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 2017  maggio 01 Lunedì calendario

Palazzo Ducale di Mantova

Democratizzare la reggia, trasformarla in luogo d’incontro, legandola alla società: questo l’obiettivo dello storico dell’arte austriaco Peter Assmann, 62 anni. Non sono mancate frizioni e polemiche, a partire dalla lettera di 40 dipendenti per «i disagi e le imprecisioni» della nuova gestione. I risultati però sono arrivati con un boom di visitatori: 363 mila nel 2016, (+ 51% in un anno) una performance record che ha fatto scalare a Palazzo Ducale la classifica dei principali musei italiani. Assmann ha aperto alle mostre d’arte contemporanea. E rivendica il lavoro centrale di cura e tutela della collezione.
«Abbiamo comprato oggetti della cultura Gonzaga che erano dispersi e li abbiamo riportati a Mantova – commenta –. Abbiamo restaurato l’architettura e le opere. Soprattutto abbiamo usato molto di più gli spazi della reggia». E poi innovazioni nell’accoglienza dei visitatori e della comunicazione: dalla tipologia di biglietti alla creazione di una collana editoriale. «La riforma Franceschini va nella direzione giusta, ma l’autonomia ha ancora dei limiti, ad esempio nella scelta del personale», precisa Assmann.
«Non posso selezionare nessuno tranne che per posizioni volatili. Non ho nemmeno un addetto stampa. Nel museo, di pari livello, dove lavoravo prima avevo 7 persone su marketing e pr». Qui invece social e comunicazione sono gestiti dalla sua segretaria. E restano blocchi burocratici che complicano la vita quando si collabora con altri musei internazionali. Il potenziamento della ricerca di sponsorizzazioni ha fatto incassare 350 mila euro. Finanziamenti che hanno aiutato anche per le aperture della domenica. Per Assmann restano ancora nodi da sciogliere, inclusa una maggior autonomia nella scelta dei concessionari dei servizi museali quali biglietterie, café, bookshop. Ma la svoltà c’è.