Libero, 3 maggio 2017
«Nel centro accoglienza è pieno di scrocconi»
Parlo da uomo, da padre e da giornalista. La prima immagine che ho negli occhi e che mi porto via dal Cara di Mineo è lo sguardo di due bambini siriani che hanno sollevato la testa per un attimo dai loro giochi. Intorno a loro il caos, un luogo dove non farei mai stare dei bambini. Un Paese normale, civile, cristiano avrebbe dovuto andare a prenderli per salvarli, portarli via con un aereo. Avrebbe dovuto dar loro una casa vera, una scuola, nel quartiere di una città. Non avrebbero dovuto salire su gommoni, coi loro genitori, espropriati di ogni avere dai trafficanti. E ora non dovrebbero essere lì con questi ventitrentenni che bighellonano tra telefonini, scarpe, stereo, biciclette la cui provenienza nessuno conosce. Questi bimbi invece pagano sulla loro pelle la demenziale politica dell’immigrazione AlfanoRenzi-Gentiloni. Dove non si fanno differenze tra chi ha tutti i diritti e chi lucra sulla nostra ottusità. Tra chi è costretto da una situazione intollerabile (di cui tra l’altro l’Europa e l’Occidente hanno gravi responsabilità) e chi approfitta della manica larga e della carità pelosa e interessata, che fa del male a tutti.
Cara sta, anzi
starebbe, per
Centro acco-
glienza per ri-
chiedenti asilo.
3295 ospiti questo è il numero che mi hanno riferito i responsabili ci sono 14 (quattordici) siriani e 7 (sette) iracheni. In totale sono 21 (ventuno!) coloro che vengono dalle popolazioni sottoposte alle aggressioni dei terroristi dello Stato Islamico. Sono lo 0,6 per cento. Gli altri? Richiedono asilo, anche se vengono da Paesi e da situazioni che tutti sanno benissimo non aver titolo per consentire questa richiesta. Certo esistono situazioni al limite anche in Eritrea, Sudan, e in altre zone. Ma a essere larghi meno di un terzo avrebbero i requisiti minimi anche solo per proporre una domanda. Gli altri duemila e rotti sono scrocconi che sanno di esserlo e lo sa anche il governo. Non è vero che fuggono dalla fame. Basta parlarci, basta vederli... In realtà sono i figli delle famiglie del ceto medio dei Paesi africani. Non sono i poveri dei loro Paesi. Le loro famiglie hanno investito sul loro trasferimento in Italia e in Europa, pagando 5mila euro. Questi soldi i poveri non li hanno. E quindi dobbiamo finirla con la manfrina che chi arriva qui in barcone sono persone che fuggono dalla disperazione. Non è così per gran parte di loro. Certo si prendono dei rischi seri. Ma bisognerebbe fare in modo che non fosse consentito loro di giocare alla roulette russa (circa tre su cento naufragano in mare) per suscitare i nostri sentimenti di colpa.
TUTTI I CONFORT
Appena entri al Cara non puoi non notare la bellezza di questo ex acquartieramento dei militari americani in Sicilia. L’arancione di queste villette ordinate, con la parabola sul tetto, l’aria condizionata, e sopra l’azzurro affascinante del cielo. Un posto magnifico. Non immaginatevi container, baracche, gabbiotti. Mi piacerebbe chiedere al Papa di fare un giro qui: siccome so che dice la verità, vedrebbe con i suoi occhi e testimonierebbe che nulla somiglia di meno ai campi di concentramento di questo Cara di Mineo. Sia per il confort di queste villette, sia perché il personale si dà da fare ben oltre il proprio dovere. I presunti e in gran parte finti profughi hanno assistenza sanitaria 24 ore su 24, aiuto legale e linguistico. Inoltre non è vero che questi 3295 sono rinchiusi lì dentro, e la gente li aiuta a uscire praticando buchi nel muro, come ha raccontato Francesco in aereo tornando dall’Egitto. Possono andare dove vogliono. Ci mancherebbe, si dirà: appunto, non è un lager. Il problema è che ho dovuto raccogliere tra la gente del posto molte lamentele: accanto a ragazzi perbene, ci sono veri e propri mascalzoni che molestano, scippano, vanno a dormire nelle case e nei negozi vuoti, distruggono agrumeti. Altri poi sono sfruttati per tre euro all’ora nei campi. Lavoro nero per loro, e nessun impiego per i locali sostituiti da chi poi rientra nei villini.
