La Stampa, 30 aprile 2017
La soluzione è attaccare i patrimoni. La soluzione è attaccare i patrimoni
È iniziata al Senato la discussione del nuovo testo unico antimafia, già approvato e licenziato alla Camera. La novità degna di grande attenzione è che il Parlamento si appresta ad allargare il raggio d’azione delle misure di prevenzione patrimoniali, da anni ormai rivolte ai boss mafiosi e ai loro profitti illeciti, ai possedimenti sospetti di corrotti e terroristi. Subiranno il sequestro e la confisca dei beni, in pratica, non solo gli affiliati alle mafie, ma anche chi si è arricchito con pratiche illegali e con le agevolazioni di politici corrotti e chi accumula ricchezza macchiandosi del reato di terrorismo.
La legge La Torre, dunque, viene estesa alle tre grandi emergenze nazionali, segnalate nelle numerose indicazioni provenienti dalle diverse procure diffuse sul territorio italiano.
è significativo che ciò avvenga in concomitanza con la celebrazione dell’anniversario dell’assassinio di Pio La Torre, ucciso dalla mafia il 30 aprile del 1982, a Palermo, proprio in conseguenza del suo impegno parlamentare speso per l’approvazione di una legge (prenderà il suo nome) che colpisse i patrimoni mafiosi. Ma è importante, anche, il tempismo con cui la politica sembra, per una volta, aver preso coscienza della necessità di intervento anche verso la corruzione e il terrorismo, fenomeni che – come fu per la mafia negli Anni Ottanta – sono ormai riconosciuti come vere e proprie emergenze nazionali.
La strada del perseguimento dei patrimoni illeciti, come chi ha memoria ricorderà, fu aperta da Giovanni Falcone, un altro che ha sacrificato tutto, anche la vita, nella lotta al malaffare di ogni tipo. Fu lui uno dei primi a indirizzare le indagini antimafia alla «ricerca dei soldi» e a dimostrare quanto pesasse negativamente sulla collettività il bilancio economico delle mafie.
Oggi l’emergenza si è allargata a macchia d’olio. Da qui la necessità di un intervento della politica, visto che cari sono costati i ritardi del passato. È importante che ciò avvenga senza stravolgimenti legislativi. La legge La Torre esiste da tempo e, nel corso degli anni, ha dato segnali di buon funzionamento. Gli stessi mafiosi ammettono (nelle conversazioni intercettate) ormai di temere, più di ogni altra cosa, l’attacco dello Stato ai loro patrimoni. Si tratta di applicarla anche a corrotti e terroristi.
Ovviamente sappiamo che non tutta la politica sarà d’accordo e si profilano già dubbi ed obiezioni, proprio come avvenne con la Rognoni-La Torre, passata in seguito all’uccisione del dirigente comunista e, poi, alla tragica fine del prefetto Dalla Chiesa. È giusto che il dibattito parlamentare affronti tutte le questioni insite nei provvedimenti in discussione, ma bisogna evitare che la dialettica esasperata finisca per diventare un freno al varo del nuovo testo unico, stretto nei tempi di una legislatura in fase molto avanzata. Come bisogna far sì che in futuro (il Senato ne discuterà al momento dell’approvazione dell’articolo 13) si pensi al buon funzionamento dell’agenzia preposta alla gestione dei beni sequestrati e confiscati che, in passato, non ha dato i risultati sperati.