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 2017  maggio 03 Mercoledì calendario

Al Sarraj-Haftar verso l’intesa su elezioni ed esercito

I due leader libici rivali Fayez al-Sarraj, premier di Tripoli sostenuto dalle Nazioni Unite, e il generale Khalifa Haftar, guida dell’autoproclamato Esercito dell’Est, si sono parlati ieri ad Abu Dhabi. Non si vedevano dal principio della crisi, all’inizio del 2016. La fotografia scattata prima del colloquio racconta da sola l’incontro. I due sono uno accanto all’altro, ma a debita distanza. È inoltre una delle rare immagini in cui il generale dell’Est – che non nasconde le sue ambizioni presidenziali – indossa abiti civili e non la divisa.
I due uomini rappresentano le fratture, politiche e geografiche, di una Libia divisa tra Est e Ovest, e incapace da anni di trovare la via del negoziato. L’incontro di ieri, avvenuto negli Emirati arabi, è scomodo per le parti, poco desiderose di trovare un compromesso – soprattutto quella di Haftar – ma è cruciale per le sorti del Paese. E, come rivela Mohamed al-Montasser, uomo d’affari libico vicino al premier Sarraj, ex membro del Consiglio nazionale di transizione che ha governato la Libia tra il 2011 e il 2012, dovrebbe aprire a elezioni anticipate a marzo 2018, e a faccia a faccia tra ufficiali militari dell’Est e dell’Ovest rivali già a partire dalla prossima settimana. Tra i punti più controversi e oggetto di discussione, c’è infatti la questione del controllo delle forze armate, oggi divise.
Non è un caso che la riunione sia avvenuta ad Abu Dhabi. Il generale dell’Est era sotto pressione sia da parte dell’Egitto sia degli Emirati. I due Paesi, nei disequilibri libici, sostengono il campo dell’Est, ma sono sempre meno a loro agio con Haftar, che a febbraio ha fatto fallire un tentato compromesso al Cairo con Sarraj.
Quella di ieri non è una riunione che arriva senza preparativi e interventi esterni. Circa due settimane fa, Haftar è volato negli Emirati sempre lì e nelle stesso periodo c’era una delegazione degli Stati Uniti. Racconta al-Montasser: «Gli è stato dato un ultimatum: acconsentire ai termini dell’accordo politico», che nel 2015 in Marocco ha aperto la strada al governo di Sarraj con il sostegno dell’Onu. Sembrerebbe dunque un incontro che restringe le opzioni del generale, le cui truppe minacciano da mesi una spinta verso Ovest. In realtà, secondo Mattia Toaldo, dello European Council on Foreign Relations, i fatti di ieri cambiano lo schema: «Per Haftar, la strategia non è più soltanto quella di dire “non tratto”. Ora, come anticipava già la dichiarazione del fallito incontro al Cairo, il suo tentativo è quello di accettare con emendamenti l’accordo politico, per ottenere in cambio elezioni anticipate e la possibilità di presentarsi come candidato presidente».
Ed è forse quello che produrrà l’incontro di ieri, con una data elettorale nella primavera 2018, sostiene al-Montasser, sottolineando il disappunto dell’Egitto per aver fallito a febbraio ed essersi lasciato rubare la “photo opportunity” da Abu Dhabi: «Haftar sa che ora per lui la strada è bloccata: forzerà dunque il voto anticipato in cambio della cessazione delle sue operazioni militari. Non è un caso che nella foto indossi abiti civili e non la divisa. La sua ambizione è la presidenza. Tra i due, quello che otterrà di più da questo incontro è lui».