Libero, 30 aprile 2017
Forza da bovini. Vacche e tori? Tranquilli e curiosi
Personalmente adoro i documentari sugli animali. Da piccola avevo anche delle videocassette, ne ricordo in particolare una sui leopardi africani. Oggi, con le moderne tecnologie, è possibile effettuare riprese incredibili, gli animali sono spiati senza il minimo disturbo. Così noi, seduti su comodi divani, viaggiamo in terre lontane per un paio di ore. Nella vita quotidiana, invece, io mi accontento di studiare e curare i cari bovini, prestando attenzione al loro comportamento. Un mio carissimo collega e maestro, la prima volta che entrai in stalla, mi disse di guardarmi sempre le spalle. Quello che si dice generalmente delle mucche è che sono animali tranquilli, a tratti docili; è vero, fino a prova contraria. L’anno scorso, nel mese di marzo, mi trovavo in una stalla per effettuare la valutazione del benessere animale. Con la mia cartelletta mi aggiravo tra le vacche in modo silenzioso, cercando di non disturbarle, ma suscitando in loro grande curiosità. L’ultimo settore da valutare era quello delle “asciutte”, ossia animali con la mammella a riposo e in attesa di partorire. Per sicurezza mi ero appostata su di una cuccetta, davanti a me una manza mi scrutava in modo insistente. Provai ad allontanarla con il braccio, senza risultato. Capii che non aveva intenzione di essere amichevole, anzi. Non so quanti millesimi di secondo siano trascorsi, io mi abbassai per spostarmi nella cuccetta vicina passando sotto al divisorio di ferro, ma la manza fu più rapida. Mi schiacciò contro la struttura di metallo, dalla testa al torace, e non aveva proprio voglia di cessare l’attacco. Ricordo di aver urlato e di essere miracolosamente caduta dall’altro lato della cuccia, lei si era allontanata. Un po’ malconcia e spaventata mi diressi verso l’uscita e conclusi la valutazione. Questi sono i bovini: animali quasi sempre tranquilli, curiosi delle novità, ma dalla mole imponente e pericolosa. I tori, oltre a pesare dieci quintali e più, con variazioni a seconda della razza, hanno anche una enorme carica di testosterone in circolo che li rende oltremodo temibili. Non mancano, a tal proposito, tragici episodi di allevatori uccisi proprio dal toro della stalla. Nell’antichità il toro era simbolo di virilità e potenza, mentre la femmina rappresentava la maternità e la fecondità. Alla dea greca Era, i cui simboli erano il pavone e la mucca, Omero attribuiva occhi bovini – stando all’epiteto boopis che compare nell’Iliade -, a sottolineare l’intensità del suo sguardo regale. Suggerirei ai lettori di sesso maschile di non seguire l’esempio di Omero: non sono certa che dire ad una donna di avere occhi bovini venga preso per un complimento! I bovini, domestici e selvatici, sono erbivori stretti, nutrendosi soltanto di erbe e vegetazione. A differenza del cavallo, anch’esso erbivoro, essi si classificano come ruminanti. Cosa significa questo? Innanzitutto il loro apparato digerente è formato da ben tre prestomaci, rumine, reticolo e omaso – se vi piace la trippa sapete di cosa sto parlando -, ai quali segue uno stomaco paragonabile al nostro. Quest’ultimo è fondamentale nel vitello, che ha un’alimentazione lattea per i primi mesi di vita, ma lascerà posto ai prestomaci man mano che la dieta diventerà vegetale. Nel bovino adulto, infatti, la capacità del comparto stomacale può arrivare a 180-200 litri, occupando i tre quarti della cavità addominale. Proprio dall’attività e dal giusto funzionamento di questi organi dipende la salute e l’accrescimento dell’animale. Il rumine è un organo molto particolare: possiamo immaginarlo come un universo parallelo, abitato da esseri microscopici che vivono in simbiosi mutualistica con il ruminante. Si tratta di batteri, protozoi e funghi anaerobi, piccoli aiutanti senza i quali il cibo ingerito non servirebbe a nulla. Infatti, essi sono in grado di attaccare le particelle vegetali liberando o sintetizzando autonomamente le sostanze nutritive che il corpo potrà utilizzare come energia, oltre che per la costruzione dei tessuti e delle ossa. Addirittura loro stessi si sacrificano fornendo una buona quota di proteine dal valore biologico elevato. Inoltre, la popolazione microbica fornisce gentilmente anche diverse vitamine all’organismo, ad esempio quelle del gruppo B, la vitamina C e la K. I prestomaci sono riccamente innervati e ciò permette loro di muoversi e contrarsi in modo coordinato e ad intervalli regolari. Il cibo ingerito viene mescolato e smistato, ma per essere pronto a proseguire nel vero stomaco e nell’intestino deve essere masticato più volte. Come una pallina da tennis, il foraggio semi lavorato dai microrganismi passa ripetutamente dal rumine alla cavità orale dove i potenti molari dei ruminanti lo triturano. Se vi dovesse capitare di incrociare su un pascolo delle rilassatissime bovine, noterete il movimento a macina delle loro mandibole, impegnate nella cosiddetta ruminazione. Esattamente come noi uomini, anche le vacche generano del gas durante la digestione, soprattutto metano e anidride carbonica. L’eruttazione, non così rumorosa come può esserlo talvolta la nostra, consente la loro fuoriuscita. La complessità di questo voluminoso apparato digerente, unitamente all’alimentazione e all’ambiente di allevamento, rende – ahimè – i bovini molto sensibili a malattie del metabolismo, dei piedi e della mammella. Molte volte il problema dell’animale è evidente e lo si cura di conseguenza. In altri casi l’unico segno visibile è un calo della produzione lattea o dell’appetito e stabilire la diagnosi può essere difficoltoso. La sfida, per me, è capire di che cosa hanno bisogno i pazienti per stare nuovamente bene.
***
LA SCHEDA
9 milioni Il numero di bovini allevati in Italia. In Europa il numero sale a 90 milioni (di cui 30 milioni di vacche) e in tutto il mondo diventa 1 miliardo e 300 milioni. Per rendere meglio l’idea: il 24% della superficie terrestre è occupato, direttamente o indirettamente, da bovini. In Australia, la popolazione bovina supera quella umana del 40%. In Sudamerica ci sono mediamente nove vacche ogni dieci persone
4.700.000 È il numero di bovini che ogni anno, all’incirca, si macellano in Italia, di cui la metà italiani e la metà importati. Nord, Centro e Sudamerica producono il 43% di tutta la carne bovina del mondo. L’Europa occidentale il 17%, la Russia il 18%.