la Repubblica, 30 aprile 2017
L’impresa inconsapevole delle ragazzine di Lleida
Questa mancava: venerdì al cimitero acattolico di Roma, nell’ottantesimo anniversario della morte di Antonio Gramsci, le varie voci della sinistra sono riuscite a litigare. Le varie voci sono così numerose che ho perso la voglia di contarle. Ma già prima, ai cortei del 25 aprile, avevo contato una netta prevalenza del blu sul rosso. Bandiere dell’Europa, magliette da patrioti europei, il Pd aveva dettato la linea di tendenza per le sfilate: più indicato il blu europeo, l’azzurro se l’era già preso Berlusconi e il rosso è sconsigliato. Ma consiglio “Rosso. Storia di un colore” di Michel Pastoureau, ed. Ponte alle Grazie. Pastoureau è storico, saggista, antropologo. Nella serie “Storia di un colore” si era già occupato del blu, del verde, del nero. Prossimo libro sul giallo. È una storia che parte da lontano, da 30mila anni fa, dalla grotta di Chauvet (Ardèche) dov’è dipinto un orso rosso. E poi passa per i Romani, gli Egizi, il Medio Evo, i pittori, il berretto frigio, il libretto di Mao. Il rosso può rappresentare l’inferno e il sangue di Cristo, la guerra e l’amore. E Pastoureau sa come farsi leggere, per arrivare alla cognizione del colore (con tante scuse all’ingegner Gadda).
Non rossa ma di un blu che tende al viola è la maglia delle ragazzine del Lleida, città del nord-est, in Catalogna (Lerida in castigliano). Famosa per la cattedrale del 1203, dove si nota la mano dei Maestri Comacini, e per una festa-abbuffata di lumache. Se interessa, tra il 20 e il 22 maggio se ne consumano 12 tonnellate, in prevalenza cucinate al forno. Le ragazzine, dai 12 ai 14 anni, stanno facendo parlare di sé non solo la Spagna perché hanno vinto un campionato maschile. Avete letto bene: maschile. Sembrava una pazzia, e come tale era stata giudicata da molti genitori quando Dani Rodrigo, l’allenatore, aveva buttato lì la sua idea. “Tu sei pazzo, le nostre bambine contro i maschi? Non se ne parla proprio”.Queste le reazioni, poi ammorbidite davanti a una realtà: l’alternativa era iscriversi a un campionato regionale, con trasferte più lunghe e faticose. Succedeva tre anni fa. L’Aem Lleida, unica squadra femminile in un campionato maschile, brilla poco nella sua prima esperienza, si piazza terzo nella seconda e trionfa nella terza. Dice l’allenatore: «Abbiamo tesserato 110 ragazzine. E queste dell’ultima generazione erano più forti. È chiaro che i maschi hanno più fisico, ma il fisico non è tutto. Con la tattica e la tecnica si possono affrontare e superare. All’inizio è stato difficile, molti padri degli avversari facevano commenti sguaiati, e purtroppo anche molte madri. Le ragazzine giocano per divertirsi, non si rendono ancora conto di avere infranto molti tabù».
La Liga de Secunda Masculina, così si chiama il campionato, è un campionato vero. Il Lleida più che vinto l’ha dominato. Qualche numero: 16 punti di vantaggio sui secondi, su 22 partite, vinte 19, pareggiate due e persa una. Laura Martì, la portiera, è la meno battuta: 25 reti. Miglior attacco con 93 reti, in media più di quattro a partita. Miglior marcatrice Andrea Gomez, con 37 reti in 21 partite (una saltata per febbre). A Radio Catalunya ha commentato: «Sì, dai, in fondo siamo state bravine. A questa età i maschi sono più individualisti, noi abbiamo vinto giocando da squadra». Anche lei sogna l’America, un futuro da professionista. In Spagna il calcio femminile ha 31mila tesserate, l’Italia 22mila, ma è chiaro che qualcosa s’è mosso, si sta muovendo. Chi avrà il coraggio di andare a dire a quelle del Lleida che il calcio non è gioco per femminucce? Diminuiranno, si spera, padri e madri che fanno commenti sguaiati, battute pesanti, sorrisetti di compatimento, piccole e grandi bullaggini. Adesso nessuno dà più del matto a Dani Rodrigo. Ma ci sono problemi economici, conti in rosso. Il presidente, Sergio Gonzalez, ha lanciato una campagna di crowdfunding. «Speravamo che questa vittoria, con relativo successo mediatico, avrebbe portato qualche sponsor, ma così non è stato». Obiettivo: raccogliere 10mila euro.
Una cifra ridicola per il grande calcio, di cui qui ci si occupa in relazione a una classifica dell’Equipe, che era e resta un quotidiano sportivo attendibile. Tra i 50 migliori allenatori del mondo ci sono 9 italiani. Partendo dal fondo: sul gradino 42 Gasperini, sul 39 Trapattoni, sul 32 Spalletti, sul 24 Lippi, sul 23 Sarri (destinato a salire), sul 18 Ranieri (più che giusto), sul 6 Allegri (destinato a salire), sul 4 Ancelotti (ospite fisso), sul secondo Antonio Conte. Il primo è Pep Guardiola, in una stagione non molto ricca di soddisfazioni. Uno zuccherino. Sempre in tema allenatori, curiosa un’esortazione di Giampaolo ai suoi: «Divertitevi con rabbia». Forse non tutti l’hanno capita fino in fondo, hanno pensato che valesse “Incazzatevi sorridendo”. Ma il primo a giocare con gli ossimori fu Fascetti col suo “casino organizzato”. Gliene sia dato atto.