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 2017  aprile 29 Sabato calendario

La democrazia del pidocchio

Gran parte dell’inverno abbiamo lottato con i pidocchi. Non sono più un fenomeno dei mesi estivi, non appaiono più a primavera per scomparire verso novembre e dicembre. Ora la battaglia contro i parassiti della testa continua tutto l’anno e impegna mamme e papà con pettini manuali ed elettronici, shampoo, gel, antiparassitari.
Insomma tutto quello che serve per sterminare pidocchi e lendini. Una battaglia senza fine e anche costosa, se si pensa che i prodotti usati vanno dai 19 agli 8 euro l’uno, e non bastano mai. Da poco tempo ci sono anche centri specifici per il trattamento. I bambini rifiutano il taglio dei capelli a zero, unico modo per spegnere l’invasione, vissuto come un trauma, una violenza, vista l’identità che danno i capelli. A scuola naturalmente non se ne può parlare, se non in termini vaghi. Ci sono, di tanto in tanto, cartelli sulle classi o avvisi scritti da maestre e professori nei diari: la legge sulla privacy impedisce di fare nomi e cognomi. E poi a cosa servirebbe? Oramai tutti sono infestati, ricchi e poveri, maschi e femmine, buoni e cattivi. Il pidocchio è democratico, come gran parte dei nostri parassiti. Sembrano invece scomparsi i pidocchi dei vestiti, per via della maggior igiene nelle case e negli armadi, e anche quelli del pube, che erano l’incubo degli adulti, spesso legati a rapporti sessuali mercenari. I costumi sono mutati. I pidocchi sono affezionati a noi da alcune migliaia d’anni. Li abbiamo contratti nelle caverne, così sembra, a contatto con gli animali. Sono sedentari e flemmatici. Non si spostano né per mangiare né per copulare né per riprodursi. Siamo di fatto in simbiosi con loro, e come hanno accertato gli entomologi esistono pidocchi specifici per ogni tipo di mammifero su cui s’insediano. Un’altra dote che possiedono è quella di cementare le uova deposte ai capelli dell’ospite con un materiale originale, così da formare la “plica polonica” o “tricoma”, che è quello che i genitori cercano con i pettini di ferro d’estirpare. Verso la metà degli anni Ottanta i pidocchi sono misteriosamente riapparsi sulle teste degli umani. Se lo chiedeva persino Primo Levi in un articolo dedicato a loro, e soprattutto alle pulci, le quali sembrano invece scomparse dai corpi umani, insediate permanentemente in quelli di cani e gatti.
La risposta all’interrogativo: perché sono tornati? non c’è. Forse è stata l’abolizione del DDT e di altri antiparassitari da sterminio totale. Erano, e sono, cancerogeni, e la loro messa fuori legge è stata contemporanea al ritorno in forza dei parassiti, tra cui le zecche, forse le più temibili per via delle malattie che possono trasmettere. Le pulci non sono da meno, dato che sono state loro il tramite della peste nei secoli passati.
Per i pidocchi forse ha inciso la scomparsa del medico scolastico, un presidio sempre attento in passato. Ci stiamo avviando verso i mesi caldi, e quindi ci sarà senza dubbio una recrudescenza del fenomeno-pidocchi. Ogni anno, o quasi, imperterrito ne scrivo. Mi sono rassegnato a ricorrere alla dotazione di antiparassitari e lozioni e a sborsare il denaro necessario. Un pedaggio da pagare alla tarda o post-modernità, uno dei tanti cui ci siamo, in definitiva, abituati senza troppo ribellarci. Un parassita in più o uno in meno non fa poi tanta differenza, nonostante tutto.