TheGoodLife, 1 maggio 2017
Chongqing. La conquista dell’Ovest
Chongqing, città-provincia del Sud-ovest della Cina, una bella mattina d’inverno. Qualche raro raggio di sole proietta una debole luce sulla giungla di grattacieli generalmente immersi in una fitta nebbia. Ci troviamo sulla Penisola di Yuzhong, cuore storico e geografico di questa megalopoli, una delle più grandi del Paese insieme a Pechino, Shanghai e Canton. Alla sua estremità, là dove il fiume Jialing incontra le acque turbolente del Fiume Azzurro (lo Yangtze, il corso d’acqua più lungo dell’Asia), le gru a gruppi di dieci costruiscono quello che diventerà di sicuro, nel 2018, il nuovo simbolo di Chongqing: Raffles City, un complesso di 8 grattacieli di appartamenti e uffici progettato da Moshe Safdie. L’architetto e urbanista israelo-americano-canadese ha già segnato con un landmark una grande città dell’Asia, Singapore: è suo il Marina Bay Sands, il 5 stelle famoso per la sua piscina a sfioro che offre, dal 57° piano, una vista incredibile sullo skyline della città-Stato. A Chongqing, quattro delle otto torri di Raffles City saranno collegate tra loro da un corridoio di vetro sospeso a 280 metri dal suolo. 1 lavori sono iniziati nel 2012 grazie a CapitaLand, società immobiliare di Singapore. Costo dell’operazione? Oltre 3 miliardi di euro. Si tratta del più grande investimento mai realizzato finora da un’impresa di Singapore in Cina. Questa è Chongqing. Mentre il resto della Cina frena, la municipalità autonoma di 33 milioni di abitanti, con una superficie di 82 300 km2 (due volte la Svizzera) continua a trasformarsi grazie all’azione delle ruspe. Nel 2016, secondo i dati ufficiali, la città ha registrato per il quindicesimo anno consecutivo un tasso di crescita a due cifre: il Pii è aumentato del 10,7%, contro il 6,7% della media nazionale (dato peggiore degli ultimi 26 anni). Dal 2007 Chongqing cresce senza sosta e più rapidamente del resto della Repubblica popolare. «Prendiamo per esempio la produzione di acqua potabile, un eccellente indicatore dello sviluppo economico. Tra il 2002 e il 2016 è aumentata a Chongqing fra il 12 e il 15% annuo. Un caso senza paragoni nel mondo. In Europa la crescita si aggira tra TI e il 3%» spiega Minghua Sun, vicepresidente per l’Asia di Suez Environnement, nel suo ufficio a nord della città. «È una megalopoli molto dinamica». Talmente dinamica che Suez, qui presente soprattutto nella gestione delle acque, vi realizza un terzo di tutte le sue attività in Cina. Distribuzione d’acqua potabile, trattamento delle acque reflue... In quindici anni, secondo Minghua Sun, il gruppo francese ha investito a Chongqing, dove conduce 5 impianti di produzione di acqua potabile, qualcosa come 550 milioni di euro.
