La Stampa, 1 maggio 2017
Galleria dell’Accademia di Firenze
Quando Cecilie Hollberg è arrivata dalla Bassa Sassonia a Firenze per dirigere la Galleria dell’Accademia, secondo museo in Italia per numero di visitatori dopo gli Uffizi, sette sculture di Michelangelo con il gigantesco David, non è stata subito simpatia con il sindaco Nardella. Lei ha attaccato la situazione di degrado di via Ricasoli: venditori abusivi, tappetini ingombri di oggetti, mendicanti: «Una situazione indecorosa, chi viene a visitare il museo non può trovarsi in questo caos». Lui, Nardella, ha ribattuto a muso duro: «Non c’era bisogno che arrivasse dalla Germania per farci capire le Priorità della nostra città». Tant’è: insisti, insisti, gli abusivi sono scomparsi: «Al Primo maggio festeggiamo un anno con la strada decente e sgombera grazie ai continui controlli», sorride lei. Seduta nel suo ufficio, rivendica il successo di pubblico. Più 17% a dicembre, più 15% a gennaio rispetto al 2016 che pure era stato da record. «Ci chiamano manager, ci proviamo, abbiamo studiato il problema delle lunghe file all’ingresso e ora va molto meglio, anche se la sicurezza è fondamentale, il metal detector indispensabile». Le collaborazioni non esistevano prima: ora si lavora con l’Università e anche con gli americani della Saci, che hanno studiato percorsi per i disabili. Presto la nuova illuminazione, «perché se vuoi che le altre opere non siano schiacciate dalla grandiosità del David, devi farle vedere bene». Il nemico? Il morbus burocraticus, lo chiama lei: «Credevo noi tedeschi fossimo terribili, ma qui la burocrazia arriva a livelli incredibili». Un esempio? Forse solo la prossima settimana potremo collegarci alla rete in maniera che non si debba aspettare mezz’ora per inviare una mail. Il sito è del 1998: abbiamo dato una rinfrescata, ma va sempre tutto troppo lentamente, con le gare e gli appalti. Troppo. Può un museo così non avere, nel 2016, un sito?».