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 2017  aprile 30 Domenica calendario

Ranocchia, il nuovo principe d’Inghilterra

Andrea Ranocchia è rinato. All’Hull City si fregano le mani. Frog, come lo chiamano tutti nel Regno Unito, fin da subito è diventato la colonna portante della difesa del suo team. Il centrale umbro sta contribuendo in modo determinante alla lotta salvezza della sua squadra. Ma non c’è solo il calcio nella sua vita. Fuori dal campo è molto attivo nel sociale. Religioso e legatissimo alla sua città e a san Francesco, si è emozionato quando ha avuto il privilegio di incontrare il Papa. E sul futuro professionale non chiude le porte a nessuna ipotesi, dichiarandosi ancora un tifoso dell’Inter.
Come procede la sua esperienza in Inghilterra?
«Va molto bene e sono felice di viverla. Solo qualche mese fa la classifica rendeva difficile il pensiero di poter restare nella massima serie. Ma abbiamo ottenuto grandi risultati. Ora dovremo disputare delle partite complicate però siamo contenti di giocarci la permanenza in Premier e di poter competere per questo obiettivo».
Che differenze ci sono con l’Italia?
«Sono tantissime. Si vive il calcio in modo diverso. Qui c’è molta meno pressione. Non dico sia meglio o peggio, ma certamente era quello che di cui avevo dopo gli ultimi anni all’Inter».
È stato inserito tra gli acquisti migliori del calciomercato invernale…
«È una bella soddisfazione. Dopo tanto fango che mi è stato gettato addosso sto ricevendo i frutti degli sforzi sostenuti. Sono un professionista che dà sempre tutto per la maglia che indossa ed è piacevole togliersi i sassolini dalle scarpe grazie al lavoro svolto».
A cosa crede sia dovuto questo rendimento tornato ad alti livelli?
«Avevo bisogno di un cambio di vita. Ripeto: ero troppo infangato in Italia e non riuscivo più a esprimermi. Non voglio rimuginare. Quello che è stato, è il passato. E sono felice di aver superato questa prova.
Mi sento migliorato».
Da poco è nata la sua onlus. Di cosa si occupa?
«Soprattutto dell’ambito infantile e adolescenziale. Ricevo magliette e scarpe dagli amici del mondo del calcio. Il materiale viene battuto all’asta e il ricavato si tramuta in un contributo importante per i progetti che appoggiamo.
Avevo sempre fatto beneficenza a livello personale. Poi all’inizio del 2016 è venuta fuori quest’idea. Tra- scorsi sei-sette mesi per la progettazione, ora siamo attivi».
E i primi risultati sono più che incoraggianti…
«Con i proventi abbiamo potuto comprare degli apparecchi che monitorano lo stato di salute dei piccoli di cui si occupano i “Bindun”, un’associazione che assiste principalmente orfani e malati terminali. È stato effettuato anche un versamento in favore degli “Insuperabili”, una scuola calcio per ragazzi disabili. So che non cambierò il mondo ma è un impegno gratificante. Tutte le informazioni si trovano su: andrearanocchiaonlus. org».
Cosa l’ha spinta su questa strada?
«Sono cresciuto in questo modo. Ringrazio i miei genitori e la mia futura moglie. Credo sia giusto aiutare chi ne ha davvero bisogno se si ha la possibilità di farlo. A me piace. La beneficenza farà per sempre parte della mia vita».
La presentazione ufficiale della sua onlus è avvenuta ad Assisi.
«Ho dei ricordi indelebili di tutta la zona dove sono cresciuto. Quando ho un attimo di tempo ci torno sempre perché è l’unico posto dove posso rilassarmi. Assisi è un luogo magico, nel quale si respira un’aria di pace. Sono legatissimo a san Francesco. Casa mia si trova a poche centinaia di metri dalla sua tomba. C’è una sua frase molto famosa che mi rappresenta e credo che faccia al caso di tutti: “Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile e all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile”. Ogni persona parte da piccoli passi e magari senza accorgersene arriva a risultati straordinari. È la storia dell’umanità».
Qual è il suo rapporto con la fede?
«Stretto. Credo in Dio. Sono stato educato con determinati valori e a giugno coronerò la mia storia d’amore sposandomi con la compagna con la quale sono fidanzato da otto anni. Nonostante la mia professione, con tutti gli impegni che ne derivano, riesco a praticare la mia fede. Ad Appiano Gentile il giorno antecedente alle partite c’era il sacerdote per celebrare la Messa. Io, Zanetti, Mancini, Cordoba e chi lavorava nella struttura potevamo prendervi parte. E se si sentiva la necessità ci si poteva pure confessare nella cappella consacrata donata da Massimo Moratti».
La fede l’ha aiutata nel suo lavoro?
«Nel modo più assoluto. È stata molto importante nella mia carriera. Ho avuto modo di confrontarmi con la mia spiritualità nei momenti positivi e in quelli negativi. Tanti sportivi ringraziano il Signore dopo aver segnato. Io lo faccio ogni qual volta esco dal campo sulle mie gambe. Prego per questo. Mai invece per vincere una partita».
Ha incontrato papa Francesco.
«Un’emozione unica. Penso che Berbisogno goglio influirà sulla storia e stia già lavorando per cambiarla positivamente. È serio. Carismatico. Speciale».
C’è una vena artistica nella sua vita.
«Apprezzo un pittore in particolare: Giorgio Casanova, di Artisticamente Inter. Un professionista eccellente e una persona splendida. I suoi lavori sembrano fotografie. Non a caso lavora per la società nerazzurra.
A proposito... Nella prossima stagione si vede più in Serie A o in Premier League?
«Diciamo che adesso mi sono disintossicato. Ho ancora due anni di contratto con i nerazzurri e al momento sono concentrato solo sulla salvezza con l’Hull. Poi vediamo. Il mondo del calcio è strano e imprevedibile. In passato sono stato ad un passo dal Galatasaray quando c’era Mancini e ho rifiutato il trasferimento alla Juve con Conte. Fino alla fine di gennaio non sapevo che sarei andato in Inghilterra. Tutto si è concretizzato in mezza giornata. Come si dice: chi vivrà vedrà».
Ma resta un tifoso nerazzurro?
«Assolutamente. Non potrei tifare nessun’altra squadra in Italia».