La Stampa, 29 aprile 2017
Amazon nel mirino della procura. «Ha evaso tasse per 130 milioni»
Anche Amazon non si sarebbe sottratta alla tradizione dei grandi gruppi del web in Italia: ricavi nel nostro paese e tasse (poche) nei paradisi fiscali. Secondo la Guardia di finanza, attraverso una «stabile organizzazione occulta», il gruppo guidato da Jeff Bezos avrebbe evaso 130 milioni di euro di Ires nel periodo 2009-2014. E questo a fronte di performance invidiabili certificate due giorni fa con l’annuncio di un primo trimestre 2017 da record con utili in crescita del 41% a 724 milioni di euro. Certo, stando alle contestazioni della Procura che da tempo ha un fascicolo aperto sulla società, così come su Google e prima ancora Apple, le tasse non sono un grande problema per questi gruppi. Ma Amazon smentisce seccamente: «Amazon paga tutte le imposte che sono dovute in ogni Paese in cui opera. Le imposte sulle società sono basate sugli utili, non sui ricavi, e i nostri utili sono rimasti bassi a seguito degli ingenti investimenti e del fatto che il business retail è altamente competitivo e offre margini bassi». In Italia, aggiunge la multinazionale, «abbiamo investito più di 800 milioni di euro dal 2010 e attualmente abbiamo una forza lavoro a tempo indeterminato di oltre 2.000 dipendenti».
Nel documento viene ricostruito il meccanismo attraverso il quale i ricavi italiani di Amazon avrebbero preso la strada del Lussemburgo, dove venivano fatturati. Il sistema ideato da Amazon sembra la fotocopia di Google, con alcune differenze come la destinazione geografica dei ricavi: per Google è l’Irlanda, per Amazon il Lussemburgo. La cifra contestata come presunta evasione riguarda cinque anni di attività, tra il 2009 e il 2014, ora il verbale è sul tavolo dei magistrati in vista di un eventuale chiusura della indagini (nel fascicolo si ipotizza il reato di omessa dichiarazione dei redditi) ed è stato trasmesso anche all’Agenzia delle entrate che potrebbe decidere di avviare un accertamento con adesione nei confronti di Amazon. Intanto Google è arrivata ormai a un passo dall’accordo e la settimana prossima dovrebbe chiudere il contenzioso versando una cifra che dovrebbe aggirarsi tra i 270 e i 280 milioni di euro.