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 2017  maggio 03 Mercoledì calendario

Anno 2030: l’epatite C sarà solo un brutto ricordo

Nella storia della medicina uno dei modi vincenti per eliminare una malattia infettiva è la prevenzione del contagio attraverso un vaccino. L’epatite C, invece, rappresenta un’eccezione: grazie ai nuovi farmaci antivirali ad azione diretta il virus può essere eliminato nella maggior parte dei casi. Un successo senza precedenti che ha indotto l’Organizzazione mondiale della Sanità – come è stato ribadito all’«International Liver Congress» di Amsterdam – a fissare l’obiettivo «eradicazione» entro il 2030. Un traguardo ambizioso ma possibile, vista la potenza delle molecole sbarcate sul mercato.
«L’epatite C – spiega Gloria Taliani, ordinario di malattie infettive all’Università La Sapienza di Roma – è una malattia del fegato causata dal virus Hcv: questo è in grado di scatenare una reazione immunitaria che, a lungo termine, danneggia in modo irreversibile l’organo, causando cirrosi e carcinoma epatico». Solo in Italia si stima che il 60% dei mille e più trapianti di fegato che si effettuano ogni anno siano causati proprio dal virus C. Attenzione, però, a pensare che la malattia sia esclusiva del fegato.
«L’epatite C – continua – è una malattia sistemica a tutti gli effetti e chi ne soffre, con il tempo, va incontro a diabete, insufficienza renale e malattie cardiovascolari». Ecco perché eliminare il virus è di fondamentale importanza per lo stato di salute di chi è affetto dalla patologia.
Fino a pochi anni fa la cura principe per l’epatite C era rappresentata dalla somministrazione di interferone e ribavirina, molecole che avevano successo solo in meno della metà dei casi e che si associavano a pesanti effetti collaterali, tanto che, spesso, costringevano medico e malato a sospendere la terapia. Oggi, invece, la situazione è radicalmente cambiata: «Grazie allo sviluppo di antivirali ad azione diretta, capaci di agire sui molteplici meccanismi che il virus mette in atto per replicarsi, è possibile curare definitivamente la malattia nella quasi totalità dei casi. Percentuali di successo, ottenibili in sole 12 settimane e in alcuni casi anche in 8, che si aggirano mediamente intorno al 97%. È uno scenario impensabile fino a meno di 10 anni fa», spiega Antonio Craxì, ordinario in gastroenterologia all’Università di Palermo. Guarigioni che, nei casi più gravi, significano moltissimo: evitare di ricorrere al trapianto di fegato.
Dopo un periodo relativamente breve di sperimentazione di queste nuove molecole, oggi, in Italia, sono già diverse le formulazioni utili a trattare i malati al di fuori dei «trial» clinici. Tra le ultime approvate dall’Aifa, l’Agenzia itlaiana del farmaco, c’è la combinazione elbasvir-grazoprevir (sviluppata da Msd). L’attesa sull’efficacia di queste due molecole era grande, perché gli ottimi risultati ottenuti nelle sperimentazioni non per forza sono sempre garanzia di successo nella popolazione non selezionata. «Oggi – continua Craxì – i dati in “real life” relativi a questa combinazione ci dicono che gli antivirali funzionano e hanno percentuali di efficacia pari e in alcuni casi addirittura superiori rispetto agli studi registrativi». Un risultato davvero importante, presentato al congresso olandese, in linea con altri dati «real life» di altre molecole.
Attenzione, però, a cantare vittoria troppo presto. Che fare nei rari casi in cui la persona fallisce la cura per lo sviluppo di una resistenza? E come trattare «varianti» del virus difficili da eliminare, come, per esempio, il genotipo 3? «In questi casi è fondamentale che la ricerca continui allo scopo di individuare nuovi possibili bersagli per mettere fuori gioco il virus», conclude Craxì. A questo proposito al congresso sono stati presentati alcuni importanti dati relativi alle molecole glecaprevir-pibrentasvir (sviluppate in questo caso da AbbVie). La combinazione, attiva su tutti i genotipi virali di epatite C si è dimostrata efficace in sole 8 settimane nel 95% dei casi degli individui affetti da genotipo 3. Cure, dunque, sempre più mirate e brevi. Un ulteriore passo avanti nella strada che porterà all’eradicazione dell’epatite C.
@danielebanfi83