Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  aprile 29 Sabato calendario

L’amaca

Quando a dire «io so, ma non ho le prove» era Pasolini, si trattava di un intellettuale cosciente di dare scandalo, forte solamente del proprio pensiero, e rischiando di suo. Ma se a dire «io so, ma non ho le prove» è un procuratore della Repubblica, ovvero una persona che solo attraverso le prove dovrebbe esprimersi, allora c’è qualcosa che non va. Anche perché a rischiare, se è un magistrato inquirente e non uno scrittore a pronunciare l’«io so», sono i potenziali inquisiti.
Ma il procuratore di Catania non è il solo a usare indelicatezza, nella delicatissima faccenda del salvataggio in mare dei migranti salpati dall’Africa. Come è facile capire, tra dire che la presenza delle navi ong vicino alle coste libiche «costituisce un incentivo indiretto» al traffico di umani (rapporto Frontex) e dire che «le ong sono in combutta con i trafficanti» (Luigi Di Maio) c’è una differenza enorme. Nel primo caso si tratterebbe di un eccesso di zelo umanitario, nel secondo di un’ignobile speculazione e soprattutto di un crimine. Cercare di usare le parole con precisione, per i giudici, per i politici, per i giornalisti, dovrebbe essere importante quanto per i migranti indossare il salvagente.