è un po’ questa la ragione per la quale, nella costruzione del nuovo quartier generale dell’azienda fondata da Steve Jobs, ci sono 14 mila assunti e 11 mila posti auto. Ma il motivo della scelta non è una ipotetica scarsa sensibilità “green” del marchio californiano di Cupertino: al contrario, è la necessità di assecondare le disposizioni del municipio della Silicon Valley in cui sta per essere varato – i lavori di costruzione sono quasi finiti – il “disco volante” della Mela morsicata, la sua nuova, futuribile sede. Che sarà fatta di 318 mila metri quadri di uffici e addirittura 325 mila di parcheggi. Questi, in parte scavati nei piani sotterranei, in parte collocati in due enormi edifici al di fuori dell’headquarter, al di là dei 7 mila alberi piantati intorno al grande palazzo ad anello, sono “atti dovuti” a causa delle regole amministrative che Cupertino impone: ogni costruttore di complessi residenziali, per esempio, è obbligato a prevedere due spazi auto per ogni appartamento, di cui uno coperto; davanti a tutti i fast-food è richiesto un posto macchina ogni tre posti a sedere; per ogni sala bowling, i parcheggi sono 7 moltiplicati per il numero delle piste, oltre a quelli riservati ai lavoratori. Cupertino non è un’eccezione: quasi tutte le altre città della Silicon Valley hanno disposizioni simili. E spaziando nel mondo, sia pure con minore generosità, da Washington e Miami all’indiana Chennai, parecchie città hanno fatto la stessa scelta. Le politiche del “parcheggio”, ovviamente, non sono marginali. Al contrario, influenzano il modo in cui le città sono costruite e ancora di più quello in cui i cittadini si muovono: banalmente, la loro diffusione incentiva l’uso dell’auto e allontana la diffusione dei trasporti pubblici. È per questo che ci sono molte municipalità pentite della “quota posto auto”: Londra, Pechino e San Francisco, per esempio, hanno abolito i “minimi” (con gioia dei costruttori). Se però la rivoluzione dei “trasporti pubblici” è rinviata (negli Usa, ad andare al lavoro in macchina era il 73% nel 1990 e ora è addirittura salito al 76%), c’è chi è sicuro che a cambiare in modo radicale la situazione sarà l’avvento delle “auto senza pilota”: quando sarà possibile andare al lavoro così, rispedire a casa la macchina da sola in modo che porti i figli a scuola e a fare sport, i tempi di parcheggio saranno ridotti ai minimi. E al loro posto sarà possibile creare grandi parchi pubblici.
L’idrovora Melbourne
Melbourne sta inghiottendo lo Stato australiano di Victoria, di cui è capitale. È una calamita: nell’ultimo anno la popolazione è cresciuta del 2,1% (contro l’1,2 del resto dell’Australia). Le proiezioni dicono che nel 2056 Melbourne diventerà l’agglomerato più popoloso del Paese, 8,2 milioni contro gli 8,1 di Sydney. Non stupisce, allora, che sia anche un’idrovora economica: il 40% della crescita del Pil – +4% nell’ultimo biennio – è avvenuta nel centro cittadino. E 100 mila dei 105 mila nuovi posti di lavoro nati in Australia sono stati creati qui.
Il tempio di Tokyo e le tombe Lgbt
È un buon inizio della fine, per le coppie omosessuali. A Tokyo, e in tutto il Giappone, non c’è un divieto, per chi fa parte del popolo Lgbt – lesbiche, gay, omosex e transgender – a essere sepolti insieme con l’amore della propria vita. Ma, come sottolinea Mutsumi Yokota, dell’All Japan Cemetery Association, queste sepolture di coppia non avvengono un po’ per la resistenza dei parenti, un po’ per quella degli stessi cimiteri, che temono contestazioni. Ora, però, il tempio buddista Shodaiji, nella capitale, ha previsto un format ad hoc: una tomba di marmo circolare che ospiterà le ceneri delle coppie omo. Si chiamerà “&”, che si pronuncia “ando”: “sollievo”, in giapponese. In effetti, è una liberazione sapere che finalmente, almeno uno sparuto gruppo di monaci abbiano dichiarato il “liberi tutti”. Da qui all’eternità.