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 2017  aprile 30 Domenica calendario

Tutti i segreti di Mar-a- Lago. Trumpettes contro liberals nella Casa Bianca d’inverno

PALM BEACH Una gigantesca bandiera a stelle e strisce domina la spiaggia di Palm Beach. Visibile a centinaia di metri di distanza, è il simbolo stesso della presenza su questa costa dell’uomo che l’ha piantata: ingombrante, controversa, polarizzante. Come lui. A volere la bandiera è stato nel 2006 Donald J. Trump per mandare l’ennesimo messaggio alla città: sono qui per restare, che vi piaccia o no.
La relazione fra l’immobiliarista newyorkese e le famiglie più ricche d’America che da oltre 70 anni fra queste palme si ritrovano, non mai è stata facile. Dal 1985, quando ha comprato la villa più bella della costa, Mar-a-Lago, Trump è stato una fonte infinita di cause e discussioni: troppo chiassoso e volgare per un luogo dove i dollari si contano a miliardi ma la discrezione è un dovere. Oggi che il parvenue è diventato l’uomo più potente del Paese, quelli che per anni lo hanno criticato tacciono: «Speriamo che la sua presenza attiri l’attenzione sulle nostre ricchezze culturali», dice Rena Blades, presidente del Consiglio culturale di Palm Beach County.
Dei primi 100 giorni della sua presidenza, Trump ne ha passati 18 in Florida, sette fine settimana su 12. Mar-a-Lago, (che deve il suo nome al fatto che si affaccia sia sull’Oceano che sul lago retrostante), la villa trasformata in un club dove si pagano 200mila dollari l’anno, è diventata “la Casa bianca d’inverno” che ha ospitato il premier giapponese Shinzo Abe e il presidente cinese Xi Jinping. Strano destino per una residenza faraonica che, nelle intenzioni della prima proprietaria Marjorie Merriweather Post, proprio a questo scopo avrebbe dovuto servire. Poco prima della morte, negli anni ’70, Post lasciò al governo le 128 stanze, 58 camere da letto, 33 bagni e la sala da ballo, nonché i 70mila metri quadrati di terreno, ma l’allora presidente Carter si rese conto dei costi proibitivi del mantenimento e restituì il regalo. Le figlie di Post misero la villa sul mercato e lì restò per anni, fino a quando non arrivò Trump, che riuscì a comprarla nel 1986 per 8 milioni di dollari.
Fu l’inizio della complicata relazione l’uomo che oggi guida gli Stati Uniti e la contea dove hanno casa 25 dei miliardari più ricchi del mondo. Una convivenza fatta di battaglie legali e di denunce, ma che mai è stata complessa come in questi mesi: da quando è presidente, ogni visita di Trump a Mar-a-Lago comporta il blocco dell’autostrada e di uno dei ponti che collegano Palm Beach alla terraferma, oltre che la chiusura della striscia di lungomare che corre davanti alla residenza e del vicino aereoporto di Lansdale. Disguidi a cui chi frequenta Palm Beach non è abituato a convivere, ma che non a tutti dispiacciono.
«C’è molta curiosità e quindi molti nuovi visitatori», dice Marley Herring, presidente dell’associazione dei commercianti di Worth Avenue. Queste stradine bianche sono una delle cattedrali mondiali dello shopping. Qui hanno sede tutti i migliori marchi, ma oggi chi apre il sito di Worth Avenue trova un avviso che invita a controllare la chiusura delle strade prima di mettersi in auto. I problemi sono anche altri: la polizia di Palm Beach ha già speso oltre 4 milioni di dollari, il 40% del suo budget annuo, per i rinforzi necessari alla protezione di Mar-a-Lago, e lo stesso la Guardia Costiera. Eppure qui è raro trovare voci di dissenso: «Suppongo che nel lungo periodo vedremo dei benefici», dice Susan Christiansen, manager della libreria Raptis rare books, che non ha votato per Trump e alza gli occhi al cielo quando le si chiede un commento sulle sue politiche.
«Non si sente parlare più nessuno di quelli che per anni lo hanno attaccato – sorride Shannon Donnelly, cronista del Daily Sheet, il quotidiano di Palm Beach diventato la bibbia dei cronisti di Washington in cerca di notizie su Trump – Quanto ai multimiliardari che vivono nelle ville sul mare, hanno talmente tanti soldi che non a loro interessa chi è il presidente».
Così a fare muro contro Trump non resta che un manipolo di liberali: «Ero venuta per passare qualche mese di relax – dice Joan Kosloff, 70 anni, pensionata di Philadelphia – ma non ho fatto che manifestare. Ho iniziato a scendere in strada negli anni delle battaglie dei diritti civili: contro l’apartheid, contro la guerra in Vietnam, per i diritti delle donne. Ora che c’è Trump non mi posso fermare». Nei giorni scorsi lei e i suoi compagni hanno approfittato della Giornata per la terra per organizzare un corteo che ha raggiunto le porte di Mar-a-Lago. Il presidente non c’era, ma i manifestanti sono comunque soddisfatti: «Non potrà evitarci per sempre». Joan Kosloff ha la stessa età di Toni Holt Kramer, ma le due donne non potrebbero essere più diverse: i capelli grigi contro quelli platinati, le rughe contro il botox, gli short contro il tacco 12. Holt Kramer è una delle più assidue frequentatrici di Mar-a-Lago, con le sue amiche ha creato un club nel club, le Trumpettes, ovvero le fan di Trump. «Quando ho visto come gestiva questo club ho pensato che ci sarebbe voluta una persona così per prendersi cura del nostro Paese», dice. Le Trumpettes difendono il presidente di fronte a ogni critica: «È un grande uomo: stupisce che non lo capiscano tutti», conclude.
Fuori da Mar-a-Lago il vento piega le palme: la stagione sta per finire e presto Trump sposterà i suoi week end a Bedminster, in New Jersey. Nelle ville di Palm Beach iniziano i lavori di chiusura: si controllano le finestre e la stabilità delle palme nei giardini. Aspettando che torni il ciclone.