Prima di entrare nell’alloggio assegnato ai due colleghi parlamentari e a me, noto un affollamento particolare assai strano: circolano decine di cani randagi. Inviterei gli animalisti a venir qui, e a portare queste bestiole spelacchiate in luoghi più consoni. Anche per ragioni di salute pubblica. Finalmente posso mettermi in branda. Prima apro la finestra del bagno, per prendere un po’ d’aria. Chissà da quanti mesi se ne stava chiusa (è la dimora tenuta pronta per i casi di emergenza: e spero che il sottoscritto non sia stato considerato tale). Fatto sta che sul davanzale una coppia di piccioni covava il nido con un uovo in attesa di rompersi. Qui vado sul pittoresco. Ma devo dire che nella notte ho goduto un silenzio e una stellata che a Milano me la sogno...
TALENTI SPRECATI
Ho parlato con diversi ospiti del centro. Non sono cieco, né prevenuto: ci sono persone che hanno usato la permanenza al Cara per ingegnarsi. C’è chi, come un giovanotto grande e grosso, ha imparato a fare il sarto, e con la macchina per cucire della nonna sistema cucine strappate, rimette insieme calzoni. Una ragazza si è attrezzata a fare la parrucchiera. Tra i dipendenti ho apprezzato una mediatrice marocchina che parla tutti i diversi dialetti arabi e molte lingue. Esistono talenti tra coloro che sono venuti qui. Talenti sprecati. Uccidono il nostro Paese e il loro.
Ho riguardato sul web l’analisi fornita da Anna Bono, dell’università di Torino, dove insegna Storia africana, dopo aver vissuto in quel continente per dieci anni. I suoi studi certificano che chi arriva non appartiene l’ho già accennato alle classi più misere. Chi parte impoverisce la futura classe dirigente di quei Paesi condannandoli a essere in balia di dittatura, corruzione e sottosviluppo, oltretutto prosciugando i risparmi della famiglia di provenienza.
È sera e ricevo una telefonata da un terremotato d’Abruzzo. Dice che dall’albergo dove è alloggiato vogliono mandarli via, perché viene l’estate e ci dovrebbero venire i villeggianti. E intanto qui diamo a chi non ha diritto questi villini, questa assistenza. Mi sale una rabbia dentro che sono certo sia anche la vostra.
L’ALTERNATIVA C’È
Centomila euro al giorno costa a noi italiani questo Cara, senza contare la spesa sostenuta per tenere qui 150 tra poliziotti e carabinieri. Una cifra mostruosa. Mi domando perché dobbiamo gettare via le risorse così. In tutto questi falsi profughi, che in realtà sono approfittano della politica disastrosa dei nostri governi, pesano per 4 miliardi l’anno nel bilancio dello Stato. Un missionario, di cui non faccio il nome per evitargli strigliate dai superiori e dal Vaticano, mi ha detto che 4 miliardi, con le strutture delle loro opere, in Africa sosterrebbero dieci milioni di persone. E noi invece li spendiamo in Italia per 178 mila richiedenti asilo, non certo i più poveri tra gli africani. Auguro loro la miglior fortuna, ma non qui. E prometto: se vado al governo quei 4 miliardi li spendo per loro e i loro fratelli africani: ma in Africa, non in Italia, ad alimentare le mafie e i voti di scambio. Chiedo perciò sin d’ora di chiudere Mineo il prima possibile, e coi risparmi salviamo i bambini africani dalle carestie e dagli arruolamenti. Diamoli ai missionari piuttosto.
Ricordare questi bravi sacerdoti, mi fa riproporre la questione religiosa. A Mineo ci sono cristiani, un po’ intimiditi. Prevalgono di gran lunga i musulmani. Hanno messo su tre o quattro moschee, a seconda dei Paesi di provenienza. E ho scoperto anche che avevano in uso una moschea gonfiabile. Si è guastata ma la stanno aggiustando.
Ma il mio ultimo pensiero vuole essere come il primo: per quei bambini siriani. Se mi viene rabbia per gli scrocconi, provo vergogna per questo nostro Paese che tratta così creature innocenti e meritevoli di ogni bene. Basta.
P.S. Non posso tacere sulla questione dei dossier sugli immigrati, con il legame tra scafisti e alcune Ong. Quelle prove ci sono. Stanno in certi cassetti. Salteranno fuori.