La Stampa, 30 aprile 2017
Denunciato dall’ex moglie quindici volte. Il giudice: «È pericoloso, resta in carcere»
Luigi Garofalo è pericoloso, incline a non rispettare i divieti e le misure cautelari disposte nei suoi confronti e per questo deve restare in carcere. Lo ha stabilito ieri il giudice durante l’udienza di convalida. È la risposta, implicita, alle richieste dell’ex moglie, che giovedì aveva deciso di uscire allo scoperto per chiedere aiuto. «Quell’uomo vuole uccidermi. L’ho già denunciato quindici volte, invece lui torna sempre libero. Questa non è una vita».
La pistola
Non è una vita quella di Elena Farina, se è vero che l’ex marito, già finito dietro le sbarre per stalking e che non dovrebbe nemmeno più avvicinarsi ai luoghi frequentati dalla donna, arriva a puntare una pistola contro il figlio «perché continuava a prendere le difese della madre». Era il giorno della festa della donna, all’interno di uno dei bar di famiglia, periferia Nord di Torino. Garofalo viene arrestato nei giorni seguenti, ma non per tentato omicidio perché l’arma, apparentemente una semiautomatica che si sarebbe inceppata, non si trova. «Era solo una scacciacani», si è difeso lui, che se l’è cavata con l’accusa di atti persecutori. Mercoledì scorso, per lui si erano riaperte le porte del Lorusso e Cotugno: avrebbe dovuto scontare i domiciliari, accolto in una parrocchia. Invece, quaranta minuti dopo, era di nuovo davanti a quel bar. Ha affrontato Elena Farina ripetendole quello che le aveva già scritto tante volte con il telefonino. «Te la farò pagare. Tu muori entro due giorni». E la lettera di scuse, arrivate ieri dal carcere, non sembrano aver sortito alcun effetto.
Le reazioni
Ieri, prima della notizia della decisione del giudice, la donna aveva ricevuto la telefonata di Maria Elena Boschi, sottosegretario con delega alle Pari Opportunità. «Nei prossimi giorni andrò a trovarla per portarle l’affetto e la vicinanza mia e di tutto il Governo. Non lasciamo sola una donna che denuncia una violenza», ha scritto sul proprio profilo Facebook.
Adesso che l’uomo è stato nuovamente rinchiuso nel carcere, Farina tira un sospiro di sollievo. Per lei e per i suoi figli. Il più giovane, che viveva con il padre, è stato affidato a una comunità. Lui che sui social continua a difenderlo, lui che l’8 marzo aveva raccolto la pistola caduta a terra ed era poi scappato con papà. Il più grande, invece, sui social condivide la scelta coraggiosa della madre. «Che tutti sappiano la verità. Che di vivere nascosto non ce la faccio più», scrive.
Storia difficile
Alle sue spalle c’è una lunga storia di maltrattamenti, di separazioni e tentativi di riconciliazione. Luigi ed Elena, 46 e 45 anni, si erano conosciuti ventiquattro anni fa. Dopo il primo matrimonio, la coppia era andata in crisi nel 2003. I due avevano deciso di farsi aiutare da uno psicologo e, nel 2006, c’erano pure state le seconde nozze, in riva alle spiagge di Cuba. Ma le violenze continuavano e sono arrivate a coinvolgere anche il ragazzo, oggi maggiorenne e intestatario del locale che oggi Garofalo vorrebbe a tutti i costi riprendersi. «Già a gennaio era arrivato a minacciarmi con una pistola», racconta la donna. Lei è sicura: «È la stessa che ha puntato contro mio figlio e poteva ucciderlo».