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 2017  maggio 01 Lunedì calendario

La fabbrica dei falsi che stravolse Napoleone

Il Memoriale di Sant’Elena, scritto dal conte de Las Cases, che doveva raccogliere le parole di Napoleone in esilio, si è preso delle libertà? Le frasi attribuite all’imperatore sono in parte inventate? La domanda era stata sollevata in occasione della pubblicazione di questo famoso libro, nel 1823, in particolare da Chateaubriand, perché il testo, agli occhi dei realisti, sembrava un espediente per ridare lustro all’immagine di Napoleone. L’imperatore viene presentato sotto la luce migliore possibile. Ma l’immenso successo del Memoriale, letto da generazioni di francesi che meditavano sulle parole maestose di un Napoleone appollaiato sul suo scoglio in mezzo all’Atlantico, aveva finito per stemperare i dubbi sulla sua autenticità. Quel grande successo editoriale servì a costruire la «leggenda napoleonica», contribuendo a fondere le memorie bonapartiste e repubblicane e rinnovando l’immagine di colui che fu, dal 1799 al 1815, il padrone d’Europa.
Il problema dell’autenticità di numerose frasi pubblicate nel Memoriale si ripropone ora in seguito all’eccezionale scoperta della Fondation Napoléon. «È una cosa che succede molto di rado nella vita di un ricercatore», dice Thierry Lentz, storico e direttore della fondazione. Dopo due secoli, la fondazione ha ritrovato fortuitamente a Londra il manoscritto di de Las Cases, che si pensava fosse andato perduto per sempre. Ma c’è di più. Dopo un esame scrupoloso, il testo originario ha rivelato parecchie sorprese, e in particolare alcune grandi differenze con le edizioni pubblicate da de Las Cases. Di qui a pensare che quest’ultimo abbia inventato certe frasi dell’imperatore il passo è breve.
Tutto è cominciato con una ricerca delo storico inglese Peter Hicks che nel 2005 stava preparando un articolo sul governatore dell’isola, l’odioso Hudson Lowe, il carceriere ottuso e sadico di Napoleone. Hicks si recò alla British Library a Londra per dare un’occhiata ai documenti relativi al governatore. Consultò gli inventari e a questo punto scoprì, con sua grande sorpresa, il manoscritto del Memoriale: quattro volumi in folio, con bordi e dorso in pelle di zigrino, per un totale di quasi mille pagine di testo (996, per l’esattezza). Per qualsiasi studioso dell’Impero, si tratta di una scoperta da capogiro.
Dopo la sua scoperta, Hicks ritornò a Parigi e subito fu assalito dai dubbi. Aveva effettivamente scoperto il manoscritto originale? Com’era possibile che nessuno prima di lui fosse mai andato a ficcare il naso nelle carte di quel governatore Lowe dalla triste reputazione? Mettendo una squadra di quattro ricercatori (Thierry Lentz, Peter Hicks, François Houdeeck e Chantal Prévot), la Fondation Napoléon, intraprese cinque soggiorni negli archivi di Londra. Dal 2008 al 2011, ricopiarono tutte le pagine di de Las Cases, riuscendo a ricostruire il manoscritto originale, due volte e mezzo più corto della versione data alle stampe. Ognuno di loro successivamente confrontò la sua parte con le versioni pubblicate del Memoriale, ed ecco che le differenze tra il manoscritto originale e il testo pubblicato sono saltate agli occhi. Molte frasi di Napoleone che figurano nella versione a stampa sono assenti dalla versione originale.
Come riassume Thierry Lentz, «si può dire che le citazioni che figurano nel manoscritto siano di “prima mano”, mentre è lecito avere dei dubbi su quelle che furono aggiunte nelle versioni a stampa». Sono di Napoleone, sono state ricomposte successivamente da de Las Cases o molto semplicemente se le è inventate? Le divergenze tra la versione a stampa e il manoscritto originale non sono trascurabili. La più celebre delle espressioni di Napoleone, «Che romanzo la mia vita!», non figura nel manoscritto. Ma non è certo l’unica: mancano anche «Sono il Messia della Rivoluzione», «Ho voluto essere il rigeneratore dell’Europa», o «Ho richiuso l’abisso dell’anarchia e messo ordine nel caos», e tante altre «citazioni di successo della storiografia napoleonica», come dice Lentz; lo stesso vale per le riflessioni di Napoleone su Luigi XVI o Maria Antonietta. Il segretario si è preso delle libertà con la verità per fantasia, per regolare conti in sospeso, per sensazionalismo o per dare di Napoleone un’immagine più «liberale»? Difficile dirlo con certezza.
Las Cases rimase per poco tempo a Sant’Elena. Ne fu cacciato il 25 novembre 1816, quasi cinque anni prima della morte di Napoleone, dal governatore Lowe, che sospettava intrattenesse una corrispondenza segreta con la famiglia Bonaparte in Europa. Cacciato da Sant’Elena, senza il suo manoscritto, il conte tornò in Europa depresso e con la salute minata dall’esilio, che si aggiungeva a quello della sua giovinezza da émigré. Già, perché il conte Emmanuel de Las Cases non era un prodotto della Rivoluzione. Legato all’ancien régime, disgustato dalla Rivoluzione, de Las Cases lasciò la Francia già nel 1790. Ritornò in patria nel 1802, e grazie a Giuseppina, divenne ciambellano della Casa dell’Imperatore, poi membro del Consiglio di Stato. Si mise a servire il nuovo regime con la stessa fedeltà con cui aveva servito i prìncipi legittimi. Nel 1814 fu uno dei rari consiglieri di Stato che rifiutarono di restare in carica dopo il ritorno di Luigi XVIII. De Las Cases rimase fedele a Napoleone quando tutti quelli che avevano servito Bonaparte gli voltarono le spalle. Fu questa fedeltà che gli consentì di far parte, dopo la sconfitta di Waterloo, del seguito che accompagnò l’imperatore da Fontainebleau all’isola di Aix, e poi di imbarcarsi con lui sul Bellerofonte. Autorizzato a rientrare in Francia nel 1821, scelse, scrive, «una capanna alle porte di Parigi», cioè a Passy. Non voleva più vedere nessuno. Ma gli inglesi gli ridiedero speranza quando, dopo la morte di Napoleone, il 5 maggio 1821, il governo di Sua Maestà gli restituì il diario: a quel punto l’ex ciambellano dell’imperatore si mise al lavoro con fervore.
Dalla sua casetta di Passy si lanciò nell’immensa impresa che sfociò, nel 1823, nella pubblicazione del celebre Memoriale. Nel frattempo, de Las Cases aveva avuto cura di consultare gli ex dignitari della Rivoluzione e dell’Impero, come il generale Lamarque e Hippolyte Carnot. Completò il tutto con le sue letture. Sono tutte queste aggiunte che oggi lasciano scettici sull’autentici- tà del Memoriale. Resta un ultimo mistero. Perché il manoscritto restituito a de Las Cases è stato ritrovato nella British Library fra le carte di Hudson Lowe? In realtà, dopo aver rispedito il ciambellano in Europa, il governatore di Sant’Elena aveva avuto cura di rimettere il manoscritto a Londra, dov’era stato ricopiato riga per riga, aggiungendovi perfino un’annotazione autografa di Napoleone (prova che de Las Cases aveva sottoposto il suo testo all’imperatore). Questa copia autentica oggi è la sola versione del manoscritto del Memoriale di Sant’Elena. Sarà pubblicata dalla Fondation Napoléon, ma il lettore dovrà attendere il mese di ottobre per potersela procurare, quando verrà pubblicata dalle edizioni Perrin.