Libero, 3 maggio 2017
«Sull’Etna si decide mezzo Giro». Intervista a Vincenzo Nibali
Quarantotto ore e poi via, dopodomani da Alghero parte il 100esimo Giro d’Italia, una festa grande che non sarà però una grande festa dopo la tragica morte di Michele Scarponi.
Eppure, si continua a pedalare, la ruota gira. Anche per quel Vincenzo Nibali che con Michele condivideva la stanza, i segreti, i chilometri macinati e le vittorie. Oggi Lo Squalo, 32 anni, è fra i favoriti per la vittoria del “Trofeo Senza Fine”, il 28 maggio a Milano.
Galetti, Brunero, Bartali, Magni, Gimondi, Hinault: questi signori hanno vinto tre volte il Giro. Quante possibilità sente di avere Nibali per entrare nel club? Fra l’altro, Bartali il suo terzo Giro lo ha vinto proprio a 32 anni.
«Mi piacerebbe far loro compagnia, ma prima devo vincere... e non sarà semplice».
Cosa servirà?
«Volontà, forza, grinta, fortuna e un pizzico d’inventiva».
Come girano le gambe?
«La vittoria al Giro di Croazia mi ha confermato che il lavoro fatto in altura è stato produttivo e mi sento molto più tranquillo».
Le brucia ancora la caduta a Rio? Invece dell’oro ha portato a casa il titanio, quello della placca che ha nella clavicola.
«Quando ci penso sì, brucia, ma è lo sport e poi sono abituato a guardare avanti».
Ci racconta la sua BahrainMerida che la “scorterà” al Giro? Con Agnoli, Boaro, Gasparotto, Pellizotti e Visconti c’è tanta Italia.
«Vero, senza contare che anche Siutsou, bieloriusso che vive in Lombardia, e lo spagnolo Javier Moreno parlano italiano. Non potrò usare la scusa di non aver capito... Siamo una bella squadra ricca di esperienza».
Com’è l’organizzazione degli arabi? E il principe Nasser è mai uscito in bici con voi?
«Si, abbiamo pedalato qualche volta insieme in Bahrain. Il team è appena nato ma già funziona tutto come in una grande squadra World Tour».
E suo fratello Antonio? Come si sta adattando?
«Ha fatto vedere dei miglioramenti e ha anche corso gare importanti come l’ultima Freccia Vallone. È ancora giovane (24 anni, ndr), ma ha qualche numero».
Com’è stato dopo tanti anni il passaggio dalle bici Specialized alle Merida?
«Facile, Merida è la principale azienda del settore e ha una organizzazione che ha sempre dimostrato di capire le esigenze di noi corridori. Abbiamo a disposizione diversi modelli a seconda delle esigenze e questo è una grande cosa. Abbiamo già provato anche i freni a disco con risultati lusinghieri. La frenata è più precisa e sicura e in corsa può essere un grande vantaggio. Sono favorevole alla loro adozione, ma serve il consenso di tutti».
Avversari per il Giro. Quintana è dato il favorito dai bookmaker e fra l’altro, tenterà anche l’assalto al Tour: si riparmierà?
«Non credo proprio che farà calcoli e che “terrà” la gamba».
Anche lei farà il Tour?
«Vedremo dopo il Giro...».
Kruijswijk. Avrà imparato qualcosa dal volo dell’anno scorso quando ha perso la corsa?
«Beh, capita a tutti di fare un errore o soltanto di avere sfortuna. Il Giro si può vincere dovunque anche in una tappa di vento in Sardegna».
Dunque vi aspettano subito dei punti chiave?
«Nell’ultima settimana hanno piazzato tappe durissime, ma potrebbero risultare decisivi già l’Etna, il Blockhaus, o la lunga crono di Foligno. Servirà molto giudizio»
Sky sembra la vera corazzata. Ha lasciato a casa Viviani per portare una squadra tutta per Thomas. E hanno anche Landa come asso nella manica...
«Gran bella formazione, Thomas ha dimostrato di andare forte al Tour of Alps e Landa lo conosco bene, saranno grandi avversari».
Fabio Aru purtroppo dovrà guardarvi alla tv...
«Mi dispiace molto non vederlo al via nella sua Sardegna. Sarebbe stato senz’altro uno dei protagonisti per la vittoria finale. Gli faccio un grande in bocca al lupo per il Tour».
E Pinot? È in grande condizione e i francesi vittoriosi al Giro sono stati solo tre: Anquetil, Hinault (nato anche lui il 14 novembre come Enzo) e ultimo Fignon nel 1989.
«Anche lui è andato forte in Trentino e credo sia maturo per grandi cose».
Enzo, quest’anno quando si volterà non troverà in gruppo il sorriso beffardo ma rassicurante di Scarponi. Come si fa a risalire in sella dopo una tragedia simile? Porterà qualcosa di suo con lei?
«Non è facile, ma non vorrei che fosse un Giro triste e malinconico, ma felice e sorridente come era Michele. Mi mancherà tantissimo e porterò sempre il suo ricordo dentro di me. Tutti avranno sulla bici, sul casco, sulal maglia, qualche ricordo».
Che insegnamento ci lascia Michele?
«Che si può essere grandi campioni anche con ironia e un grande spirito, Non ce ne sono tanti come lui».