la Repubblica, 30 aprile 2017
L’amaca
E se alla signora di Torino che il marito vuole ammazzare (lei e i due figli; ci ha già provato; e dice che lo rifarà appena uscito di galera) si assegnasse una scorta? Magari togliendola a qualche notabile che ne gode per strascichi di vecchie vicende, o a qualche vice-potente che se ne serve più per mantenere uno status che per necessità? Ecco un caso nel quale tra “gente” e “casta” esiste davvero una palmare, scandalosa differenza. E anche se sappiamo benissimo che è impossibile (logisticamente, economicamente) mettere sotto protezione tutte le donne minacciate dai loro abominevoli maschi, vale la pena almeno enunciare il problema: chi rischia di più la vita, chi è più esposto alla violenza, alla persecuzione, all’umiliazione, la signora di Torino o il notabile di Stato tra i cui benefit è prevista la scorta?
Odio la demagogia e credo che gli uomini delle istituzioni vadano tutelati (nella giusta misura) perché incarnano lo Stato anche per nostro conto. Idem i giornalisti nel mirino della mafia. Ma la parola “protezione”, specie nei casi di vita o di morte, fa immediatamente pensare a quella donna sola ed esposta all’odio malato del suo ex. Ecco un caso in cui dallo Stato è giusto pretendere molto di più di quanto fa, o non fa.