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 2017  aprile 29 Sabato calendario

Scontro Del Vecchio-Messina sulla scalata di Intesa a Generali

MILANO Volano gli stracci tra Leonardo Del Vecchio e l’ad di Intesa Sanpaolo Carlo Messina. A margine dell’ultima assemblea di Luxottica a Milano, l’imprenditore risponde ai giornalisti sulla tentata scalata di Intesa a Generali, e parla di «chiacchiere da bar», che in America sarebbero costate il posto all’ad. E Messina, che tra i suoi azionisti ha tanti fondi Usa, risponde a tono minacciando di adire le vie legali.
«Come si fa con due società quotate in Borsa – risponde Del Vecchio a chi gli chiede delle avance di Intesa al gruppo di Trieste di cui l’imprenditore è un socio di peso – che un amministratore di una delle due faccia queste dichiarazioni: ‘noi vorremmo comperare...’. Come se io dicessi vorrei comperare la Microsoft. Lo può dire un ragazzino al bar, ma un amministratore delegato... vuol dire che non sa neanche che cosa è Generali». Incalzato dai giornalisti che gli chiedono se il rifermento sia a Messina, Del Vecchio ribadisce: «Ha fatto danno agli investitori più che al mercato. Se l’avesse fatto in America gli avrebbero fatto una class action. Una dichiarazione di un amministratore delegato di questo tipo sarebbe costata molto alla banca». Conti alla mano, Intesa aveva confermato un generico interessamento il 24 gennaio, precisando due settimane dopo su richiesta della Consob di aver in corso «possibili combinazioni industriali» con Trieste. «Sono soltanto oggetto di un case study», aggiunsero. In quelle cinque settimane di meditazioni sull’opportunità o meno di”combinarsi” con le Generali, il titolo Intesa aveva perso il 15,9 per cento del suo valore. Ma è anche vero che una volta che il 24 febbraio Messina ha annunciato che Intesa aveva rinunciato al progetto di studio di Generali perché «non creava valore per gli azionisti Intesa» e per perseguire il modello di crescita interna, il titolo ha gradatamente recuperato quanto aveva ceduto nei giorni precedenti a metà marzo.
«Ho letto le dichiarazioni di Leonardo Del Vecchio: evidentemente non sa di cosa parla e neanche sa come sono andate le cose – ha subito replicato Carlo Messina –. Intesa Sanpaolo non ha mai commentato l’argomento se non in conseguenza dell’acquisto del 3 per cento dei titoli della banca da parte di Generali (annunciato lo scorso 23 gennaio ndr), che peraltro continua a detenere». «Successivamente a tale acquisto di Generali Intesa Sanpaolo ha informato i mercati in maniera trasparente e rispettosa delle norme – ha precisato il banchiere – da ultimo comunicando la decisione di bocciare la possibile operazione di combinazione industriale in quanto non creava valore». Fatte queste premesse Messina ha concluso: «Quelle di Del Vecchio sono affermazioni diffamatorie a fronte delle quali reagirò nelle sedi opportune a tutela mia e della banca».
Del Vecchio, che di Generali ha il 3,19 per cento, in realtà non ha avuto un danno diretto dalla tentata scalata di Intesa, che invece ha avuto l’effetto di far salire il prezzo delle Generali, ma già altre volte l’imprenditore aveva usato toni bruschi. Nel 2012 in un’intervista al Corriere della Sera, Del Vecchio aveva definito «da tempo inadeguato» il lavoro di Giovanni Perissinotto in Generali; un’azione concertata dei soci aveva poi costretto alle dimissioni anticipate l’ad del colosso assicurativo. E ieri qualcuno leggeva nella reazione risentita e puntuale di Messina, un segno del fatto che la questione sollevata da Del Vecchio, in realtà tocca un nervo dolente per il banchiere. Pare infatti che qualche azionista importante di Intesa si sia sentito tradito dal fatto di apprendere dell’ipotesi di operazione dai giornali ma anche da come è stato gestito il case study su Trieste. Altri riferiscono che invece la trimestrale che Intesa annuncerà la prossima settimana sarà molto positiva e che l’andamento della banca nell’ultimo triennio è il migliore d’Europa. Intanto ieri la Luxottica di Del Vecchio – che l’11 maggio all’assemblea di Essilor convocherà a nozze con il gruppo delle lenti francesi – ha annunciato ricavi in crescita del 5,2 per cento a 2,38 miliardi anche grazie al dollaro (+1,9 per cento a parità di cambi).