Corriere della Sera, 1 maggio 2017
Cuore, tattica e montanti: Joshua è la nuova stella della boxe
Un montante destro all’11° round ha cambiato le sorti del match fra Anthony Joshua e Wladimir Klitschko, consacrando il primo come il miglior peso massimo in circolazione. Fino a quel colpo terrificante, l’ucraino aveva cullato il sogno di poter vincere ai punti: in vantaggio nel cartellino di un giudice (decisione corretta, così non si può dire degli altri due che davano avanti Joshua), Klitschko era davvero sembrato in condizione di portare a termine la clamorosa impresa. Invece quel montante ha sovvertito la storia, come chiedevano a gran voce i 90 mila spettatori che hanno gremito il tempio di Wembley. Ora la domanda è: con Joshua è nata la nuova stella del pugilato mondiale? La risposta è sì, per cinque buoni motivi.
1) Intelligenza tattica. Si diceva che l’inglese, con soli 18 match all’attivo (pur vinti tutti per k.o.) avrebbe patito un deficit di esperienza. In realtà sul ring si è comportato da veterano, variando la tattica in base ai momenti. Per natura aggressivo, ha saputo contenere lo slancio per esporsi il meno possibile ai contrattacchi di Klitschko, giocando la cifra della saggia attesa alternata a improvvise accelerazioni.
2) Integrità fisica. Il destro dritto di Klitschko alla sesta ripresa avrebbe tramortito chiunque: Joshua, finito al tappeto, lo ha assorbito in pochi attimi, recuperando la lucidità per impedire al rivale di chiudere il conto. Segno di forza fisica e di preparazione curata.
3) Personalità. Di fronte al totem della categoria, Joshua ha tenuto alte motivazioni e aspettative, mai dando l’impressione di poter essere soggiogato psicologicamente. Non si è disunito di fronte ai jab sinistri con cui Klitschko ha provato a sbarragli la strada. Nei momenti di difficoltà ha reagito. Cuore e coraggio non gli mancano.
4) Potenza. Joshua possiede il colpo del k.o. declinato in varie forme: diretto destro, gancio sinistro, montante. Nel quinto round ha atterrato l’ucraino sfoderando una serie a due mani conclusa con il sinistro. Se il match non si è chiuso poco dopo è per la bravura difensiva di Klitschko. Il montante destro all’11° round è stato il suo capolavoro.
5) Margini di miglioramento. Anthony Joshua non sarà Tyson, Lennox Lewis o Holyfield, ma è un progetto di campione che vale la pena di seguire. Non è giovanissimo (27 anni), ma ha davanti a sé almeno un decennio di successo. Ha ampi margini per progredire nella sua ricerca di perfezione. Deve migliorare nella fase difensiva, allenarsi a non perdere mai la concentrazione. Dopo la vittoria con Klitschko (che pretende la rivincita) entrerà nel frullatore della boxe-business: già si vocifera di incontri in Cina, in Africa e nel Medio Oriente. Sopportare questo, sopportare tutto, potrebbe essere più difficile di una sfida sul ring. Ma Joshua ha mostrato di avere le spalle larghe e le idee chiare per reggere all’urto di pressioni o condizionamenti esterni.