il Fatto Quotidiano, 1 maggio 2017
Olio finto, vino e mozzarelle taroccate: la mafia a tavola
Senza saperlo ogni giorno rischiamo di portare in tavola e consumare l’olio d’oliva di Matteo Messina Denaro e della sua famiglia, la mozzarella di bufala del clan dei Casalesi, o le arance della ’ndrina Piromalli. Nei bilanci delle cosche, nel corso del 2016, dal solo settore alimentare sono entrati la bellezza di 21,8 miliardi di euro. Il business è decisamente in crescita, tanto che il volume d’affari in un anno è salito addirittura del 30%.
La criminalità organizzata da anni ha allargato i suoi interessi. Non più solo droga e armi, ma anche frutta, pane, olio, latte: ormai affonda i suoi tentacoli in produzione, importazione, trasporto, confezionamento e distribuzione di interi settori alimentari, in Italia e all’estero, utilizzando ovviamente l’illegalità per guadagnare nuove fette di mercato. I suoi strumenti privilegiati sono i furti, le minacce, le estorsioni e naturalmente le contraffazioni.
La conferma arriva dall’ultima straordinaria operazione di contrasto alle frodi alimentari Opson VI, cui hanno preso parte intelligence e forze dell’ordine di 61 Paesi, 21 in Ue Italia compresa. Europol e Interpol hanno sequestrato 9.800 tonnellate e più di 26,4 milioni di litri di alimenti e bevande contraffatti e potenzialmente pericolosi per la salute: valore complessivo della merce taroccata 230 milioni di euro. In soli 4 mesi, tra dicembre scorso e marzo, hanno eseguito 50.000 interventi tra perquisizioni e controlli in negozi, mercati, porti, aeroporti, magazzini e aree industriali.
Tra i prodotti fuori legge hanno trovato di tutto, dall’olio d’oliva alla carne, dai frutti di mare al pesce in scatola, fino al vino e l’acqua minerale. I nostri Nas, che hanno partecipato all’operazione, infatti, hanno scoperto nel Lazio una partita di 32.000 bottiglie di plastica di acqua, circa 266.000 litri, taroccate e sfuggite a qualunque controllo sanitario; mentre i Carabinieri, guidati dalla Dda di Firenze, nello stesso periodo hanno smantellato un’organizzazione criminale che tra Campania e Toscana produceva e metteva in commercio vino adulterato con alcol, vendendo in Italia e all’estero un prodotto di scarsa qualità invece di Chianti, Brunello di Montalcino e Sassicaia, tutti vini doc e docg.
Ma il fenomeno delle agromafie è molto più esteso. Così in questi mesi, mentre a Empoli venivano scoperti gli imbottigliatori di vino tarocco, nella piana di Gioia Tauro la ’ndrina Piromalli pianificava frodi per il mercato agroalimentare a stelle e strisce. Negli ipermercati di New York, Boston e Chicago la potente cosca calabrese piazzava olio di sansa della peggiore qualità, importato da Siria, Turchia e Grecia, vendendolo come extravergine d’oliva “Made in Italy” in bottiglie a marchio “Bel frantoio”; e poi grazie all’ultimo rampollo di famiglia ancora in libertà, Antonio, controllava l’Ortomercato di Milano, agrumi e ortofrutta compresi.
Ma può accadere anche di peggio. A Caserta, lo scorso febbraio, il secondogenito del capoclan Francesco “Sandokan” Schiavone, è stato arrestato perché imponeva le mozzarelle di bufala Campana dop del suo caseificio ai distributori sia in Campania che nel resto d’Italia, mentre nella stessa area tre aziende produttrici venivano messe sotto sequestro perché, invece di utilizzare latte di bufala fresco, usavano quello vaccino tedesco, scaduto e corretto con soda caustica. Mentre a Trapani negli stessi giorni i magistrati confiscavano a Matteo Messina Denaro l’ennesimo patrimonio intestato a prestanome: questa volta 13 milioni di euro tra ville, fabbricati industriali, autorimesse, negozi, magazzini, laboratori e terreni, e soprattutto quattro società operanti nel settore dell’olivicoltura.
Ma se il Sud piange, il Nord non ride. Nei primi tre posti della triste classifica delle Province del nostro Paese più infiltrate dalle agromamafie, al secondo e al terzo posto, dopo Reggio Calabria, ci sono Genova e Verona. La ragione? I traffici finalizzati al business del falso Made in Italy. Il dato è emerso dal Rapporto #Agromafie2017 elaborato da Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare. Nella Top ten, ovviamente sono presenti anche Catanzaro, Caserta, Napoli, Palermo, Caltanissetta, Catania e Bari.
“Le mafie” – spiega il presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvo – dopo aver ceduto in appalto la gestione di caporalato e sfruttamento della manodopera, condizionano il mercato stabilendo i prezzi dei raccolti, controllando intere catene di supermercati, esportando vero o falso Made in Italy”. E aggiunge: “Quasi quotidianamente gli agricoltori onesti subiscono furti di trattori, falciatrici e altri mezzi agricoli, gasolio, rame, prodotti della terra preziosi, come limoni, nocciole, olio e vino. Si tratta raid capaci di mettere in ginocchio un’azienda”.