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 2017  aprile 30 Domenica calendario

Sei milioni l’anno, solo porti italiani i misteri della Ong della discordia

LA VALLETTA Nell’isola da qualche ora è spuntato il sole, il vento invece non se n’è mai andato. La Phoenix ha lasciato il porto da giorni e viaggia a otto nodi verso sud, con la speranza di salvare altre vite umane. Tutte le parole che sono state dette e scritte in questi giorni – quelle del procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, della politica, delle Ong, di chi attacca e chi rilancia, di chi sospetta e di chi si indigna – alla fine passano da qui: è dalle banchine di Malta che salpano le navi. È nei palazzi di La Valletta che sono depositati i documenti che possono contribuire a offrire le risposte alle domande di queste ore: chi finanzia le Ong con sede a Malta? Salvare le vite è il loro unico business?
DUE DRONI E UNA MAXI NAVE
Non è un mistero che l’indagine della procura di Catania, seppur sia ancora senza indagati, mira ad approfondire il ruolo di alcune organizzazioni. E di una su tutte: la Moas (Migrant offshore aid station) di Christopher e Regina Catrambone, americano lui e italiana lei, milionari che dopo aver visto una giacca a vento beige galleggiare mentre viaggiavano con la loro barca da Lampedusa a Tunisi, decisero che quella doveva essere la loro missione: dal 2005 hanno così salvato 33.455 migranti grazie a una flotta composta da due droni di ultima generazione e dalla Phoenix, nave battente bandiera del Belize, 40 metri e 283 tonnellate di stazza. Spese dichiarate: 10 mila euro al giorno in media per 365 giorni all’anno. Tre milioni e 694mila euro in 12 mesi. «Da dove viene questo enorme flusso di denaro?» si è chiesto il procuratore Zuccaro.
IL FLUSSO DI DENARO
Per rispondere, viene in aiuto l’ultimo bilancio depositato il 29 novembre del 2016 alla Camera di commercio maltese e acquisito dalla procura siciliana. Moas ha dichiarato di aver ricevuto al 31 dicembre del 2015 donazioni per 5milioni e 702mila euro contro le 56mila dell’anno precedente, quando però la Ong era appena nata. Chi dona? I nomi dei benefattori non sono noti. Ma fonti dell’antiriciclaggio maltese fanno sapere che si tratta per lo più di società tedesche, americane e maltesi. Non è un caso. Sono i tre paesi nei quali Moas è in grado di rilasciare ricevute deducibili, e dunque di offrire vantaggi fiscali a chi versa loro denaro.
Repubblica ha chiesto a Moas l’intero elenco dei donatori. «Impossibile darli tutti» è stata la risposta. «I paesi da cui riceviamo il maggior numero di donazioni sono gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e la Germania. Ma ci sono anche artisti come i Coldplay, Maximo Park, Michael Fassbender e Colin Firth». Tra i principali finanziatori ci sono poi due aziende che lavorano molto con il settore difesa di vari Paesi: l’austriaca Schiebel, leader dei droni militari nel mondo e la Unique Maritime Group, che si occupa di servizi e sicurezza in mare. E gli scafisti? «I bilanci sono certificati» risponde ancora la fonte maltese. «E tutti i passaggi sono tracciati. Tendiamo a escludere che ci siano dei giri di denaro non in chiaro. Le cifre di cui parliamo sono già molto alte».
I COSTI GONFIATI
Cifre alte, dicono. E non per caso. Una delle accuse che viene mossa con più frequenza a Moas è di avere costi troppo alti. A bilancio c’è un milione e duecentomila euro all’anno per il fitto di droni, «una cifra fuori mercato» dicono gli esperti, se non altro perché tra i benefattori c’è una delle principali case di produzione. E Catrambone di mestiere fa il broker, e quindi potrebbe assicurare i mezzi a buoni prezzi. Le altre Ong quanto spendono? «Quattordicimila euro al giorno ma compreso il costo della barca e l’equipaggio, oltre al personale medico e ai nostri operatori specializzati che si occupano dei bambini» dicono da Save the Children. «Nessuna anomalia. Noi scegliamo i migliori mezzi possibili» risponde però Moas. «Tant’è che i droni quest’anno sono stati sostituiti da un aereo di pattugliamento marittimo. Seguiamo sempre procedure per ottenere il miglior prezzo».
DOVE VANNO A FINIRE I PROFUGHI
Esiste poi un secondo problema, dal quale poi è partito proprio un filone dell’indagine. Perché i migranti vengono portati sempre in Sicilia? Secondo le indagini italiane, la Phoenix avrebbe trasportato in Italia lo scorso anno almeno 15mila persone che invece avrebbero dovuto finire a Malta, perché approdo più vicino. «È la Guardia costiera di Roma che ci da istruzioni per le operazioni di soccorso e porto di sbarco» risponde la Ong. C’è un fatto comunque da registrare: per Moas hanno lavorato l’ex capo di Stato maggiore maltese, Martin Xuereb, e uno dei suoi principali assistenti, Ian Ruggie, che hanno sempre lavorato per tenere lontani i migranti da Malta.
BENEFICIATI DI RIFLESSO
«Le Ong fanno, in mare, quello che invece dovrebbero fare gli Stati. E Moas, dopo Mare Nostrum, ha pensato a risolvere i problemi tra Italia e Malta» commenta, ironico, Fulvio Vassallo Paleologo, giurista che collabora con molte Ong. Con una battuta il professore introduce però un ulteriore elemento: qual è il ruolo politico di Moas?
Catrambone è un milionario americano. Il suo principale business è il Tangiers Group, multinazionale assicurativa attiva da sempre nelle zone di guerra e che per anni ha lavorato a stretto contatto con il governo americano. Tant’è che Catrambone è stato uno dei principali sponsor di Hillary Clinton alle ultime elezioni. Le tragedie del Mediterraneo centrale interessano particolarmente alle società di assicurazione. I mercantili che battono quel mare hanno avuto non pochi problemi perché chiamati, così come loro imposto, a partecipare alle operazioni di salvataggio in caso di barche in difficoltà. Questo costringeva loro a variare le tabelle di marcia di trasporto costringendo le assicurazioni, come quella di Catrambone, a pagare ricchi risarcimenti così come previsto dalle polizze. «Finito Mare Nostrum c’è stata la rivolta degli armatori» ricorda Vassallo Paleologo. Poi la situazione, grazie anche al prezioso lavoro delle Ong, è rientrata.