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 2017  aprile 29 Sabato calendario

Aggiudicato! 250 anni di Christie’s cultura, gusto e collezionismo

Che cos’hanno in comune l’uovo di Fabergé chiamato Rothschild, il ritratto firmato Lucian Freud di un’impiegata che dorme sul divano e 12 bottiglie di Château Pétrus del 1945? Fanno tutti parte della storia di Christie’s, la prima casa d’aste del mondo, che ha appena festeggiato i propri 250 anni: era il 1766 quando James Christie tenne la prima vendita all’incanto nel suo salone londinese di Pall Mall. Lo ricorda un gran libro pieno zeppo di aneddoti, Aggiudicato!, appena tradotto in italiano da Phaidon. Basta aprirlo a caso e gli oggetti con un’anima e con molto da raccontare cominciano ad assediarti.
Oggetti storici
Ecco la perla Peregrina, un tempo parte della corona di Spagna, che Richard Burton comprò per Elizabeth Taylor e lei fece montare in un complicato gioiello da Cartier, aggiudicato a New York nel 2011 per 11 milioni 842.500 dollari. Ecco il Nudo disteso di Amedeo Modigliani, che esposto in una galleria parigina nel 1917 provocò la chiusura della mostra da parte della polizia; e a New York, nel 2015, fu venduto per 170 milioni e 405 mila dollari. Ecco l’abito indossato da Lady Diana quando ballò con John Travolta, il tubino nero di Audrey Hepburn, il vestito più che rivelatore con cui Marilyn Monroe augurò Happy Birthday al presidente Kennedy. E, tra leoni islamici di bronzo e disegni di Raffaello, giare della dinastia Yuan e macchine da scrivere placcate d’oro (una, in verità: quella su cui Ian Fleming compose i libri di 007), ecco il Gran Mogol dell’arte del 900, cioè quelle Femmes d’Alger – Version O di Picasso che, sempre nel 2015, di milioni di dollari ne spuntarono 179, stabilendo un record per il momento imbattuto.
Ci si accorge insomma che da Christie’s passa la storia della cultura e quella del costume; e naturalmente che seguendo il denaro, cioè la tipologia dei venditori e degli acquirenti, il loro profilo psicologico, la loro origine geografica, si può capire dove stia andando il mondo. Racconta Cristiano De Lorenzo, direttore di Christie’s Italia dal luglio 2016 dopo una lunga esperienza ad Hong Kong: «Il campo d’interesse, all’inizio, fu solo l’antiquariato: dipinti, mobili, gioielli, suppellettili. Solo nel 1892 ci si apre ai quadri contemporanei, che all’epoca peraltro costavano pochissimo». Aggiunge Mariolina Bassetti, l’affabile signora che di Christie’s Italia è presidente, oltre che direttore internazionale del reparto di arte moderna e contemporanea: «Le stesse denominazioni dei reparti cambiano, registrando un interesse sempre più spiccato per il contemporaneo, tanto che l’800 viene ormai scorporato dagli Impressionisti e accoppiato al 700». È alle viste anche una commistione virtuosa tra arte del nostro tempo e design, e soprattutto un’attenzione sempre più precisa, nell’allestimento delle aste, al gusto di un curatore: «La nostra – sottolinea Bassetti – non è solo un’impresa commerciale, lavoriamo per la cultura e in collaborazione con i grandi musei».
Il mercato globale
All’inizio compravano soltanto gli europei e, poi, i ricchi americani. Oggi sono gli asiatici e i cinesi in particolare il pubblico d’elezione, mentre «l’Europa è ormai un pozzo dove si pesca a piacimento». La valorizzazione crescente degli autori italiani del Novecento fa sì che il privato di Roma o di Torino che si trovi in casa, poniamo, uno Schifano da un milione «non riesca – spiega De Lorenzo – a reggere i costi dell’assicurazione e neppure a gestirlo nella propria vita quotidiana: dunque, lo vende». E questi misteriosi collezionisti asiatici come mai sarebbero? Ancora Bassetti: «Spesso di ricchezza recentissima, ma attenti, avidi di acculturarsi. Ricordo una coppia cinese, lui ex tassista che giocando in borsa è diventato padrone di due musei. Non parlavano una parola d’inglese ma leggevano, studiavano. Alla fine, tra gli altri, si sono comprati un Alighiero Boetti non dei più semplici». Gli arabi? Meno numerosi: ma, quei pochi, ricchi come Creso, e determinatissimi. I russi? Un po’ in disarmo dopo il crollo del loro petrolio. Ma la crisi che ha cambiato la faccia del pianeta come ha influito sul mercato dell’arte? «Dopo il disastro della Lehman Brothers i collezionisti sono stati fermi a guardare per qualche mese, ma poi le cose si sono rimesse in moto». Rincalza De Lorenzo: «Le valute sono tante, se una scende l’altra sale e compensa. Di crisi non parlerei».
Christie’s è diventata francese, parte della galassia Pinault. Ma resta inglese nel midollo: «La casa d’aste della regina», s’inorgoglisce Bassetti, e se è vero che la Brexit apre un’incognita «già si pensa alle due alternative, nel caso si dovessero pagare dei dazi o nel caso in cui i dazi non si dovessero applicare». Con sottile eleganza: «Restiamo sempre gentiluomini vestiti da mercanti, a differenza dei nostri concorrenti che sono mercanti vestiti da gentiluomini».