Libero, 30 aprile 2017
Commercio, tv, robot: vivremo in un mondo tutto targato Amazon
Venerdì mattina Jeff Bezos, ceo e grande azionista di Amazon, si è scoperto più ricco per 4,4 miliardi di dollari. La cosa non l’ha emozionato più di tanto per almeno due ragioni. Innazitutto Jeff, 53 anni, figlio di ragazza madre di Albuquerque adottato a 4 anni da Miguel Bezos, un ingegnere cubano, è già da tempo multimiliardario, con un patrimonio di 80 miliardi. Anzi, soli 5 miliardi di dollari lo separano dallo scettro di uomo più ricco del pianeta. Inoltre, Bezos ha un’idea ben precisa di cosa fare di quella montagna di soldi: tra pochi mesi, ha già comunicato, venderà azioni Amazon per un miliardo di dollari per finanziare l’ultima su avventura: il varo di Blue Origin, il suo sistema di volo spaziale che, secondo i programmi, dal 2020 porterà turisti e merci in giro per i pianeti. Nell’attesa di conquistare le galassie, il re delle vendite on line sta consolidando la sua presenza nella nostra vita quotidiana su questa terra. Amazon è ormai dappertutto: sulla sua libreria virtuale puoi acquistare libro, musica o quant’altro vuoi nella società dell’infotainment. Da pochi giorni, con un semplice click, puoi abbonarti con spesa infima al Washington Post, il quotidiano del Watergate a rischio collasso che Bezos ha saputo riportare a livelli record di diffusione. Altri big della tecnologia, da Google a Facebook, possono vantare una presenza così capillare nella nosta vita. Ma solo Amazon permette di comprare, parcheggiare l’acquisto in un magazzino virtuale e farselo poi recapitare a domicilio. Il tutto grazie ad una struttura estremamente complessa che negli ultimi quattro anni ha creato una flotta di 40 aerei, migliaia di camion e anche una armada, per usare un termine caro a Donald Trump, di navi e cargo che solcano il mare della Cina. Un pacchetto formidabile che consente alla società Usa di gestire con successo il servizio Prime, comprese le consegne a domicilio, a tempi record su tutti i principali mercati del pianeta. E che dire dell’intelligenza artificiale? Anche qui in competizione con i creatori di Google, Bezos ha lanciato Alexia, sorta di robot domestico che nella prossima versione non si limiterà a parlare ma potrà anche ascoltare ed obbedire a comandi del tipo «Mi prenoti un taxi Uber?» oppure «leggimi l’agenda di oggi». Fantascienza? Pochi mesi fa un giudice dell’Arkansas ha voluto prendere visione di un robot Alexia che aveva filmato la scena di un omicidio. Amazon si è opposta opponendo il rispetto della privacy ma il caso si è presto risolto perché il proprietario ha dato il suo assenso. Sarà forse più complicato il contenzioso con il fisco italiano. La Guardia di Finanza ha contestato venerdì ad Amazon un’evasione fiscale per 130 milioni di euro a fronte di un fatturato di 2,5 miliardi dal 2010 al 2014. Un incidente di percorso comunque meno insidioso delle inchieste del New York Times sulle condizioni di lavoro del management della compagnia, sottoposto ad uno stress da manicomio, o delle proteste per il trattamento dei dipendenti dei vari magazzini sparsi in Europa, secondo le proteste degne di un bagno penale. Ma ci vuole ben altro per frenare la corsa del re dell’economia elettronica che ha messo a tacere anche chi accusava Amazon di crescere ma di non sapere fare utili. I risultati stellari che hanno spinto il titolo su del 4% hanno zittito i gufi: Amazon è in utile da otto trimestri su un fatturato che continua a salire a doppia cifra (35,7 miliardi negli ultimi tre mesi). E quelle che in passato apparivano spese costose o bizzarre, si sono trasformate in nuove forniti di profitto. È il caso della logistica, che ha fatturato 6,4 miliardi nell’ultimo trimestre (il 18% dei ricavi) trasportando merci anche per conto terzi. O il servizio di custodia delle merci (tariffe da 2 a 100 dollari) e la formidabile macchina per prenotazioni e sottoscrizione di servizi. Una sorta di piovra condannata a crescere, insomma. E ad arricchire Jeff Bezos che, come Bill Gates e Steve Jobs, ha cominciato la sua scalata in un garage.