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 2017  maggio 01 Lunedì calendario

May ribatte dura alla Ue (con un occhio alle urne): no all’intesa a tutti i costi

Londra Piuttosto che farsi mettere nell’angolo dall’Europa, la Gran Bretagna è pronta ad abbandonare il campo. Lo ha ripetuto ieri la premier Theresa May, il giorno dopo che i 27 hanno concordato una linea della fermezza nei negoziati con Londra sulla Brexit: la leader conservatrice preferisce lasciare l’Unione Europea senza nessun accordo piuttosto che dover digerire condizioni ritenute inaccettabili.
Le conseguenze di un simile scenario sono inimmaginabili: fra due anni il Regno Unito si troverebbe fuori dalla Ue senza alcuna cornice legale a regolare i rapporti. Le frontiere si bloccherebbero e i commerci tornerebbero a essere regolati dal Wto, l’Organizzazione mondiale del commercio, con l’imposizione di dazi e il probabile caos alle dogane.
È una posizione che Theresa May aveva già fatto balenare qualche mese fa, tra la costernazione dei più (e il plauso tacito degli esponenti più estremisti del partito conservatore, che puntano a una rottura netta con l’Europa). Ma poi aveva smussato, sottolineando più volte di puntare a raggiungere il miglior accordo possibile per Londra e per Bruxelles.
Ora, di fronte alla coerenza della Ue, che chiede alla Gran Bretagna di saldare un conto da 60 miliardi prima ancora di discutere di accordi commerciali e di accettare l’autorità della Corte europea di giustizia nelle dispute sui diritti dei residenti comunitari, Theresa May sembra scegliere di nuovo l’arrocco. Salvo poi negare le accuse di vivere in una realtà parallela: «Non sono in una galassia differente – ha detto ieri intervistata dalla Bbc – ma i commenti che abbiamo visto arrivare dai leader europei mostrano che questi negoziati saranno duri».
Il nodo più difficile da sciogliere è proprio quello della parcella di divorzio: ed è a questa proposito che la premier britannica ha ricordato che «anche la Ue ha detto che nulla è concordato finché tutto non è concordato». Come a dire che su questo punto sono pronti a far saltare il banco.
L’altro esempio di distanza fra le due parti è la possibilità di stipulare un trattato commerciale entro i due anni concessi dai Trattati al negoziato sulla Brexit. «Dovremmo puntare a negoziare un accordo complessivo di libero scambio nel periodo di tempo che abbiamo a disposizione», ha ripetuto Theresa May in un’altra intervista. Ma alla cena di mercoledì scorso a Downing Street il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, si è presentato con una copia del Trattato commerciale fra Ue e Canada: un documento di 2.255 pagine che ha richiesto un decennio di trattative. Un modo per far capire che le speranze di Londra sono del tutto illusorie.
«Abbiamo le loro linee guida negoziali e abbiamo le nostre – ha commentato la premier al Daily Telegraph —. Che sono la lettera sull’Articolo 50 e il mio discorso di gennaio alla Lancaster House». In quell’occasione la leader del governo britannico aveva indicato come priorità la fine della libera circolazione delle persone e lo stop alla giurisdizione della Corte europea.
La partenza in salita delle trattative è tuttavia un’opportunità per Theresa May per fare appello al fronte interno, in vista delle elezioni convocate per l’8 giugno: «La cosa importante a quel tavolo negoziale è avere un forte primo ministro del Regno Unito, con un forte mandato popolare che rafforzi la nostra mano per ottenere il miglior accordo possibile», ha sostenuto.
Ma gli ultimi sondaggi mostrano una flessione dei consensi: il vantaggio dei conservatori sui laburisti, che aveva superato i venti punti, si sarebbe ridotto soltanto a tredici.