Locomotiva del Sud-ovest
«Il rallentamento economico che sta vivendo la Cina non ci preoccupa. Qui c’è un enorme potenziale» osserva dal canto suo Du Shulin, vicedirettore comunicazione per la Chongqing Liangjiang New Area, distretto economico-industriale di 1 200 km quadrati lanciato nel 2010 dal governo centrale per attrarre multinazionali straniere come Ford, Acer, Air Liquide e la conglomerata americana Honeywell. «In questi ultimi trentanni le province costiere della Cina sono state il terreno di sperimentazione dell’apertura al mondo e contemporaneamente il polmone economico del Paese. Ma le nuove occasioni di crescita arriveranno in futuro dalle province interne del Sud-ovest» prevede Du Shulin. «Continuiamo a espanderci. Abbiamo 33 milioni di abitanti e le immense necessità dell’area sostengono le nostre imprese».Il dinamismo evocato da Minghua Sun o Du Shulin, Chongqing lo deve soprattutto al sostegno incondizionato dello Stato cinese.Che non è mai venuto meno dal 1997. In quell’anno Pechino trasformò la città in una provincia-locomotiva destinata a trascinare tutto il Sud-ovest cinese. Chongqing fu separata dalla provincia del Sichuan e da allora è una provincia a sé. «Una quindicina di anni fa il governo cinese si è reso conto dei rischi di frattura derivanti dalla sua crescita. C’era, da un lato, una costa modernizzata, aperta al mondo e al digitale. All’interno del Paese, invece, zone rimaste ai margini di qualsiasi processo di modernizzazione. Pechino ha quindi lanciato, al volgere degli anni Duemila, la politica del “Go West” al fine di sviluppare l’entroterra» ricorda Gérard Mestrallet, presidente del consiglio di amministrazione di Engie (ex GDF Suez) e consulente della municipalità di Chongqing dal 2006. «C’era bisogno di un polo urbano che concretizzasse questa politica e il governo cinese ha scelto Chongqing. La città ha ricevuto tutti i finanziamenti di cui aveva bisogno, in particolare per potenziare le infrastrutture». Parallelamente, il cantiere faraonico della diga delle Tre Gole, partito nel 1994, ha accelerato gli spostamenti della popolazione. Gli abitanti dei villaggi lungo il Fiume Azzurro, costretti a trasferirsi a causa del previsto innalzamento delle acque causato dal bacino artificiale, si sono riversati su Chongqing. La conquista dello status di provincia è stata il semaforo verde per gli investitori cinesi e stranieri. Chongqing, che fu capitale provvisoria della Cina durante la Seconda guerra sino-giapponese (1937-1945), ha attratto per primi i cinesi delle regioni vicine, venuti a cercare fortuna. Come un bruco, alla fine degli anni Novanta la città ha iniziato la sua metamorfosi. Alimentate a carbone, le fabbriche hanno preso a funzionare a pieno regime, peggiorando in modo drammatico l’inquinamento dell’acqua e dell’aria. Chongqing è diventata la città più inquinata della Cina e del mondo. Ed è diventata tristemente famosa per le piogge acide. «Sembra un acquerello dipinto soltanto con il grigio» scriveva nel 1995 Caroline Puel, all’epoca corrispondente dalla Cina per Libération.Una città aperta e internazionale
La seconda svolta è arrivata nel 2008, con la crisi finanziaria globale. Le province esportatrici della costa, lo Zhejiang e il Guangdong, sono state colpite dal crollo della domanda estera. «Tutti i mercati esteri sono diventati turbolenti e il governo cinese ha compensato sostenendo di nuovo il Sud-ovest del Paese» dice Du Shulin. Questa volta i dirigenti cinesi hanno deciso di mettere Chongqing direttamente sotto la protezione del governo centrale di Pechino. Nel 2010 la città-provincia è diventata la quarta municipalità della Cina gestita direttamente dallo Stato, insieme a Pechino, Shanghai e Tianjin. «Si capiva che Chongqing sarebbe presto diventata simile a queste tre città. Ma nessuno immaginava, all’epoca, che potesse accadere così in fretta» ricorda Minghua Sun. «Il primo impianto di Suez, qui, sorgeva in mezzo al nulla. Chong-Molti sinologi hanno evidenziato le peculiarità del “modello Chongqing”.qing era un gigantesco cantiere, c’era fango ovunque e dovevamo indossare sempre gli stivali. Abbiamo chiesto alla sede centrale, in Francia, di venire qui per rendersi conto della situazione. A Parigi conoscevano solo Pechino e Shanghai». Poco dopo, nel 2010, il governo centrale ha promosso Huang Qifan, un ufficiale da nove anni a Chongqing, sindaco della municipalità. Nuovo segnale, nuova svolta: Huang Qifan era famoso come Tuomo di Pudong“, il quartiere degli affari di Shanghai interamente costruito sulle paludi. «Pudong è il progetto di sviluppo urbano più spettacolare al mondo, ed è merito di Huang Qifan» ricorda Gérard Mestrallet. Fino al dicembre 2016 il “sindaco-finanziere” ha forgiato Chongqing a propria immagine e somiglianza: aperta einternazionale. L’obiettivo era recuperare il gap con Shanghai entro 10 anni. Senza Huang Qifan, si dice a Chongqing, la città non sarebbe mai diventata la piccola Hong Kong dell’entroterra che è oggi. Negli stessi anni il segretario provinciale del Partito comunista, il potente e ambizioso Bo Xilai, ha fatto la sua parte in città a colpi di investimenti pubblici. Le organizzazioni criminali sono state sradicate e sono spuntati come funghi edifici residenziali a destinazione sociale.
