La Stampa, 1 maggio 2017
Il giovane turista lento che gira il mondo con un cinquantino
Henry Favre ha appena 22 anni ma ha già scoperto il segreto della felicità. L’ha inseguito a bordo di un’Ape fino a Capo Nord, in sella a un Ciao facendo il giro d’Italia e poi su fino alla cima della Scozia conquistata d’inverno. Henry l’ha letto nell’asfalto: la sua felicità è viaggiare. Viaggiare lento. Perché la lentezza non è noia ma opportunità di conoscenza, sfumature salvate dal turbinìo della fretta.
Adesso ne ha pensata un’altra: affrontare la strada simbolo delle avventure “on the road”, la mitica Route 66 negli Stati Uniti d’America. Ma, come al solito, senza fretta e senza un “cavallo di ferro” da lanciare al galoppo. Ancora in Ciao. «Con un cinquantino non l’ha ancora fatta nessuno e allora mi sono detto: perché no?».
Favre, un diploma in manutenzione meccanica in tasca e la passione per i bulloni nata aggiustando le biciclette prima di passare ai motori, ha già in mente quando provarci: tutto il mese di novembre e uno spicchio di dicembre per far mangiare al suo vecchio Ciao i quasi 3800 chilometri della “strada madre” che si srotola da Chicago fino alle onde di Santa Monica attraversando deserti e praterie.
Ma prima di pensare ai chilometri di asfalto, alle tempeste di neve e ai pezzi di ricambio Favre è impegnato in un’altra sfida. Quella contro la burocrazia: patente internazionale, problemi doganali, scartoffie da accatastare per rendere reale un sogno. I soldi, quelli, non sono mai stati un problema. «Anche se mandare un Ciao negli Stati Uniti costa più o meno 1300 euro non mi preoccupo – dice -. Lavorerò, mi darò da fare per cercare qualche sponsor. Ce l’ho sempre fatta, ce la farò anche questa volta». Poi si partirà, come sempre con una pianificazione ridotta all’osso. La solita tenda, una buona scorta di pezzi di ricambio e il bagaglio più abbondante ma allo stesso tempo più leggero: l’esperienza.
E dire che tutto era cominciato per una scommessa, quattro anni fa: andare a Roma in motorino tanto per fare una foto. Poi Henry ci ha preso gusto, si è innamorato di questa prospettiva da cui vedere il mondo e ha cominciato a raccontarlo: con una pagina Facebook (cercate “Henry Favre”) e con documentari prodotti da Grobeshaus VP. A parte l’avventura a Capo Nord, Henry ha sempre viaggiato da solo. Ma questa volta sarà diverso. «Saremo in due, con me verrà anche papà (Alessandro, classe 1963) con il suo Ciao. Solo che lui non lo sa ancora: vorrei che lo scoprisse leggendo La Stampa». Ecco fatto. «È stata un’idea di mamma – spiega – mi ha detto “perché non te lo porti via un po’ con te? In gelateria (la famiglia gestisce Il Pinguino all’Arco d’Augusto ad Aosta, ndr) è un periodo tranquillo”. Sarà bello, non vedo l’ora. Insieme, padre e figlio, dimostreremo a tutti che non serve un’Harley per vedere i cactus nel deserto».