Corriere della Sera, 29 aprile 2017
«Proteggetemi dal mio ex marito. Se torna libero ci uccide tutti»
TORINO «Lo hanno liberato alle 20 e mezz’ora dopo era già nel nostro bar. Ha tentato di uccidere nostro figlio. Ora spero che i giudici lo tengano in galera, o ci ammazzerà tutti».
Sono parole piene di angoscia quelle di Elena Farina, 45 anni, che gestisce un locale nel quartiere di Madonna di Campagna, periferia Nord della città. Il suo ex marito, il 46enne Luigi Garofalo, ora è di nuovo in cella, ma mercoledì scorso, dopo essere stato scarcerato e mandato ai domiciliari, ha infranto il divieto di avvicinarsi alla famiglia e si è presentato con fare minaccioso nel bar che Elena gestisce con l’aiuto dei loro quattro figli.
Un matrimonio finito male: i continui litigi, le violenze, le sfuriate, una quindicina di denunce contro di lui. Tredici anni da «separati al bar»; due case diverse, ma uno stesso luogo di lavoro, a servire panini e caffè. Tentativi di ritrovarsi, vacanze insieme, foto di un brindisi a Tunisi nel 2016, anche un’altra cerimonia, nel 2014, per dirsi di nuovo sì davanti a un altare sulla spiaggia di Cuba. Seconde nozze che finiscono come le prime. Con le liti che riesplodono, sempre più violente, lei che presenta una denuncia dietro l’altra per maltrattamenti, lui che nega e la accusa di essersi inventata tutto: «Vuoi farmi finire in prigione per prenderti il locale che è intestato a me», è la sua difesa.
L’8 marzo scorso, Festa della Donna, Luigi Garofalo entra nel bar, il figlio fa scudo alla madre e Garofalo gli punta una pistola al petto. I testimoni sentono due click, le telecamere lo filmano mentre sembra ricaricare l’arma.
«Voleva uccidere nostro figlio e colpire me – sostiene l’ex moglie —, ma la pistola si è inceppata e un proiettile è caduto a terra».
«Non è vero – ribatte lui, difeso dall’avvocato Fabrizio Bonfante —, era una scacciacani». L’arma è sparita, portata via dal figlio più piccolo, di 13 anni, che dice di averla gettata in un fiume. Emilio Garofalo, il maggiore, ricorda: «Non ha detto niente. Ha subito premuto il grilletto. Voleva uccidermi, l’ho visto nei suoi occhi, sul suo volto, nella rabbia che aveva addosso quando mi ha buttato a terra e poi ha provato a ricaricare».
L’ex moglie rivela un altro retroscena: «Il 25 aprile un uomo è venuto al bar e mi ha detto che lo mandava Luigi, per gambizzarmi. Mi ha mostrato una pistola. Quindi ha chiesto dei soldi, glieli ho dati, se n’è andato avvertendomi che il mio ex avrebbe mandato qualcun altro».
Ogni volta che esce dal carcere, «Luigi si sente più potente, al di sopra di tutto, anche di questa legge che lascia sole le vittime. E noi siamo in pericolo. Non ho paura per me. Io, dopo aver combattuto e vinto contro il cancro, sono già morta e rinata una volta. Ho paura per mio figlio – spiega Elena Farina —, perché ha detto che ci ucciderà, me e lui. E questa volta, se lo lasciano libero, lo farà davvero. Il bar è solo una scusa. Sono disperata. Vedo che i poliziotti lavorano giorno e notte per aiutare chi subisce drammi come il mio. Poi le persone che arrestano escono subito. Non può essere così. La prossima volta che ci sarà la mia foto su un giornale, non sarà per un appello, ma per raccontare che sono stata uccisa».