Molti sinologi hanno evidenziato le peculiarità del “modello Chongqing”. «Huang Qifan ha analizzato la situazione. Partendo dal principio che era impossibile fare tutto, si è concentrato sull’industria automobilistica, l’elettronica, la finanza e l’energia» sintetizza Zhang Jinbai, 33 anni, rappresentante locale di Engie. «Risultato: una struttura economica ben equilibrata. Da questo punto di vista, Chongqing è molto diversa da altre metropoli cinesi, che hanno puntato tutto sul settore immobiliare». Nessuna nota stonata, allora? In realtà Chongqing resta dominata dalla presenza industriale. In particolare, dal settore elettronico e automobilistico. Un computer su quattro venduto nel mondo ò assemblato qui, stando a quello che dicono i media cinesi. La città-provincia è anche il principale4distretto automobilistico della Cina, con 3 milioni di veicoli usciti dalle sue linee di produzione nel 2016. «Per darvi un termine di paragone, l’anno scorso Mercedes-Benz ha venduto in tutto il mondo 2 milioni di auto» afferma il dirigente della Chongqing Liangjiang New Area. Da Ford a Hyundai, passando per General Motors, qui ci sono tutti, attraverso joint venture. Ma il grande costruttore locale si chiama Changan, a cui si è associato il gruppo francese PSA per la produzione delle DS in Cina. «Occupiamo la 150posizione a livello mondiale, appena dietro a Mazda» dichiara soddisfatto Wang Jing, 28 anni, uno dei responsabili del dipartimento marketing di Changan che, al volante della sua auto elettrica, ci accompagna a uno degli stabilimenti del gruppo. Quando arriviamo, troviamo 6 000 tute blu impegnate a montare fari, parabrezza e altri componenti sulle carrozzerie. «Non possiamo più accontentarci di vendere soltanto in Cina. Dobbiamo sfidare i nostri competitor internazionali» sostiene Wang Jing. «Per ora esportiamo già in 100 Paesi, soprattutto in Russia, Iran e India».
La “ferrovia della seta”
Chongqing si fa in quattro per sostenere l’internazionalizzazione delle sue eccellenze, in particolare grazie a più moderne infrastrutture. Dal 2011 un nuovo treno merci collega direttamente Chongqing a Duisburg, in Germania, attraverso l’Asia Centrale e la Russia. «Per esportare merci in nave in Europa da Shanghai o Canton, attraverso lo Stretto di Malacca e il Canale di Suez, ci vogliono 40 giorni. Grazie a questa nuova linea ferroviaria bastano 16giorni» spiega entusiasta Du Shulin. Fiore all’occhiello del Sud-ovest, il treno Chongqing-Duisburg ha ricevuto anche la benedizione del presidente cinese Xi Jinping. Il capo supremo della seconda economia mondiale lo ha esaltato nel quadro delle “nuove vie della seta” che dovrebbero avvicinare la Cina all’Europa. «Il mercato americano appare instabile» suggerisce Du Shulin con un sorriso d’intesa. Un’allusione neanche tanto velata all’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca. «L’Europa si volge sempre più all’Asia, mentre la Cina guarda più a ovest che oltre il Pacifico. Grazie a questo treno siamo diventati un ponte che collega le province interne cinesi all’Europa». Un ponte. Uno di più, in questa città che ne ha costruiti tanti per potere attraversare senza difficoltà i due enormi corsi d’acqua che fanno tutta la bellezza cinematografica di Chongqing: il Fiume Azzurro e il suo affluente Jialing.