La Stampa, 30 aprile 2017
Usa-Seul, manovre militari contro i missili nordcoreani
Nelle stesse ore in cui la Corea del Nord tentava un nuovo test missilistico, la flotta di navi da guerra guidate dalla portaerei americana Carl Vinson è entrata nel Mar del Giappone. «La potentissima armata» – così l’aveva definita Donald Trump – ha iniziato ieri esercitazioni militari congiunte con le forze armate della Corea del Sud». «Obiettivo dell’esercitazione» ha fatto sapere la Marina di Seul «è di deterrente alle provocazioni di Pyongyang e serve a rafforzare l’alleanza tra la Corea del Sud e gli Stati Uniti». Quelle iniziate ieri sono le seconde operazioni della portaerei americana nelle acque delle Corea del Sud in due mesi e seguono di pochi giorni l’arrivo del sottomarino nucleare Michigan nel porto di Busan e altre esercitazioni congiunte con gli alleati dell’America nel Pacifico. Una manifestazione, questa, che l’amministrazione americana vuol continuare a mostrare i muscoli al regime di Kim Jong-un.
Tuttavia, il fallito lancio di un altro missile balistico dalla Corea del Nord – esploso a un’altitudine di 50-70 chilometri – conferma anche la determinazione di Pyongyang nell’andare avanti con il proprio programma di armamenti. L’ultima provocazione della Corea del Nord ha anche fatto scattare la sospensione per 10 minuti – ed è la prima volta che succede – del servizio sulle linee della metropolitana di Tokyo. Una decisione che ha lasciato a piedi 13.000 persone. Dopo che a marzo tre missili nord-coreani sono caduti a circa 200 miglia dalle coste nipponiche, Tokyo è sempre più preoccupata che i lanci di Pyongyang possano avere come obiettivo proprio il Giappone o le base americane su suolo giapponese. Il commento dell’amministrazione americana al nuovo test missilistico nord-coreano è stato affidato da Donald Trump a Twitter. «La Corea del Nord ha mancato di rispetto agli auspici della Cina e del suo rispettato Presidente».
Questa è la seconda volta in due giorni che Trump riconosce gli sforzi fatti dalla Cina sulla crisi nucleare nord-coreana. Una retorica, quella del presidente americano, cambiata profondamente nelle ultime settimane. La Cina rimane il principale partner commerciale della Corea del Nord, anche se Pechino è sempre più frustrata con il regime di Kim Jong-un, le cui continue provocazioni rappresentano una pericolosa minaccia alle sicurezza e alla stabilità della Cina e dell’Asia nord-orientale. Da febbraio, Pechino ha sospeso le importazioni di carbone dalla Corea del Nord e ora la stampa cinese non fa più mistero che in caso di un nuovo test nucleare la Cina sarebbe pronta a imporre limitazioni sulle esportazioni di carburante verso Pyongyang. Ma la Corea del Nord non se la prende solo con i vicini. Nelle scorse ore il regime di Kim Jong-un è arrivato a minacciare anche Israele, dopo che il Ministro della Difesa di Gerusalemme, Avidgor Liberman, aveva definito il regime di Pyongyang come «un gruppo di pazzi», amici della Siria di Bashar al-Assad e di Hezbollah. «Il popolo nord-coreano è pronto a dare una risposta spietata a chiunque osi offendere la dignità della leadership suprema», ha tuonato la Corea del Nord.