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 2017  aprile 29 Sabato calendario

Gianmaria Martini: «Ero pilota di auto da corsa ma sono rinato con il teatro»

Aveva 14 anni quando salì per la prima volta su un go kart: «Quel giorno ho subito capito che sarei diventato pilota», racconta Gianmaria Martini che ha poi cambiato decisamente pista e, ormai trentottenne, fa da anni l’attore a tempo pieno. «Sono sempre stato un ribelle, non a caso pronipote di un anarchico, forse una questione genetica. Misi letteralmente in croce i miei genitori per allenarmi sui circuiti: mia madre disperata. A scuola ero un disastro, più volte ripetente. A 16 anni ero già entrato nel campionato italiano, l’anticamera della Formula 1, dove approdai a fianco di campioni come Räikkönen. Correndo a 200 all’ora, mi sentivo un gran figo».
Ma arriva un brutto giorno: «Gareggiavo per la Renault. Con un gruppo di piloti stavamo facendo prove tecniche. Inizia a piovere e alla fine di un rettilineo usciamo tutti di pista come proiettili, uno sopra all’altro. Un macello. Ne esco vivo, ma con il braccio sinistro maciullato in varie fratture». Segue un periodo fitto di operazioni, «il momento più buio: era il mio fallimento – continua Martini – perché l’automobilismo era la panacea per i miei turbamenti esistenziali. Una specie di droga che mi permetteva di superare i problemi. Ma, dovendo abbandonare le corse, caddi in un pozzo di angoscia: una vita sregolata, dormivo pochissimo, non volevo finire gli studi. Ero diventato un caso psichico».
Il teatro in tutto ciò che c’entra? «È stata la mia rinascita: assistendo per caso alla rappresentazione del “Cyrano”, dove non volevo andare perché a teatro mi annoiavo moltissimo, è stato un colpo di fulmine e, come quando ero salito sul mio primo go kart, ho capito che avrei fatto l’attore. Gli amici mi sconsigliavano, mi prendevano in giro dicendomi se ero matto... I miei genitori invece mi hanno sostenuto. Ho frequentato un corso, poi ho sostenuto un provino e sono stato preso all’Accademia dello Stabile di Genova: l’unica scuola che ho portato finalmente a termine».
Ora è protagonista, nell’ambito del 53° ciclo di rappresentazioni classiche della Fondazione Inda al Teatro greco di Siracusa, delle «Fenicie» di Euripide nel ruolo di Polinice, dal 7 maggio con la regia di Valerio Binasco. Nel cast, Isa Danieli è Giocasta, Guido Caprino Eteocle. «Anche il figlio di Edipo è, a suo modo, uno schizzato, un caso psichico – continua Martini —. Sembra un buono, un saggio, uno che si riempie la bocca della parola “giustizia”, poi si presenta nella sua città, Tebe, a capo di un esercito nemico per raderla al suolo, uccidendo anche i suoi familiari».
E per interpretare il personaggio, si è ispirato a un naziskin: «Mi è capitato di rivedere The believer, un film del 2001, dove un giovane ebreo rinnega la sua razza e religione, diventando uno spietato persecutore antisemita: è un ribelle, pur essendo spaccato in due dai sensi di colpa. Anche Polinice è logorato dai sensi di colpa, sa che fare guerra alla sua patria va contro ogni logica, ma ha come un inferno che brucia dentro l’animo, è un violento, ha perso il controllo della razionalità e afferma di essere costretto a farlo: non avrà pace fino a quando morirà combattendo contro il fratello Eteocle».
Sono anni che Gianmaria non frequenta più le piste. «Mia madre ora è felice e viene sempre a vedere i miei spettacoli».