Corriere della Sera, 1 maggio 2017
Addio a Zurzolo, il contrabbassista di Daniele (e non solo)
NAPOLI Nel gennaio del 2015, nei giorni successivi alla morte di Pino Daniele, molti artisti suoi amici e che con lui avevano suonato, lo ricordarono attraverso aneddoti personali. Rino Zurzolo, invece, pubblicamente preferì parlare sempre del musicista, della sua creatività, della sua dedizione allo studio della chitarra.
Daniele e Zurzolo erano legati da affetto profondo e antico. Fu una sera a casa di Rino che nacque Napule è, un brano che oggi fa parte della storia della musica, ma Zurzolo di quella serata storica non ha mai raccontato molto. Per riservatezza, per proteggere un ricordo privato, perché fu un momento tra amici e apparteneva quindi solo a lui e ai suoi amici. Rino Zurzolo era così: parlava attraverso la musica.
Con il suo basso Fender dei tempi di Napule è e dell’album Terra mia, e con il suo contrabbasso che negli anni, soprattutto dopo il diploma al conservatorio di San Pietro a Majella, aveva finito per preferire in maniera pressoché assoluta, sapeva essere protagonista durante i live o in studio esattamente quanto preferiva tenersi defilato una volta spenti i riflettori. Di quel gruppo che iniziò, e in una storica reunion concluse anche, il percorso musicale di Pino Daniele, c’erano ragazzi molto più esuberanti di lui: l’incontenibile Tullio De Piscopo alla batteria, il sanguigno James Senese al sax, il fantasioso Toni Esposito alle percussioni, lo stravagante Joe Amoruso alle tastiere. Ognuno capace di conquistarsi la scena anche oltre il palco. A Zurzolo interessava poco. La sua profonda ironia, la simpatia, bisognava saperle cogliere: le offriva con semplicità a chiunque si relazionasse con lui, ma la cosa importante restava la musica.
Quella che lo ha portato a collaborare non solo con Pino Daniele ma con artisti come Chet Baker, Billy Cobham e tantissimi altri, tra i quali anche Giorgio Gaber. E che gli è valsa una cattedra al conservatorio di Benevento. Zurzolo ha suonato e insegnato finché le forze lo hanno sostenuto, pure dopo la diagnosi del male che l’altra notte se l’è portato via. Nella sua casa napoletana sulla collina del Vomero, circondato dalla moglie, i figli, i fratelli musicisti come lui, e gli amici di sempre, sabato è entrato in coma e poco dopo la mezzanotte è morto. Oggi, attraverso il web, chiunque può scoprire quanto fosse conosciuto e amato: in tantissimi hanno dichiarato quanto lo ammirassero e hanno postato i video delle sue performance. Lui avrebbe voluto essere ricordato proprio così.