La Stampa, 1 maggio 2017
Uffizi (Firenze)
Erasmus a Bologna, per 15 anni negli Usa, a Washington, a New York, al Minneapolis Institute of Arts, poi a Londra da Sotheby’s, Eike Schmidt, tedesco di Friburgo, è un esperto di arte fiorentina di fama internazionale. Agli Uffizi, spiega, ha cercato di portare aria nuova, «perché oggi un museo così non ha bisogno solo di storici dell’arte, ma di informatici, di ingegneri, architetti, anche di avvocati». Si dice fortunato: «Alcune di queste professionalità le abbiamo trovate tra coloro che erano già nostri dipendenti, solo che erano stati assunti come sorveglianti». Insiste: «Voglio che questo luogo diventi un laboratorio di innovazioni» Dice che la maggior virtù degli italiani è la flessibilità: «Sembra che non si riesca mai a concludere un’iniziativa, poi nelle ultime 24 ore ce la si fa sempre». La sua ricetta per il museo più frequentato d’Italia è sperimentare le novità: «I problemi ci sono, ma mai insormontabili e poi noi siamo stati chiamati qui proprio per risolverli». Dalla maratona di Wikipedia del gennaio scorso ai nuovi percorsi interni («quando avrò finito vorrò andare agli Uffizi senza stare in fila tre ore, vengo qua dagli Anni Ottanta e conosco bene la situazione dei visitatori»), a un nuovo sito web «che finalmente riusciamo a far decollare e che è fondamentale per l’Italia e in tutto il mondo». Annuncia che l’ipotesi del cinema estivo nel piazzale della galleria diventerà presto realtà, incassa i due milioni di euro dalla maison Gucci per il patrimonio botanico dei Giardini di Boboli. A chi gli rimprovera fin troppo movimentismo, lui risponde confermando la mission che è l’anima stessa di un’esposizione del genere: a marzo è stata presentata l’Adorazione dei Magi di Leonardo da Vinci dopo un lungo restauro. Conclude: «I visitatori aumentano, è il segno che il nostro lavoro è apprezzato». Il 2016 ha visto superare la soglia, anche psicologica, dei due milioni di presenze.